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Warrior Soul - Drugs, God and the New Republic
06/01/2018
( 780 letture )
Nel 1991 i Warrior Soul erano lanciatissimi, l’esordio Last Decade Dead Century aveva ottenuto un esaltante successo di critica e, anche se le vendite non erano a livelli stellari, la band era stata salutata da molti come la next bigt thing americana. La vena anarchica dei testi e la voce graffiante del cantante Kory Clarke unite ad un sound che mescolava l’hard rock stradaiolo dei Guns n’ Roses ad un metal più oscuro di ispirazione sabbathiana, forti influenze post-punk (non dimentichiamoci che il batterista Paul Ferguson, qua sostituito da Mark Evans, aveva militato a lungo nei Killing Joke) ad una generale attitudine punk, rendono tuttora la produzione firmata Warrior Soul un unicum della storia del rock che merita senz’altro di essere riscoperto, almeno per quanto riguarda i primi tre capitoli della loro produzione, bruscamente interrotta nel 1995 a causa di un litigio fra Clarke e Riccio.

Basta solo Intro a ribadire di che pasta sono fatti i Warrior Soul: batteria pestante e incisiva (Evans è un batterista molto più adatto al genere di quanto lo fosse il pur bravo Ferguson) e ritmo in crescendo all’urlo arrembante di We are the governament! We are the governament! La punkeggiante cover di Interzone, uno dei pezzi più sottovalutati dei Joy Division, rivela l’ampio spettro di influenze della band, oltre a non sfigurare rispetto all’originale. Con questo rifacimento Clarke e compagni si prendono il merito di aver fatto conoscere a molti ragazzi degli anni novanta una band che non aveva ancora completamente acquisito lo stato di culto che ha adesso. La title track apre delle sparute note di chitarra che per certi versi ricordano Love, Hate, Love degli Alice In Chains, uscita lo stesso anno, e in generale l’intera canzone sembra guardare molto verso il nascente grunge. Non è un caso che il magnifico assolo di John Ricco e la successiva parte acustica ricordino tantissimo lo stile che Jerry Cantrell nello stesso periodo stava perfezionando e facendo suo. I Warrior Soul sono stati sicuramente fra i gruppi ispiratori della frangia più pesante del grunge e troppo spesso questo non gli viene riconosciuto. E se Jump For Joy si perde troppo in una ripetitività che poteva essere facilmente evitata, The Answer è una tirata punk metal che ha qualcosa dei primi Soundgarden e Hero è una semi-ballad sentita e commovente in cui spicca anche il basso di Peter McClanahan, forte di un ritornello di grande presa e dell’ennesimo assolo di fattura altissima da parte di Ricco. Ma la vera perla di War, Drugs and the New Republic è la penultima The Wasteland, da annali anche solo per una piccola parte del testo che oggi, dopo venticinque anni, è attuale più che mai:

Pay you money to the landlord
Donald Trump is just a money whore
Under my bed there’s a baseball bat
The goddamn taxes gonna break my back


L’album si chiude con un altro degli episodi migliori: Children of the Winter, vera e propria opera-rock, con tanto di arrangiamenti leggermente più ricercati rispetto al resto dell’album, che chiude questo secondo capitolo della trilogia con il botto.

L’album non ottenne il grande successo sperato, pur mantenendosi su livelli elevati, stavolta anche la critica si dimostrò, a ragione, leggermente più fredda rispetto all’anno prima. I Warrior Soul furono progressivamente messi da parte e oscurati anche a causa della loro difficile collocazione in un genere ben preciso, troppo legati ad un’estetica ancora vagamente glam e ad un suono hard’n’heavy per rientrare nel movimento grunge, tropo punk per piacere a chi era ancora legato alle band hair metal e AOR. La vena politica dei meravigliosi testi di Clarke non li ha di certo aiutati, anzi li ha resi anticipatici a molti benpensanti americani. God, Drugs and the New Republic, nella trilogia iniziale della band, è spesso l’album che viene considerato di meno, e in un certo senso è giusto che lo sia. È inferiore all’inarrivabile esordio Last Decade Dead Century e al successivo Salutations From the Ghetto Nation, ma si tratta comunque di un lavoro notevole, che non lesina nell’abituale aggressività del gruppo: la voglia di mandare tutto e tutti affanculo è palpabile e questo non può che far piacere. Probabilmente ha influito sulla buona riuscita un’eccessiva voglia di dare un seguito immediato al successo che aveva ottenuto l’esordio, come confermano alcuni filler piuttosto evidenti (Real Thing, My Time, Man Must Live As One) e l’eccessivo appoggiarsi all’estro solista di John Ricco, vero mattatore di maggior parte dei pezzi, invece di puntare sull’elaborazione di un riffing più ricercato o sulla costruzione di una forma-canzone meno canonica che desse all’album quella varietà che gli manca. Inoltre a questo periodo si fa risalire l’inizio dei dissapori con la Geffen, che mal sopportava la vena da piantagrane della band e rea, secondo Clarke, di non promuovere adeguatamente la band (sospetto confermato dalla scelta disastrosa di affiancarli in tour nel 92 con i Queensryche, praticamente l’esatto opposto della band di Detroit). Più tempo e un lavoro di cesellamento maggiore avrebbero reso quest’ottimo album il capolavoro che purtroppo non è.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
88.5 su 4 voti [ VOTA]
Andy
Martedì 17 Luglio 2018, 13.13.28
12
....non pensavo che cosi' tanta gente conoscesse i warrior soul....io da ragazzino di 16 anni in quegli anni rimasi impressionato dalla carica espressa dal singolo wasteland in rotazione perfino sulla cara emittente italiana VIDEOMUSIC!!!! ...questo e salutation sono due album veramente impegnati e riusciti anche dal lato musicale....loro erano i veri alternativi per me non il grunge che fu solo un fenomeno di costume!!!....Fino a qualche anno fa per il bellissimo destroy the war machine Kory era ancora in forma...l'anno passato per la data in quel di trieste ha dimostrato di essere un fallito drogato sbronzo...non e' mica riuscito a cantare una sola canzona...ogni 2 minuti si sdraiava sul palco....che figura di m...a!!!!...un artista rispettoso del suo pubblico non dovrebbe mai trovarsi in quelle condizioni...peccato perche' ha dato tanto alla musica rock alternativa!!!!
Bordy
Lunedì 30 Aprile 2018, 11.09.02
11
Altra gemma non completamente compresa dai più ma grande lavoro con un'anima incredibile ed un sound leggendario. Degno successore del primo grande capolavoro della band!
Graziano
Giovedì 11 Gennaio 2018, 19.02.53
10
Son contento siano tornati a fine 2017 con un buon album. A me sinceramente piacque più questo che il primo, essendo più metal e meno punk. Salutations è un piccolo capolavoro. Tra i Warrior Soul e gli splendidi Living Colour (anch'essi con testi impegnati) l'inizio degli anno novanta ha davvero regalato delle gemme sepolte da riscoprire..
duke
Lunedì 8 Gennaio 2018, 23.13.12
9
gran disco....fa piacere che c'e' qualcuno che si ricordi ancora di questa talentuosa band...
dead again
Domenica 7 Gennaio 2018, 13.15.49
8
grandi, immensi e anche l' ultimo uscito a fine anno non scherza......
InvictuSteele
Domenica 7 Gennaio 2018, 13.06.45
7
Una delle migliori hard rock band degli anni 90, scomodi e sottovalutati per via della forte critica sociale dei loro testi. Questo è un signor disco, hard rock, street, punk, grunge, per un mix di alternative metal devastante. Adoro tutti i loro album, il successivo sarà il loro migliore, ma anche quello dopo, più psichedelico. Voto 80
lux chaos
Sabato 6 Gennaio 2018, 22.19.19
6
Gran bella band, gli preferisco il precedente e il capolavoro SFTGN, ma anche questo è un ottimo lavoro
Korgull
Sabato 6 Gennaio 2018, 14.55.10
5
Non il loro lavoro che preferisco ma cmq un album che sprigiona disagio, rabbia e desiderio di rivalsa. Una delle band anti-fighetti per eccellenza
Galilee
Sabato 6 Gennaio 2018, 14.33.15
4
Una delle mie band preferite, visto almeno 3 volte del vivo. Kory è il frontman definitivo. Ci ho pure giocato una partita a calciobalilla assieme. I primi 3 dischi per me sono legge. Ma anche il resto non è da meno. Tra l'altro è appena uscito l'ultimo che spacca. Yeah
tino
Sabato 6 Gennaio 2018, 13.30.16
3
Avevo la cassetta registrata all'epoca sicuramente da riscoprire visto che saranno vent'anni che non lo sento
Rob Fleming
Sabato 6 Gennaio 2018, 11.24.53
2
Album freddo, glaciale, che mette a disagio con alcuni pezzi tra i più belli ma i composti dal gruppo come The Westland e Children of the Winter. Magnifica la cover di Interzone. Ma, come dice @Turbozauro, il loro capolavoro assoluto, anzi uno dei capolavori degli anni '90, sarà il successivo Salutations from the Ghetto Nation
Turbozauro
Sabato 6 Gennaio 2018, 10.54.03
1
Band sottovalutatissima. Il successivo Salutations... è un capolavoro.
INFORMAZIONI
1991
Geffen Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Intro
2. Interzone
3. Drugs, God and the New Republic
4. The Answer
5. Rocket 88
6. Jump For Joy
7. My Time
8. Real Thing
9. Man Must Live As One
10. Hero
11. The Wasteland
12. Children of the Winter
Line Up
Kory Clarke (Voce)
John Ricco (Chitarra)
Peter McClanahan (Basso)
Mark Evans (Batteria)
 
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