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Falaise - My Endless Immensity
12/01/2018
( 261 letture )
Nell’ultimo ventennio il black metal si è attestato come uno dei generi che forse più di ogni altro è stato oggetto di alterazioni genetiche dovute all’azione di agenti contaminanti estrapolati dalle più disparate ramificazioni musicali. È sufficiente soffermare l’attenzione su come il moderno concetto di metallo nero si sia man mano arricchito di elementi orchestrali che hanno forgiato il filone symphonic, di manipolazioni tecnologiche proprie dell’industrial, di metamorfosi doom-gothic, o ancora di colti sviluppi prog-avantgarde e via discorrendo, senza trascurare, in questo determinato contesto, le importanti trasformazioni di retaggio rock. Proprio da queste ultime, nel relativamente recente periodo storico, ha preso vita un sottogenere dai confini interpretativi in continua espansione: il post-black metal. Una nomenclatura dai contorni decisamente poco delineati che lascia intendere una libera esplorazione di nuove frontiere artistiche.
L’attività dei nostrani Falaise si incentra sulla visitazione di ambiti sonori fino a qualche tempo fa decisamente difficili da presupporre, soprattutto se posti in relazione ad una forma d’arte così estrema come, appunto, il black metal. Sono tutt’altro che cospicue le informazioni in nostro possesso riguardo il combo proveniente da Todi, in Umbria. Il duo, costituito da Lorenzo Pompili (chitarre e basso) e Matteo Guarnello (voci, tastiere e batteria), si plasma ufficialmente nel 2015 e nello stesso anno manda alle stampe l’apprezzato debut As Time Goes By, cui fanno seguito, in rapida successione, lo split …And a Journey Through Emotions… e il singolo You Towards Me, apripista di quest’ultima fatica dal titolo My Endless Immensity.
Il nuovo lavoro prosegue senza drastici cambi di rotta il discorso intrapreso con l’esordio, godendo, naturalmente, di una maggiore esperienza che ha permesso di raffinare uno stile già indirizzato, qui proposto, per la seconda volta sulla lunga distanza, in un corposo platter di dieci tracce.

L’overture Nightgaze, disegnata da un delicato arpeggio immerso in una soffusa coltre di tastiere, anticipa il primo pezzo The Embrace of Water, il quale prende forma secondo un riffing rock su cui si giustappone una interpretazione vocale artefatta tipicamente black metal. Il lavoro delle sei corde è il perno di rotazione della fase compositiva, da cui scaturisce un impalcato dalle nette influenze alternative, adagiato su una base ritmica mutevole tra il doom e il black esplicata in slow tempo e furiosi blast beat. La successiva You Towards Me si apre ancora con motivo arpeggiato scandito da un drumming ricercato, seguito da una esplosione di intensità parallelamente a fraseggi chitarristici di natura quasi solistica. La medesima trama si ripete sequenzialmente, completatata da un prezioso intervento pianistico che ripropone, in chiave diversa, il pattern dell’incipit. La struttura compositiva è quindi interessante, cita se stessa evitando accuratamente ridondanze e va a chiudersi con un guitarwork di ottimo gusto.
Dopo Crimson Clouds, un azzeccato intermezzo strumentale dispiegantesi in un godibile intreccio di chitarre e pianoforte su un incedere cadenzato in doppia cassa, l’approccio di Dreariness è stavolta vicino ad un black metal veloce ed oscuro, delineato dal riffing nel canonico modus operandi del genere, intarsiato di sporadici ed efficaci inserti melodici. La stesura è lineare e si svela senza particolari sussulti di cambiamento, eccezion fatta per le modulazioni ritmiche che conferiscono dinamicità coerentemente con il mood del brano.
Anche The Abyss non è sottratta alla soluzione spesso utilizzata del motivo in pulito nel preambolo, presto cangiante nella sua versione eseguita in distorsione a costituire un robustro scheletro che conferma un mai celato legame con lo shoegaze. La stessa derivazione dell’alternative rock ispira Sweltering City, contrapponendosi al cantato in screaming in una insospettabilmente conciliante antitesi stilistica.
Pristine Universe è forse l’episodio più particolare dell’album, una composizione interamente strumentale nata su un timing doomish su cui s’intelaia una riff in ripetizione costante, adornata di inserti orchestrali solenni ed epici, un risvolto stilistico finora inedito. Un pezzo di grande impatto atmosferico che pone i riflettori sulle abilità dei due musicisti nel saper interpolare il proprio songwriting mantenendo schemi semplici e d’immediata lettura.
Tale competenza in fase di scrittura si apprezza in misura ancora più rilevante nell’ultimo brano dell’album a firma Falaise, A Veil of Stars, con il quale i nostri si cimentano in un’ardita suite di dieci minuti, una sorta di manifesto musicale che secerne in buona sostanza i punti focali del loro sound. La prima parte si svolge in una successione di note quieta condotta da un supporto batteristico ottimamente pensato, sino a sfumare in pochi secondi di silenzio prima di un nuovo tema caratterizzato da una più spiccata dinamicità, sempre avvalorato da eccellenti ricami sinfonici.
L’ultima traccia del lotto è affidata a Les Ruches Malades, cover dei francesi Amesoeurs, side project di Neige degli Alcest, riarrangiata secondo la visione artistica propria del duo umbro ma eseguita al tempo stesso fedele all’originale, un piccolo assaggio del background di influenze.

Tirando le somme i nostri riescono ottimamente, ed anche in chiave piuttosto personale, nell’intento di includere, in una comunque riconoscibile sottostruttura estrema, componenti sulla carta discordanti ma che, a conti fatti, si manifestano in una visione artistica sì inusuale ma indubbiamente ben messa in opera.
Ci si pone di conseguenza un interrogativo: è opportuno accostare il binomio black metal alla proposta dei Falaise? La risposta è comunque positiva. I punti di contatto con la più malvagia derivazione dell’heavy metal sono certamente pochi, tuttavia, riprendendo quanto premesso nell’introduzione riguardo i processi evolutivi, sono sufficienti per ascrivere i contenuti di questo lavoro nell’informe calderone del post-black metal.
Il tutto mostra la possibilità di ulteriori margini di miglioramento e anche qualche imperfezione maturata in sede di produzione, le cui scelte relegano talvolta le voci in secondo piano e rendono le chitarre un poco impastate nei frangenti più tirati. In ogni caso si tratta di dettagli marginali e facilmente limabili.
Un cenno di merito invece per la front cover, sobria ed elegante, che si fa veicolo visivo dei messaggi trasmessi tra le parole e i suoni.
Per riassumere, My Endless Immensity è un suggestivo concentrato emozionale intriso di un certo feeling dark, alternativamente riflessivo e travolgente, tra le cui note si celano e si riescono a scorgere rassicuranti spiragli di luce. Falaise, in tutta probabilità, non sarà un nome appuntato nella lista dei preferiti dai puristi del black metal ma è senz’altro una interessante realtà a cui gli ascoltatori meno intransigenti e più desiderosi di scrutare nuovi orizzonti artistici sapranno, e con piena ragione, concedere una meritata chance.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
ATMF / A Sad Sadness Song
Black
Tracklist
1. Nightgaze
2. The Embrace of Water
3. You Towards Me
4. Crimson Clouds
5. Dreariness
6. The Abyss
7. Sweltering City
8. Pristine Universe
9. A Veil of Stars
10. Les Ruches Malades (Amesoeurs cover)
Line Up
Matteo Guarnello (Voce, Tastiera, Batteria)
Lorenzo Pompili (Chitarra, Basso)
 
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