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The Ruins of Beverast - Exuvia
30/12/2017
( 1127 letture )
Una delle perle dell’anno black metal che sta per concludersi arriva dal nord della Germania, in particolare da Aachen, città di residenza di quel Alexander Von Meilenwald da quasi un quindicennio mente e braccio dei The Ruins of Beverast, one man band affatto aliena alla pubblicazione di dischi di spessore. Un po’ a sorpresa forse, come detto non tanto per la proposta in sé, ennesimo gioiello di una corona che già in passato ha offerto lavori di altissimo livello, ma piuttosto per la -a tratti incomprensibile- non particolare popolarità del progetto (complice anche una militanza che, dagli esordi, lo vede legato alla Ván Records, piccola etichetta anch’essa teutonica) e una scena, quella tedesca, che di certo brilla ed è decisamente più nota e prolifica in generi altri dal black metal. Eppure, sapendo e volendo cercare, ciò che si trova è un vero tesoro.

Le sole sei tracce per quasi 70 minuti complessivi di minutaggio, sono un indizio. La presenza di una opener, l’omonima Exuvia, dalla durata di oltre un quarto d’ora, un altro. Alcuni primi ascolti consolidano i sospetti e forniscono la prova definitiva: Exuvia, nella sua raffinata ricercatezza, non è un album facile, né completamente fruibile o decriptabile in poco tempo, specialmente dall’orecchio di chi è meno avvezzo alle sperimentazioni. Exuvia è difatti un’opera sfaccettata, dove nulla è lasciato al caso e le atmosfere proposte hanno un fascino antico, spirituale, catartico (a tratti ipnotico, come in presenza di inserti di voci femminili), che sanno impressionare ed affascinare chi ascolta nelle loro crescenti esplorazioni di mondi sempre nuovi, misteriosi e quasi mistici. La quinta fatica sulla lunga distanza dei The Ruins of Beverast, seguendo il sentiero già marcato dall’EP Takitum Tootem! (di cui ritroviamo qui l’omonima traccia, seppur visibilmente rivisitata) uscito esattamente un anno fa, porta per altro un ulteriore evoluzione nello stile proposto da Von Meilenwald che, consolidate negli anni salde fondamenta sempre in equilibrio tra black atmosferico e doom metal, in questa sede va con coerenza e bilanciamento pressoché costante ad ibridarle moderatamente, modellando passaggi più epici, maggiormente avantgarde, o persino più aggressivi e vicini al death rispetto al passato. Un cambiamento calibrato ma manifesto, che ricalca a tratti il titolo: exuvia è infatti il termine utilizzato dai biologi per riferirsi ai resti di un esoscheletro dopo la muta di un artropode, che permettono agli studiosi di capire molto sull’animale che ha subito tale processo, il quale, dopo essersi liberato di tali resti, appare nella sua nuova forma, strettamente legata alla precedente, ma mai identica. Il risultato è quindi un album coese e coerente, all’interno di quale si nota la progressione rispetto ai suoi predecessori, e in cui si vive fin dalla prima intro una continuità intrigante, come se si stesse partecipando di persona ad un lungo rituale appartenente ad una cultura lontana, che si svolge in una lingua arcaica e che si segue senza sapere di preciso come continuerà o come si concluderà. Un rito che con il passare dei minuti svela tutta la sua unicità e la sua bellezza, tanto da far abbandonare in fretta ogni desiderio di anticipare gli eventi, portando conseguentemente chi vi assiste a lasciarsi semplicemente incalzare e sorprendere dal suo sviluppo. Un’esperienza che ha quasi dello sciamanico, con i peculiari vocals di Von Meilenwald a guidarci senza esitazione lungo la sua durata, e lontani eco, coadiuvati da frequenti ma fluidi strappi e cambi nel comparto ritmico (ora più rallentato e pesante, figlio dell’anima doom della band, ora più incisivo e pressante, a sviluppare il suo nucleo black e black/death) a creare suggestioni eroiche, angosciose, glaciali, intense, sempre fuori dalla realtà. Difficile descrivere singolarmente e nel dettaglio i capitoli che compongono quest’opera, quasi eretico volerli dissezionare uno ad uno quando lo scopo evidente di chi li ha forgiati e plasmati era quello di rapire chi vi si approcci per l’intera durata del lotto, obbiettivo centrato solamente grazie ad un songwriting solido, imponente e pressoché ineccepibile, nonché una produzione che ne va ben a supportare i punti di forza.

Per concludere, Exuvia, più che da descrivere, è da vivere sulla propria pelle. Per i fan del progetto The Ruins of Beverast, non è altro che una conferma del notevole valore e talento del suo mastermind, che con questo platter riconferma la sua maturità e capacità di modellare a suo piacimento i tanti elementi che vanno ad arricchire sempre più la proposta, mostrandoci inoltre come le cartucce a sua disposizione siano ben lungi dall’essere in via di esaurimento. Per tutti gli altri, specialmente se ascoltatori dotati di una buona dose di curiosità e di apertura all’inusuale, questo full-length saprà regalare moltissime sorprese anche con il passare degli ascolti, e difficilmente andrà a deludere o, peggio, ad annoiare. Indubbiamente non tra i più facilmente fruibili, ma senza alcun indugio uno dei migliori dischi del 2017 nel suo genere.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
92.87 su 8 voti [ VOTA]
Kuru
Domenica 7 Gennaio 2018, 18.38.42
10
Personalmente non mi sento di dargli un voto così alto, ma sono generalmente d'accordo con la bella recensione. voto 80
ObscureSolstice
Mercoledì 3 Gennaio 2018, 20.24.21
9
"cara ma quanto manca? quand'è che finisce? devo andare in bagno..."
Marco75
Martedì 2 Gennaio 2018, 14.09.07
8
@Pacino hahahaha difatti me lo stavo chiedendo anchio. Bel disco almeno a un primo ascolto
Graziano
Martedì 2 Gennaio 2018, 12.37.35
7
Ho Blood Vaults, ma ho sempre faicato ad apprezzarlo. Devo tentare nuovamente con questo nuovo album, che mi dicono tutti essere una spanna sopra.
sbobba
Lunedì 1 Gennaio 2018, 19.50.35
6
c'è anche un po' di doom quindi black doom è una definizione giusta. Lavoro straordinario e recensione magnifica. voto 90
Ad Astra
Domenica 31 Dicembre 2017, 12.35.36
5
Eccelso, onirico, sorprendere. Al limite della perfezione.
Doomale
Domenica 31 Dicembre 2017, 10.53.01
4
Meglio tardi che mai..😬. Un grande album, tra i migliori dell'anno nel campo e forse anche tra i migliori dei Ruins. Io penso l'etichetta ci possa stare, anche se me ne curo poco. Brava Elena, sempre ottimi album e articoli dalla tua penna. Voto 8,5 e qualcosina in più. Ormai una garanzia anche Lui.
Carmine
Domenica 31 Dicembre 2017, 9.29.47
3
Bel viaggio
Pacino
Sabato 30 Dicembre 2017, 21.51.41
2
Non è male il disco, voto 78
Pacino
Sabato 30 Dicembre 2017, 21.50.52
1
Cazzo è il Black Doom, mai sentito dire Black atmosferico?
INFORMAZIONI
2017
Ván Records
Black/Doom
Tracklist
1. Exuvia
2. Surtur Barbaar Maritime
3. Maere (On a Stillbirth's Tomb)
4. The Pythia's Pale Wolves
5. Towards Malakia
6. Takitum Tootem! (Trance)
Line Up
Alexander Von Meilenwald (Voce, Tutti gli strumenti)

Musicisti Ospiti
Michael Zech (Tastiera)
Paris Sadonis (Tastiera)
 
RECENSIONI
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