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The Ruins of Beverast - Unlock the Shrine
06/01/2018
( 685 letture )
Prima di diventare mastermind e unico talento dietro al monicker The Ruins of Beverast, Alexander von Meilenwald non era di certo stato a lungo con le mani in mano. Come gli appassionati di black metal teutonico ben sapranno, le sue doti di musicista erano infatti già state messe a lungo a servizio di un altro progetto (altrettanto inspiegabilmente poco noto) con sede nella sua natia Aquisgrana (città altresì nota come Aachen), i Nagelfar, di cui fu fondatore e in cui militò come batterista per quasi un decennio. Chiusa data parentesi con lo scioglimento della band nel 2002, von Meilenwald prese la situazione nelle sue mani e fondò in breve una nuova one-man band, che in meno di due anni fece il proprio debutto sulla lunga distanza, con un platter intitolato Unlock the Shrine. Il risultato, non troppo a sorpresa vista la grande esperienza della mente creatrice che lo aveva forgiato, fu un debut album che in moltissimi farebbero carte false per avere, una vera perla del black metal atmosferico che poco o nulla ha da invidiare a nomi più blasonati della scena nord europea o statunitense.

Nei suoi settanta minuti di durata, infatti, Unlock the Shrine offre all’ascoltatore ben più di un assaggio di ciò che von Meilenwald aveva in serbo per il proprio pubblico, grazie anche ad una varietà nei singoli minutaggi (le tracce incluse nel full-length durano difatti dal minuto e mezzo agli oltre dodici) che gli permette buona versatilità e che va anche a favore dell’originalità della proposta, indubbiamente intricata e ricca di sfaccettature. Ben supportato da una produzione piuttosto pulita per il genere di riferimento, questa finestra sul black atmosferico di Germania ci presenta infatti un fluido dialogo tra un’anima cardine di black metal puro e furioso, blast beat fulminei, muri di chitarre distorte, nonché tipici, rabbiosi harsh vocals (rintracciabile, su tutte, in Summer Decapitation Ritual e Euphoria When the Bombs Fell), indubbiamente figlia degli anni di partecipazione attiva nei Nagelfar, e ciò che, già in questa prima release, rese presto peculiare il sound a marchio The Ruins of Beverast. Stiamo parlando di tutti quegli elementi che appassionano, suggestionano e rendono chi ascolta partecipe di un viaggio evocativo ed atmosferico. Ecco dunque momenti in cui si ritagliano il proprio spazio vocals ben più quieti e sussurrati (distintivi, quelli di von Meilenwald), riffing che si dilatano sino a lambire e superare lidi doom (come nella quasi conclusiva The Mine che, assieme alla titletrack, paga più delle altre lo scotto di una durata leggermente eccessiva), sample di rumori naturali (come in Cellartunes o nella quasi ritualistica Skeleton Coast), barlumi radi di melodia, coerenti cambi di ritmiche, frequenti -alle volte forse troppo- interludi e passaggi strumentali dalle tinte ambient, ben evidenziati da un duo synth-basso che, complice la già citata produzione, va a rendere ancora più eleganti questi oscuri inserti. Tutto ciò anima un arabesco nuovo, fresco ed intrigante, che rivela con il passare degli ascolti un numero sempre maggiore di dettagli nuovi come intesi da chi li ha ideati, che vanno a comporre un mosaico che si rivela via via più vivace e multiforme, nonostante le atmosfere cupe si mantengano filo conduttore di questa produzione fino al suo termine.

Al suo debutto assoluto sulla scena europea e mondiale, la creatura plasmata da von Meilenwald prende vita e si rivela subito gemma che, se da un lato dimostrerà di potersi migliorare e lucidare ulteriormente già nel successore Rain Upon the Impure, ancora oggi al top della discografia di questo progetto solista, dall’altro lascia tutti stupiti per la ricercatezza della sua proposta che, grazie ad un songwriting solido ma al contempo dinamico, ci fa imbarcare nel primo viaggio targato The Ruins of Beverast, che si snoda lungo i caleidoscopici e imprevedibili mondi modellati dalla mente di uno dei musicisti maggiormente creativi e d’esperienza su cui la fiamma nera di terra teutonica possa contare nella sua scena contemporanea e che, a quasi un quindicennio dalla sua fondazione, sa ancora regalare moltissime emozioni.



VOTO RECENSORE
94
VOTO LETTORI
95 su 1 voti [ VOTA]
Graziano
Giovedì 11 Gennaio 2018, 17.35.38
4
Qualcosa si trova, solo nei mailorder però. Possiede gli ultimi due, mi piacciono ma li ho trovati alquanto ostici da assimilare. Consiglio un ascolto prima dell'acquisto.
Luca
Giovedì 11 Gennaio 2018, 12.01.59
3
Gruppo molto interessante, purtroppo in giro non si trova nulla
ObscureSolstice
Domenica 7 Gennaio 2018, 18.25.49
2
Bel disco, molto meglio dell'ultimo. Questi crucchi non li conoscevo a dir la verita', per il fatto che non ho molto piu' seguito i progetti paralleli del polistrumentista Alexander, dopo i NAGELFAR: band primaria dove ha esordito e indimenticata. Direi...che ora sarebbe il caso di recensire i Nagelfar che è cosa ben piu' importante di questi Ruins of Beverast, di cui i NAGELFAR non sono poi così tanto sconosciuti..direi...
Doomale
Domenica 7 Gennaio 2018, 13.21.05
1
Questo purtroppo mi manca, magari più in la lo prendo. Non ho dubbi su di Lui, pero'.
INFORMAZIONI
2004
Ván Records
Black
Tracklist
1. Between Bronze Walls
2. Skeleton Coast
3. Euphoria When the Bombs Fell
4. God Sent No Sign
5. The Clockhand's Groaning Circles
6. Procession of Pawns
7. Summer Decapitation Ritual
8. Cellartunes
9. Unlock the Shrine
10. Subterranean Homicide Lamentation
11. The Mine
12. White Abyss
Line Up
Alexander von Meilenwald (Voce, Tutti gli strumenti)
 
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