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Habitual Sins - Personal Demons
03/01/2018
( 186 letture )
Personal Demons è il disco di esordio degli americani Habitual Sins, uscito nel 2017 per l‘etichetta discografica tedesca Pure Steel Records. L’album presenta un interessante mix di heavy classico di stampo ottantiano, infarcito da soluzioni che richiamano il doom più profondo ed oscuro. Una proposta che si evidenzia per l’alto tasso tecnico dei musicisti impegnati, decisamente sopra le righe e non di facile ed immediata assimilazione. Se si va meglio ad indagare, notiamo innanzitutto che tra le fila della band di Pittsburgh spicca la presenza di membri degli Icarus Witch (interessante band dell’underground USA) e ci riferiamo in particolar modo al polistrumentista Matthew Bizilia, in evidenza qui principalmente per le parti vocali, ma impegnato anche nella registrazione delle parti ritmiche di batteria e basso, nonché dell’ottimo Steve Pollick alla chitarra e alle tastiere. Come se non bastasse, ad elevare ulteriormente il tasso tecnico della proposta degli Habitual Sins, si nota la presenza di Jim Dofka, talentuoso chitarrista con all’attivo diversi dischi con il monicker Dofka e svariate collaborazioni con diverse band in sede live. Non stiamo quindi parlando di musicisti alle prime armi, ma al contrario di gente con esperienza da vendere, talento nonché tanta passione.

Queste caratteristiche emergono fin da subito con la malefica Ravens: ci troviamo di fronte, come detto, ad un connubio di suoni che si strutturano su una base chiaramente legata alla tradizione heavy anni 80, ma che si impreziosisce di molteplici influenze riconducibili ai migliori Black Sabbath, passando per lo US Metal dei Metal Church ed il doom dei Candlemass. Qualità che emergono molto bene in tutto l’album, il quale, per complessità compositiva, meriterebbe un’approfondita analisi puntuale per ogni singolo brano. Per ovvi motivi di sintesi, poniamo l’accento in particolare solo su alcuni episodi, come per esempio, oltre alla già citata Ravens, Far Beyond Hades e Watch the Fire Rise, accomunate da una sensazione malefica esaltata da un lavoro chirurgico delle chitarre in grado di disegnare delle melodie che inquietano e disturbano emotivamente l’ascoltatore. Sensazioni alimentate ulteriormente dalla graffiante e ruvida voce di Matthew Bizilia, che pare esca direttamente dall’inferno. Notevoli di menzione sono inoltre Kiss of Shame e la conclusiva When the Inquisition Calls che, grazie ad un’andatura complessivamente più sostenuta, chiude un album che farà sicuramente la gioia dei metalheads di vecchia scuola.

Intrigante è l’aggettivo che forse meglio sintetizza l’esordio degli Habitual Sins, album fatto di atmosfere sulfuree, oscure e profonde, ma allo stesso tempo ricche di energia e pathos. Come già detto, ci troviamo di fronte ad un disco non banale, molto ragionato -forse troppo- e per questo non di semplice ed immediato ascolto. Discreta la registrazione, ben bilanciata su voce e chitarre, che, senza strafare, dona un sentore di genuinità. Personal Demons necessita di svariati ascolti, anche distanziati nel tempo, per poterne apprezzare il valore e, seppur la prima impressione potrà lasciarvi una sensazione di fatica, non fatevi ingannare ed insistete.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Pure Steel Records
Heavy
Tracklist
1. Ravens
2. The Djinn
3. Far Beyond Hades
4. Watch the Fire Rise
5. The Prince of Wallachia
6. Kiss of Shame
7. I Pray for You
8. Forever Be Tormented
9. Down Here in Sodom
10. When the Inquisition Calls
Line Up
Matthew Bizilia (Voce, Basso, Batteria)
Jim Dofka (Chitarra)
Steve Pollick (Chitarra, Tastiere)
 
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