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Butcher Babies - Lilith
09/01/2018
( 701 letture )
Ci sono band che, almeno nelle prime fasi della loro attività, raggiungono la notorietà non tanto per questioni legate ad una proposta musicale di particolare livello, ma per altre più “coreografiche”. Nel caso dei Butcher Babies, più che per due album come Goliath e Take It Like Man -prodotti che non passeranno certo alla storia della musica- è stata anche la presenza in formazione di Heidi Shepherd e Carla Harvey a procurar loro un CV che è già in grado di suscitare invidia in molti. A prescindere da quanto questo sia stato un vantaggio (e lo è stato), le due ragazze hanno comunque -perdonate l’allusione- qualcosa di solido da presentare. Oltre ad aver studiato ambedue canto, Carla Harvey è diplomata in Scienze Mortuarie (carriera da organizzatrice di funerali e trattamento dei corpi dei deceduti) e scrittrice (suo il testo del libro a fumetti a nome del gruppo uscito ad inizio carriera). L’essere arrivate in una metal band dopo un percorso che comprende l’essere stata reporter di Playboy TV, però, e sempre un’arma a doppio taglio: da un lato apre rapidamente molte porte che per altri non si schiudono mai, ma dall’altro sottrae credibilità agli occhi di chi vive la musica come fatto religioso. Come sempre, però, andando al nocciolo della questione, l’unica cosa importante da giudicare, oltre a dei testi che parlano spesso della condizione femminile, è la musica e non il contorno. E fin qui non c’è stato nulla di troppo importante a questo riguardo.

Giunti al terzo album, i Butcher Babies non hanno altra scelta: o diventare una band vera nella percezione comune, che possa prescindere da quanto le due front-women possano piacere al pubblico maschile, oppure restare per sempre il gruppo delle due ragazze che all’inizio si esibivano con dei patch sui capezzoli in stile Wendy O. Williams. Affidatisi alla produzione di Steve Evetts (Suicide Silence, The Dillinger Escape Plan, The Cure) al fine di ricercare un suono moderno, aggressivo, meno plastificato, ma più spinto e compresso, con l’uscita di Lilith i Butcher Babies riescono almeno a compiere un passo in avanti rispetto ad un passato abbastanza poco glorioso. Preso spunto dal demone femminile della morte e della malattia nella tradizione mesopotamica, ma qui citato nell’accezione ottocentesca che la interpreta come simbolo di rivolta all’assoggettamento femminile al maschio, Lilith presenta in meno di quaranta minuti undici pezzi molto serrati, per quanto mai di qualità assoluta, connotati da testi che vanno in buona parte in questa direzione. Musicalmente, invece, può essere inquadrato come sintesi e messa a fuoco dei due CD precedenti. Aperte le danze con l’aggressività nu-oriented di Burn the Straw, l’album prosegue con la title-track, canzone che inserisce nel disco un tratto melodico che ritroveremo spesso ascoltandolo nella sua interezza. In particolare, Headspin e Korowa continuano su questa falsariga. Un atteggiamento che si concretizzerà pienamente in Look What We’ve Done. Per quanto riguarda queste ultime, si tratta di canzoni che potrebbero essere interpretate come punto debole o punto di forza del lavoro, a secondo del vostro atteggiamento verso la musica e la band -se siete più portati a considerare i Butcher Babies come semplice intrattenimento o come gruppo serio- ma, nel complesso, risultano deboli nella costruzione e tendono a rendere Lilith relativamente poco omogeneo. Tolta almeno Huntsman, sono infatti le canzoni fin qui non citate, quelle che perlomeno picchiano duro, a dare meglio l’idea delle vere potenzialità di questi cinque musicisti. La conclusiva Underground and Overrated serve solo a mettere la parola "Fine" in calce al tutto con una bella corsa dai richiami più heavy/thrash metal.

Passando da momenti impegnati come Korova, brano che tratta del modo in cui viene considerata la donna all’interno di società maschiliste, ad altri di puro cazzeggio come POMONA (Shit Happens), una volta depauperato dalle considerazioni accessorie circa la storia della band e da altre circa la scarsa varietà degli assoli, Lilith si mostra come lavoro di qualità accettabile. E comunque abbastanza nettamente superiore a quella del precedente. Tuttavia, mettendo insieme un numero sufficiente di ascolti, si nota che abbiamo a che fare con un prodotto che saccheggia da tanti stili, mixa il tutto con un certo criterio nei dosaggi, ma non mette in mostra nulla che sia davvero memorabile e/o destinato a restare nel tempo. Tanto fumo, insomma, ed una quantità di arrosto capace di mettere a tacere la fame solo momentaneamente e da mangiare alla svelta, prima che vada a male. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, dobbiamo guardare al già citato miglioramento rispetto a quanto fin qui mostrato, ma in Lilith non c’è nulla che sia destinato ad incidere sulla scena oltre la scadenza naturale del prodotto, ossia per i mesi in cui durerà l’hype sulla sua uscita e per i concerti che ne seguiranno. Oltre le gambe, comunque, stavolta c’è (un po’) di più.



VOTO RECENSORE
64
VOTO LETTORI
72 su 1 voti [ VOTA]
Hellion
Venerdì 12 Gennaio 2018, 20.18.32
3
Ci si vede al Legend!!!
Raven
Venerdì 12 Gennaio 2018, 7.41.53
2
Evidentemente non hai letto la recensione, dove l'episodio è citato. Per la cronaca, comunque, si è trattato di un breve periodo confinato al 2011.
gigi la trottola
Venerdì 12 Gennaio 2018, 1.18.31
1
Ma ste 2 qua... non erano quelle che in concerto erano praticamente nude con i cerotti sulle tette?!Sicuramente sono musiciste talentuose queste........
INFORMAZIONI
2017
Century Media Records
Metal
Tracklist
1. Burn the Straw Man
2. Lilith
3. Headspin
4. Korova
5. #iwokeuplikethis
6. The Huntsman
7. Controller
8. Oceana
9. Look What We’ve Done
10. POMONA (Shit Happens)
11. Underground and Overrated
Line Up
Heidi Shepherd (Voce)
Carla Harvey (Voce)
Henry Flury (Chitarre)
Jason Klein (Basso)
Chase Brickenden (Batteria)
 
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