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Leathermask - Lithic
03/01/2018
( 43 letture )
I Leathermask sono una band proveniente dalla provincia di Trento, formatasi nel 2011 e arrivata quest’anno al debutto sulla lunga distanza dopo una demo pubblicata nel 2013. La band trentina propone un heavy metal classico con alcuni rimandi al thrash/speed più melodico e per quanto concerne il livello compositivo possiamo affermare che è davvero buono; infatti, i Nostri non hanno timore nel cimentarsi in brani che spesso superano gli otto minuti di durata e, anche grazie ad una buona perizia tecnica, riescono ad architettare il tutto pregevolmente. Lithic è un album che denota un buon gusto musicale, indubbiamente è un debutto che mette in mostra le potenzialità dei Leathermask, nonostante alcuni aspetti ancora da limare e sistemare a dovere.

Cyclops ha l’onore di aprire l’album, un breve intro arpeggiato si apre con una ritmica dal sapore thrash ma con una connotazione più heavy. Sin da subito le architetture dei riff di Alvise Osti si dimostrano vincenti, ben supportate dalla sezione ritmica composta da Federico Fontanari al basso e dall’ottimo Marco Gambin alla batteria. Il brano risulta lineare, ma con una buona armonia, mentre la voce di Valerio Luminati è incisiva, anche se in alcune parti necessita di più tecnica nonostante le buone potenzialità; la parte del solo è ben costruita e dimostra una buona tecnica. Il disco continua con un cavallo di battaglia della band, Motherfucker(s), che era già presente sulla demo e qui viene riproposto, riveduto e corretto. L’andamento è tipicamente thrash, il cantato discretamente teatrale crea una buona melodia, ma indubbiamente mancano alcune basi nei passaggi più tecnici, anche se è da premiare la volontà di esprimere una propria personalità, cosa senz’altro molto più difficile rispetto al “copiare” altri cantanti. I Leathermask tentano di avere una propria personalità, la ricerca di un sound autentico rende il tutto più complicato, ma a sua volta produce più interesse ed attenzione nell’ascolto. Led Mas è un’altro brano che era presente sulla demo ed anche qui il lavoro di perfezionamento è stato notevole; si tratta del pezzo più lungo del platter con i suoi nove minuti, sicuramente una scelta coraggiosa ma che viene premiata, anche se forse la prima parte è un po’ troppo lunga. La parte migliore del brano arriva verso la metà, con un lungo assolo, ben eseguito su una base tipicamente heavy per aprirsi nel bridge -che riporta alla mente alcune cose dei Savatage- fino ad una parte acustica molto bella e d’atmosfera supportata da un solo di pregevole fattura dove la tecnica di Alvise Osti è indubbia. La parte finale, invece, è un crescendo quasi anthemico, davvero un’ottima prova. L’incipit di Inside-Burnt Generation è tipicamente speed metal, l’inizio è veloce e tagliente con un suono corposo e potente ben supportato dalla doppia cassa e da passaggi ritmici davvero notevoli per tutta la durata del brano. In contrapposizione troviamo A Blasted Heath, nella quale i Leathermask offrono l’ennesima buona prova compositiva anche grazie ai vari cambi di tempo. Buoni i cori e tutto il lavoro chitarristico, mentre l’architettura del brano è ben congegnata fino al solo, per rallentare drasticamente riprendendo il refrain iniziale. Verso la conclusione abbiamo una lunga parte acustica con un Valerio Luminati davvero ispirato col suo cantato emozionante e un’armonia veramente pregevole. La conclusiva Noise nella parte iniziale si discosta leggermente dalle coordinate della band, l’andamento è lento e pesante con la voce che in questo caso risulta più aggressiva. La parte centrale è un lungo solo composto da scale e bending di ottima fattura con una punta di flanger che si allaccia ad una repentina accelerazione chiudendo il tutto in fade out con il recitato da parte di Valerio Luminati.

Lithic è indubbiamente un buon debutto, i Leathermask hanno tutte le carte per potersi ulteriormente migliorare, i brani hanno dalla loro una buona costruzione e la tecnica individuale dei musicisti è di tutto rispetto. Note dolenti sono una produzione non proprio all’altezza, con la voce che spesso è troppo alta rispetto al resto risultando un po’ troppo isolata, e una pronuncia dell’inglese che in alcuni casi è davvero troppo italica. I ragazzi della Valsugana hanno ancora un ottimo margine per migliorarsi e riuscire a dare ancora più personalità alla loro proposta, ma già adesso sono assolutamente promossi.



VOTO RECENSORE
71
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Sleaszy Rider Records
Heavy
Tracklist
1. Cyclops
2. Motherfucker(s)
3. Struggle
4. Lede Mas
5. Inside-Burnt Generation
6. A Blasted Heath
7. The Dusk
8. Noise
Line Up
Valerio Luminati (Voce)

Alvise Osti (Chitarra)

Federico Fontanari (Basso)

Marco Gambin (Batteria)
 
RECENSIONI
70
 
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