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Siege - Drop Dead
06/01/2018
( 270 letture )
Un titolo che raffigura la soglia estrema, il limite invalicabile e, contestualmente, la negazione più assoluta: quella nichilista, quella che, nello slang, coincide con l'inesorabile fine. Un moniker, Siege, che assume da solo il senso di ribellione e di carica. Il tutto impacchettato in uno dei primi veri artwork dell'estremismo D.I.Y. tuttora in voga, fatto di fotocopie ad alto contrasto, fotografie di ossari, guerre e bombardamenti. E la continua, imperitura celebrazione di un album imperfetto, opera omnia di chi è esistito meno di venti mesi e, proprio per questo motivo, del tutto compiuto: nell'aggressività punk ineguagliata all'epoca (forse accostabile solo ad altre meteore impazzite come i compaesani Deep Wound o gli svedesi Asocial); nel nichilismo irrefrenabile di quattro compagni delle superiori che, lungo la loro carriera, si sono potuti esibire live solo cinque volte (incluso il passaggio sulle reti televisive locali nonostante la squalifica alla “Battle of the Bands” e il commiato al CBGB di spalla ai Necros); nei testi politicizzati e nell'adesione a movimenti anti-repubblicani, anti-razziali, anti-militaristi, no-nuclear e con una leggera spruzzata di straight-edge. Più Discharge dei Discharge, più hardcore della loro Boston Crew (la stessa degli idoli e consanguinei di prima generazione SS Decontrol e Jerry's Kidz) e con una viscerale ed ultra-esplicita bramosia per il rumore.

Drop Dead è originariamente il titolo di una release in cassetta, auto-prodotta in qualche centinaio di esemplari, che ha infettato gli stereo di tutto il mondo e ha diffuso il primo letale vagito di grindcore, come facilmente desumibile dai tributi e dalle menzioni espresse da pionieri del genere quali Napalm Death, Repulsion o Heresy. Sei brani per quasi 18 minuti di musica, registrati nel febbraio del 1984 ai Radiobeat. O meglio, cinque bordate di hardcore inflessibile e senza fronzoli nei dieci minuti che includono: la opener Drop Dead, ossia il più diretto e inaspettato cazzotto sui denti della storia del Rock; la deviata Conform e i suoi repentini cambi di tempo e di umore; i trenta secondi frammentati di Life of Hate; l'inno hardcore Starvation, fatto di velocità e di vocals ben scandite; il caos totalmente senza freni di Armageddon. E i conclusivi otto minuti di noise stonato e rallentato della eccentrica Grim Reaper, esperimento che richiama alle inflessioni hippy e avanguardiste della Coast opposta, salvo le voci al vetriolo del compianto Mahoney, i suoi echi e i suoi gorgheggi di sassofono.

Un mordente e una miscela di suono e di tritolo che mai correranno il rischio di risultare stantii o sorpassati. E idem per il trittico che va a completare, in ordine più o meno definito e con o senza ulteriori appendici, le reissues, i re-masterings, le compilations, le anniversary, ufficiali e non, che hanno permesso il mantenimento in vita del culto. Tre macigni che godono della maturazione del songwriting unito all'inasprimento delle lyrics e al loro sputarle al mondo: apparse sulla compilation Cleanse the Bacteria del 1985, prodotta dalla label di Pushead dei Septic Death, Sad But True, Cold War e Walls non hanno mostrato la minima difficoltà ad entrare di petto nella leggenda.

Nulla altro da aggiungere. Salvo qualche nota biografica: due sono state le reincarnazioni dei Siege: la prima, a inizio anni 90, con Seth Putnam dietro il microfono e tanto di registrazioni semi-perdute e reperti tra la memorabilia e l'occulto; la seconda, recente, già sbarcata varie volte in Europa, che vedeva Williams e Habelt coadiuvati da veterani più o meno conosciuti della scena, oltre a vari cammeo da urlo: Chris Dodge, Matt Harvey, Bob Otis e John Zorn, giusto per citare qualche mito terrestre.

Dress the same, be accepted
Your true self might be rejected
Afraid to try something new
Afraid of what others think of you



VOTO RECENSORE
91
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
Galilee
Sabato 6 Gennaio 2018, 14.39.35
3
Disco seminale fondamentale e super must per chiunque ascolti un certo genere di musica. Però voto esagerato se paragonato ad altri capisaldi del genere palesamente piu importanti che qui non raggiungono l'80 nemmeno col binocolo. Quindi insomma.... Però la recensione è doc.
d.r.i.
Sabato 6 Gennaio 2018, 14.03.31
2
Bella recensione hai detto tutto. Una palata in faccia!
LAMBRUSCORE
Sabato 6 Gennaio 2018, 10.48.31
1
Bella rece, questo disco è davvero estremo, considerato l'anno di produzione, per me voto giusto. Anzi, un po' meno, perché non amo l'ultima traccia, per me non ha senso, il resto è storia. 85.
INFORMAZIONI
1984
Autoprodotto
Hardcore
Tracklist
1. Drop Dead
2. Conform
3. Life of Hate
4. Starvation
5. Armageddon
6. Grim Reaper
7. Sad But True (bonus track)
8. Cold War (bonus track)
9. Walls (bonus track)
Line Up
Kevin Mahoney (Voce, Sax)
Kurt Habelt (Chitarra)
Henry McNamee (Basso)
Rob Williams (Batteria)
 
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