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Intervals - The Way Forward
09/01/2018
( 584 letture )
Ci accingiamo a lasciarci dietro le spalle gli ultimi strascichi musicali dell’anno passato. Il 2017 ci ha salutato infatti con l’ultimo capitolo discografico targato Intervals : The Way Forward. L’album giunge a tre anni di distanza dall’esordio A Voice Within e, a differenza del primo disco, che vedeva la partecipazione del cantante Mike Semesky, prosegue il percorso dei nostri incentrato su un progressive metal prettamente strumentale tracciato in precedenza dai due EP d’esordio e dal secondo disco, The Shape Of Colour.

Questa nuova fatica in studio è costituita da otto tracce strumentali, figlie della mente poliedrica di Aaron Marshall, vero mastermind e mente pensante della band. La musica qui raccolta, è fino ad ora è stata identificabile come un progressive metal molto moderno e tecnico, venato a tratti dal djent articolato e cervellotico dei Animals As Leaders. Tuttavia i nostri sono stati capaci di incorporare nel proprio sound passaggi atmosferici e ragionati, intarsiati da notevoli virtuosismi jazz/ fusion impartiti con nonchalance della chitarra di Marshall, autore di una prova formalmente perfetta, sia in fase ritmica che solista. Uno spazio secondario è stato lasciato anche al tastierista Owane, che a più riprese si alterna in fraseggi rapidi con la chitarra, quasi fosse un botta e risposta continuo e, nei passaggi più atmosferici, il tutto è riempito da tappeti sonori piacevoli, anche se tutto sommato semplici. Anche la sezione ritmica è puntuale e precisa e assolve il compito, assecondando i virtuosismi nel loro divenire con accenti intricati e una performance studiata in ogni dettaglio. Insomma, la tecnica è evidente, la forma c’è, però…

Però, manca qualcosa nel complesso. A partire dalla produzione, con suoni compressi e freddi, che se da un lato esaltano i singoli strumenti, dall’altro privano al tutto calore e pathos, facendo risultare ogni brano simile all’altro e perfettamente interscambiabili. La batteria in particolare è plasticosa e triggeratissima e stride nei momenti più atmosferici, dove sarebbe richiesto un sound più caldo e meno asettico.Inoltre, per quanto ben suonato, spesso i brani sembrano fini a se stessi e a tratti, la sensazione di deja-vù è forte, soprattutto con il precedente e migliore The Shape Of Colour. Certo potrei parlarvi per ore degli ottimi e portentosi fraseggi in tapping di By Far And Away o dei licks fusion fulminei di Impulsively Respons o di Different Light o anche delle chitarre stratificate e decisamente prog oriented di Belvedere, ma il discorso sarebbe fine a se stesso e privo di senso. Ad eccezion fatta per l’ottima Rubicon Artist (l’unica vera botta di vita dell’album), questo disco non emoziona e scorre via senza lasciare traccia, con passaggi ripetuti e che mostrano il fianco ad una mancanza d’idee, che si rende sempre più palese man mano che gli ascolti aumentano e che lo stupore per certi funambolismi strumentali d’effetto (la tecnica dei singoli non si discute) è scemato. Ecco quindi che cosa manca i generale: oltre che una buona dose di mordente, che permetterebbe agli Intervals di lasciare il segno, il più delle tracce è priva di sostanza e d’identità. Difatti si ha la sensazione che i nostri vogliano orientarsi verso nuovi lidi sonori, rifiutando quanto fatto in precedenza, verso un nuovo corso, con risultati però altalenanti.

Questo The Way Forward quindi lascia l’amaro in bocca. Le aspettative su questa band erano piuttosto elevate, anche perché il percorso sin qui intrapreso dai canadesi è stato qualitativamente buono, dal momento che i nostri erano riusciti a crearsi un suono molto personale e tratti più graffiante, diverso e piuttosto lontano da territori battuti dai classici shredders. Tuttavia il disco è tutto sommato sufficiente, poiché appunto, come detto precedentemente, a livello formale il lavoro di Marshall e compagni è di per sé prefetto, anche se pecca purtroppo di personalità e mordente.
Cosa aspettarsi dalla musica degli Intervals nel 2018? Solo il futuro ce lo dirà.



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
68.66 su 3 voti [ VOTA]
Andrea
Venerdì 12 Gennaio 2018, 16.07.52
4
Parlare di Intervals al plurale non ha senso.. si parla di Marshall, il resto sono turnisti
Anal Bag
Mercoledì 10 Gennaio 2018, 1.59.50
3
l'ho ascoltato poco ma in generale non mi ha dato le sensazioni del precedente,vedremo se crescerà!
Acasualdjentleman
Martedì 9 Gennaio 2018, 20.27.48
2
stiamo scherzando vero ?? dare 60 a un disco del genere......, minimo minimo 80.
GraveProgster
Martedì 9 Gennaio 2018, 14.27.31
1
Esageratamente Polyphia
INFORMAZIONI
2017
Autoprodotto
Prog Metal
Tracklist
1. Touch And Go
2. Impulsively Respons
3. A Different Light
4. By Far And Away
5. Belvedere
6. Rubicon Artist
7. The Waterfront
8. Leave No Stone
Line Up
Aaron Marshall (Chitarra)
Owane (Tastiere)
Cameron McLellan (Basso)
Nathan Bella (Batteria)
 
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