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Leaves` Eyes - Sign of the Dragonhead
12/01/2018
( 1092 letture )
È successo quindi, è stato pubblicato Sign Of The Dragonhead, il settimo album dei Leaves' Eyes, incarnazione contemporanea di quei cantastorie medievali, frizzantini animatori di corte armati di canti epici. Solo un po' più harsh e videogenici i nostri, ma neanche troppo.
Nemmeno le antiche rune potevano però predire l'abbandono di Liv, qualcosa di improponibile, che definiremo semplicemente "dato di fatto incommentabile", per non perdere tempo nei soliti pettegolezzi. Ci si chiedeva di conseguenza come Alxander Krull avrebbe rimesso insieme vita privata e band, e cosa ne sarebbe venuto fuori. L'ossimoro non ha tardato a diventare realtà con l'ascesa sul palco di Elina Siirala, nuova frontwoman in pianta stabile. Trovare una sostituta che "calzasse" i Leaves' Eyes come Liv si sapeva improbabile. Ma va almeno spezzata una lancia: per una volta l'ignoranza mi ripaga, e non averli mai troppo idealizzati garantisce un'opinione priva da pregiudizi in merito al nuovo Sign Of The Dragonhead .

La novità che cattura l'attenzione è quindi il volto traslucido di Elina, cantante finlandese con background operistico, e side project negli Angel Nation. La biondissima soprano comunica un'inflessibile solennità negli occhi seri, e un temperamento contenuto nella composta presenza scenica. Sulla voce in sé non ci sono appunti tecnici da fare, se non che, si sa, cantare è espressione del proprio mondo emotivo, e la freddezza di cui sopra non tarda a riflettersi nel risultato vocale. Gli inni vichinghi in chiave metal me li ero immaginati più energici. Cala così una cortina di ghiaccio e rigidità tra l'ascoltatore e la performance.
Proprio di materia vichinga tratta Sign Of The Dragonhead, che riprende la narrazione delle imprese di Harald, primo re di Norvegia, presunto figlio di Odino, lì dove King of Kings si era interrotto insieme alla voce di Liv.
L'omonimo brano d'apertura è anche uno dei meglio riusciti. Alle basi della produzione dei Leaves' Eyes sta la ripetizione sfrenata di melodie gioiose e celebrative, accompagnate da un organico strumentale e corale bombastico, un'ampia massa sonora, che evoca nei suoi momenti migliori le vivaci taverne caliginose del Medioevo. Sign Of The Dragonhead e Across The Sea riescono abbastanza bene in questo, e la prestazione della band nel suo complesso risulta buona e discretamente coinvolgente, con la dovuta eccezione del growl di Alex. Niente di nuovo quindi.
In altri pezzi si sente invece come la buona intenzione di fondo, non sia riuscita propriamente ad emergere, causa un'interpretazione poco sentita, o una ripetizione dei soliti schemi che lascia poco all'immaginazione, o ancora una produzione che non sempre valorizza il valorizzabile. Esempi sono Like A Mountain e Fairer Than The Sun. Qualche bella sorpresa la si ha dal buon uso degli strumenti legati al folklore scandinavo. A tal proposito abbiamo interrogato direttamente Alex. Di flauti e fiati in generale si fa man bassa nei momenti più gloriosi e questo non disturba: la nyckelharpa è una vecchia amica del gruppo, e i fiddle ho imparato essere nient'altro che violini impiegati in brani popolari, da ascoltare in Rulers Of Find And Wind.
Stranamente il disco sembra poi impennare verso la fine. Un incipit più accattivante in Fires In The North porta finalmente una carica più palpitante, complice anche il carattere solenne del brano, che si addice ad Elina più di quello conviviale dei primi pezzi. Lo stesso dicasi per Waves Of Euphoria. In entrambi vi sono scelte compositive più felici, ma in generale non si può dire che chitarre e basso abbiano avuto giustizia nella resa sonora.

Sign Of The Dragonhead: dove un brano fa un passo avanti ma quello dopo due indietro. Nel complesso non convince, ma una luce di buone idee su cui lavorare respira ancora, ben nascosta, ma c'è. Alcuni brani che alzano il rating del platter ne sono la prova, ma purtroppo la produzione non aiuta.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
49.2 su 5 voti [ VOTA]
9Fede9
Giovedì 8 Febbraio 2018, 19.25.09
2
Non entro nel discorso tecnico, ma parlo solo di quello che ha trasmesso alle mie orecchie. Non ho mai sopportato la voce troppo acuta (acidula) di Liv e preferisco quella di Elina 10 volte (e non solo la voce!), per quanto sia più comune. Trovo che l'epica sia spesso molto dispersiva e una canzone non si distingua da un'altra in modo netto, il che alla lunga è un difetto. Ci sono due album che nella produzione dei Leaves' Eyes non hanno questo difetto: Meredead e questo. Quindi, relativamente alla loro carriera, Sign of the dragonhad è promosso a pieni voti.
ocram
Venerdì 12 Gennaio 2018, 14.01.53
1
Si sono ridotti vermanete male. Elina è pessima e sembra canti con una patata in bocca, niente in confronto con la classe e la personalità sgraziata di Liv Kristine. La produzione made in Krull è come sempre terribile con suoni talmente ovattati da risultare fastidiosi (le chitarre sono raccapriccianti). Ma il problema di fondo, oltre alla voce di Elina, è il songwriting, canzoni noiose, piene di soluzioni già sentite e con ritornelli al limite del ridicolo (riders of the wind è talmente brutta da strapparti un sorriso). Mi sono pentito di aver prenotato l'album e pure il vinile. Peccato veramente. Voto 50
INFORMAZIONI
2018
AFM Records
Symphonic Metal
Tracklist
1. Sign Of The Dragonhead
2. Across The Sea
3. Like A Mountain
4. Jomsborg
5. Völva
6. Raiders Of The Wind
7. Fairer Than The Sun
8. Shadows In The Night
9. Rulers Of Wind And Waves
10. Fires In The North
11. Waves Of Euphoria
Line Up
Elina Siirala (Voce)
Alex Krull (Voce, Tastiera)
Thorsten Bauer (Chitarra, Basso)
Pete Streit (Chitarra)
Joris Nijenhuis (Batteria)
 
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