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Manilla Road - To Kill a King
12/01/2018
( 1251 letture )
A due anni dal precedente The Blessed Curse, i Manilla Road tornano a pubblicare materiale inedito, per quello che è ufficialmente il loro diciottesimo album in studio. Ancora una volta ci ritroviamo però di fronte ad una formazione rinnovata che, a fronte delle conferme di Bryan “Hellroadie” Patrick alla voce e Andreas Neuderth alla batteria, vede nel bassista Phil Ross l’ultima novità in ordine di tempo. Segnaliamo, poi, il ritorno del chitarrista italiano Gianluca Silvi (già presente in The Blessed Curse) in veste di special guest per le parti acustiche. La band originaria di Wichita, Kansas, è sempre una piacevole riconferma e, come ben sappiamo, delude raramente le aspettative. Strano caso il loro: coerenti e affidabili sin dagli esordi, ma spesso criticati o sottovalutati proprio per aver mantenuto praticamente inalterato il proprio stile per tutta la loro carriera e relegati inspiegabilmente il più delle volte a band di seconda scelta nonostante la pubblicazione di veri e proprio capolavori capaci di porre le fondamenta per un intero genere musicale, quello dell’epic metal. Per nostra fortuna il buon Mark Shelton, nonostante i tanti ostacoli incontrati sul suo cammino, ha saputo mantenere vivo negli anni il nome dei Manilla Road, al punto da ergersi come unico leader all’interno del gruppo, senza il quale il nome stesso dei Manilla Road non avrebbe probabilmente senso di esistere.

Lasciamo ora da parte certe disquisizioni e veniamo finalmente a ciò che più conta: To Kill a King, pubblicato nel mese di settembre dalla tedesca Golden Core Records. Come potevamo aspettarci il nuovo album non presenta grandi novità a livello di sound o di produzione, ma è in tutto e per tutto un classico album dei Manilla Road, grezzo ed epico fino al midollo, immediato ed allo stesso tempo impegnativo nella sua ora abbondante di durata, con canzoni spesso superiori ai sei minuti, continuo ed incessante nelle sue trame metalliche, addolcite talvolta da brani più “melodici” ed elaborati (Never Again, In the Wake, The Other Side) che comunque lasciano trasparire tutta la potenza dell’epic metal di cui la band è fiera rappresentante. Per tutto il corso del disco le voci di Bryan Patrick e Mark Shelton si fondono come una sola unica eco mortale, aiutate da una chitarra lamentosa e tagliente allo stesso tempo e dalle sferragliate ritmiche degli essenziali Phil Ross e Andreas Neuderth. Impossibile individuare una canzone capace di elevarsi su tutte, non si tratta di quel tipo di album, ma piuttosto l’ascolto prolungato del disco ci fa capire che abbiamo di fronte un corpo unico di canzoni, per quanto possibile e per quanto differenti tra loro, la cui potenza è tale proprio perché indivisibile. Anche un brano più “leggero” come Never Again è in realtà in grado di farci percepire la sua essenza letale e di trafiggerci con la sua lama affilata proprio come quella rappresentata nell’artwork di copertina. L’assalto all’arma bianca sferrato da pezzi come Conqueror, The Arena, The Talisman e Blood Island sono altri ottimi esempi della carica metallica che i Manilla Road sono ancora in grado di sprigionare e dimostrano quanto il tempo, nel loro caso, non sia poi così tiranno.

To Kill a King non è un album che rivoluzionerà un genere e non è certo nelle sue intenzioni esserlo, ma a fronte delle tante novità che ogni giorno assaltano il sempre più vasto e aperto mercato discografico, resta un disco di assoluto valore e capace di distinguersi dalla massa. Un valore che crediamo potrà rimanere inalterato col passare degli anni, perché questa è la forza dei Manilla Road, questo è ciò che hanno sempre fatto e che sempre continueranno a fare e questo è il motivo per cui ancora oggi ci ritroviamo a parlare di loro in termini così entusiastici, pure quando il prodotto in sé sotto l’aspetto della valutazione numerica rientra a prima vista nella norma delle tante altre uscite. Ma oltre il semplice valore numerico c’è un valore aggiunto, che ci permette di guardare a questo gruppo con un occhio di riguardo. Perché? Semplice: chiedetevi cosa sarebbe oggi l’epic metal senza i Manilla Road e avrete la risposta.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
81.25 su 4 voti [ VOTA]
Punto Omega
Giovedì 25 Gennaio 2018, 19.06.14
4
Se tutto l'album fosse come la title track, staremmo di fronte ad un capolavoro...
Doomale
Venerdì 12 Gennaio 2018, 20.06.07
3
Ulvez, se facevano un album ai livelli di un Open the gates o The Deluge o Crystal logic a quel punto dovevamo andare in pellegrinaggio a Wichita ( kansas) a piedi. Quelli sono 3 giganti dell'epic metal piu selvaggio e sentito.
Ulvez
Venerdì 12 Gennaio 2018, 17.05.31
2
io l'ho ascoltato appena uscito, e l'ho trovato più che onesto, anche se non ai livelli di un Open the Gates.
Doomale
Venerdì 12 Gennaio 2018, 15.06.12
1
L'avevo preso appena usciti..ma poi non sono riuscito a dedicargli la giusta attenzione, anche per via della poca immediatezza. Comunque da quello che ricordo, c'è di che accontentarsi...sono sempre loro. I bei tempi sono andati, ma l'attaccamento a certi valori che li ha sempre contraddistinti sopravvive sempre.
INFORMAZIONI
2017
Golden Core Records
Epic
Tracklist
1. To Kill a King
2. Conqueror

3. Never Again

4. The Arena

5. In the Wake

6. The Talisman

7. The Other Side

8. Castle of the Devil
9. Ghost Warriors
10. Blood Island
Line Up
Bryan “Hellroadie” Patrick (Voce)
Mark Shelton (Voce, Chitarra)
Phil Ross (Basso)
Andreas Neuderth (Batteria)

Musicista Ospite:
Gianluca Silvi (Chitarra acustica)
 
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