Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Rome in Monochrome
Away from Light
Demo

Arch Echo
Arch Echo
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

23/04/18
NO FUN AT ALL
Grit

23/04/18
SHRINE OF THE SERPENT
Entropic Disillusion

26/04/18
AETRANOK
Kingdoms Of The Black Sepulcher

27/04/18
TOTALSELFHATRED
Solitude

27/04/18
SPITEFUEL
Dreamworld Collapse

27/04/18
DRAKKAR
Cold Winters Night

27/04/18
BLOOD TSUNAMI
Grave Condition

27/04/18
FACING THE ORACLE
Haunted One

27/04/18
MIDAS FALL
Evaporate

27/04/18
FOREIGNER
Foreigner With The 21st Century Symphony Orchestra & Chorus

CONCERTI

22/04/18
ROSS THE BOSS
CIRCOLO COLONY - BRESCIA

22/04/18
NE OBLIVISCARIS + ALLEGAEON + VIRVUM
DAGDA LIVE CLUB - RETORBIDO (PV)

24/04/18
ROGER WATERS
UNIPOL ARENA - BOLOGNA

24/04/18
DARK TRANQUILLITY + EQUILIBRIUM + BLACK THERAPY + MIRACLE FLAIR
LARGO VENUE - ROMA

25/04/18
DARK TRANQUILLITY + EQUILIBRIUM + BLACK THERAPY + MIRACLE FLAIR
LIVE CLUB - TREZZO SULL'ADDA (MI)

25/04/18
CRASHDIET
LEGEND CLUB - MILANO

26/04/18
DARK TRANQUILLITY + EQUILIBRIUM + BLACK THERAPY + MIRACLE FLAIR
ZONA ROVERI - BOLOGNA

26/04/18
ENSIFERUM + EX DEO
LIVE CLUB - TREZZO SULL’ADDA (MI)

26/04/18
SPOIL ENGINE + LOSTAIR
CIRCOLO SVOLTA - ROZZANO (MI)

26/04/18
DEE CALHOUN + LOUIS STRACHAN
BLUE ROSE CLUB - BRESSO (MI)

Isis - In the Absence of Truth
06/01/2018
( 564 letture )
Il 2006 è un anno complicato per gli Isis. Sin dall’uscita di Panopticon (2004) i nostri hanno visto incrementare la propria fama a dismisura, ma in quell’anno, anche grazie al tour con i Tool di 10,000 Days, la loro popolarità raggiunge livelli senza precedenti, mettendo sempre più in discussione la riservatezza di un gruppo non propriamente a suo agio con il successo e tutto ciò che esso comporta. I concerti di agosto e settembre in giro per il Nord America come spalla di Keenan e soci servono a promuovere il nuovo disco, che uscirà poi a fine ottobre. In the Absence of Truth non è solo il successore di quello che è considerato il capolavoro della band, ma è anche figlio di una situazione confusa per i suoi componenti, che nelle fasi di scrittura e registrazione si trovavano in parte a New York e in parte a Los Angeles. Alcuni di loro si diranno poi delusi o insoddisfatti del prodotto finale, ritenuto troppo individuale e poco coeso; inoltre, saranno generalmente tutti concordi nel dire di non essere riusciti a tirare fuori il massimo dalle tante idee di base e che si potesse fare molto meglio.

Musicalmente, In the Absence of Truth risulta più diretto rispetto a Panopticon, non tanto nella costruzione dei singoli brani, sempre molto liberi nella struttura, quanto per la presenza di riff potenti e melodie non troppo articolate, lontane anni luce dalle armonie spigolose dell’album precedente. Se su questo piano può essere quindi considerato un passo indietro per la band, a livello testuale siamo ai massimi livelli. Non solo il cantato pulito sgraziato di Aaron Turner migliora ancora: i testi da lui scritti sono splendidi e riescono, tra ermetismi e riferimenti letterari, ad arrivare al cuore dell’ascoltatore con la sola forza di parole intime ed immagini primordiali. Il suo animo mistico, romantico e pessimista qui raggiunge forse l’apice espressivo.

Pur con le differenze evidenziate sopra, l’inizio è in pieno stile ISIS. Wrist of Kings è un saliscendi esemplare, curato nei minimi dettagli da una produzione sopraffina. Il connubio tra post-rock e metal è perfetto, come il canto di Aaron, che sul finale si esalta con un growl rabbioso e disperato. Il testo unisce in maniera brillante storia e filosofia, toccando probabilmente anche temi politici, sebbene l’autore abbia sempre negato i legami tra i suoi testi e la politica. Il basso di Jeff Caxide, elemento fondamentale nel sound della band americana, entra subito di prepotenza in Not in Rivers, But in Drops dopo esser stato lasciato un po’ in disparte nella traccia d’apertura. Si sentono i primi echi Tool, anche se meno invasivi di quanto è stato detto da alcuni; il basso effettato, il suo dialogo musicale con la chitarra, la batteria tribale che si sentirà spesso nel prosieguo dell’album sono tutti elementi di scuola Tool, ma i nostri mantengono chiaramente la loro identità e non escono mai dal sentiero da loro tracciato. Le parole sembrano ancora evocare la figura del re, o forse addirittura Dio, in relazione a tutto il male che è stato fatto sulla Terra dai conflitti e dalle guerre. Con Dulcinea si cambia registro ed esce tutta la sensibilità romantica del cantante, che richiama la donna amata da Don Chisciotte, mai vista e solamente immaginata, per la quale si batte contro nemici inesistenti. Il sognatore non è pazzo, è il più sano tra tutti gli uomini; l’amore sembra poter essere salvifico per l’essere umano, anche quando unicamente frutto della fantasia. La seconda metà del brano è totalmente strumentale, composta da un climax splendido che offre sensazioni uniche e lascia senza parole. Over Root and Thorn, uno dei brani più particolari del lotto, è introdotto dai primi veri apporti elettronici di Bryant Clifford Meyer, che spianano la strada a un lungo delirio strumentale, sigillato da poche ma significative parole che rimandano alla natura, elemento molto temuto da Turner. Il pezzo risponde in pieno alla volontà degli Isis di non abbracciare alcun canone e di comporre seguendo le proprie sensazioni, con assolutà libertà e nessun limite preposto.

1000 Shards riporta il basso al centro dell’attenzione, pronto a sorreggere le chitarre a tratti psichedeliche di Aaron Turner e Michael Gallagher, ma il pezzo non aggiunge molto all’opera, se non uno dei testi più indecifrabili del concept; anche dopo ripetuti ascolti, necessari per apprezzare un lavoro poco immediato che sulle prime può sembrare disorganico e talvolta raffazzonato e che invece si rivela in un momento successivo potentissimo, non riesce a decollare. La breve All Out of Time, All Into Space ricorda gli interludi di neurosisiana memoria, raccordi a volte necessari per passare da un brano all’altro. Dall’inquietudine ambient si passa a un forte dualismo tra rabbia e malinconia con Holy Tears, che inserisce la figura amorosa di Dulcinea nell’immaginario sacro dal quale prima era tenuta distante. Nonostante sia stato uno dei pezzi più suonati dal gruppo nei concerti, è uno dei meno interessanti; poco accattivante e un po’ stanco, rende però comprensibile l’insoddisfazione degli ISIS, che senza dubbio dal vivo riuscivano a rendere il brano molto meglio di quanto non avessero fatto su disco. Con le due tracce conclusive viene resa manifesta una delle influenze maggiori nel processo di scrittura dell’album, Ḥasan-i Ṣabbāḥ, un religioso persiano a capo dei Nizariti, setta di musulmani sciiti, le cui gesta sono conosciute solo tramite autori persiani, dal momento che sono andate perdute le sue autobiografie. Aaron pone particolare attenzione sul giardino Firdous e Bareen, situato nella sua fortezza ad Alamut, un paradiso in terra dove si dice venissero reclutati i suoi assassini, convinti a servirlo ciecamente attraverso l’uso di droghe. Il penultimo brano, intitolato proprio Firdous e Bareen, è il meno convenzionale di tutto In the Absence of Truth, sin dal suo incipit percussivo, merito dell’ospite Troy Ziegler (anche alla chitarra acustica), che insieme alla batteria dell’estroso Aaron Harris traghetta l’ascoltatore in un’allucinazione molto vicina all’incubo. Le chitarre nella prima parte sono spogliate della loro funzione ritmica o solista per divenire un qualcosa di indefinito e intoccabile; nella seconda si librano in arpeggi sognanti, ravvivando un poco l’atmosfera ansiogena del brano. L’esperimento è interessante, ma la vera perla è la conclusiva Garden of Light, che descrive il risveglio di una recluta nel ‘giardino di luce’, accolto da canti e danze celestiali. Pensando di essere morto trova conforto nel volto di Sabah, suo salvatore, suo Dio, al quale non può che sottomettersi. L’atmosfera è perfetta, le sue dinamiche rendono il tutto ancora più imponente a livello emotivo, culminando nel finale strumentale, emblema perfetto della purezza ma anche un abbandono totale al nichilismo. Non poteva esserci epilogo migliore di questo.

A In the Absence of Truth manca la grandezza delle due opere passate, gemme indimenticabili capaci di lasciare il segno nel mondo del post-metal e del post-rock. Contestualizzato nella discografia degli ISIS può essere considerato un album minore, ma è un lavoro di una classe impressionante e pieno di canzoni che la maggior parte dei gruppi metal e extra-metal pagherebbero per scrivere. Un disco imperdibile, come tutta la restante produzione della band di Aaron Turner.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
90.33 su 6 voti [ VOTA]
Ubik
Lunedì 26 Marzo 2018, 16.35.53
7
-Armadillo: Sarò sordo, posso accettarlo. In questo disco merita veramente solo Garden, il resto come già detto è piacevole e ascoltabile ma dimenticabile e con poco mordente emotivo, non mi pare un insulto. Tra questo e Oceanic c'è un abisso, qui sembrano una band nella media. Considerando che darei 85/90 a Oceanic, il 70 a questo disco è un ottimo voto essendo un episodio minore. Questo poi se lo mangia anche Celestial.
armadillo
Lunedì 15 Gennaio 2018, 14.31.08
6
@ubik - mi sa che va troppo di moda dire che panopticon e oceanic siano migliori. Se di questo disco pensi che solo garden of light meriti e che il resto sia solo godibile vuol dire che sei sordo
Ubik
Venerdì 12 Gennaio 2018, 14.06.18
5
Bella recensione di un buon disco. Un 70/75 lo merita anche solo per Garden of Light, il resto è godibile e sicuramente piacevole ma non brilla più di tanto. Oceanic e Panopticon sono altra roba
armadillo
Martedì 9 Gennaio 2018, 15.42.57
4
80 gli va stretto, almeno 85. Solo holy tears vale il prezzo del disco
marmar
Lunedì 8 Gennaio 2018, 7.48.32
3
Concordo con la recensiona, è un gran bel disco, anche se non all'altezza di " Oceanic" e "Panopticon", più profondi e personali, comunque parliamo sempre di grande musica. Grandi Isis!
InvictuSteele
Domenica 7 Gennaio 2018, 12.59.43
2
Straordinario come tutta la discografia di quella che considero la più grande post metal band al mondo. Peccato per lo split. Voto 85
entropy
Sabato 6 Gennaio 2018, 19.24.12
1
Bellissimo
INFORMAZIONI
2006
Ipecac Recordings
Post Metal
Tracklist
1. Wrist of Kings
2. Not in Rivers, But in Drops
3. Dulcinea
4. Over Root and Thorn
5. 1,000 Shards
6. All Out of Time, All Into Space
7. Holy Tears
8. Firdous e Bareen
9. Garden of Light
Line Up
Aaron Turner (Voce, Chitarra)
Michael Gallagher (Chitarra)
Bryant Clifford Meyer (Chitarra, Elettronica)
Jeff Caxide (Basso)
Aaron Harris (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Caleb Scofield (Voce nella traccia 5)
Charley Turner (Voce nelle tracce 2 e 7)
Troy Ziegler (Percussioni e chitarra acustica nella traccia 8)
 
RECENSIONI
80
92
88
82
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]