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Porcupine Tree - Lightbulb Sun
13/01/2018
( 1576 letture )
Realizzato in appena tre mesi, un tempo record per i Porcupine Tree, Lightbulb Sun è il perfetto seguito di Stupid Dream con il quale condivide in buona parte sonorità acustiche ed elementi pop. Due album gemelli insomma o quasi, anche se Steven Wilson non ha mai avuto particolari dubbi nel definire proprio Lightbulb Sun il miglior disco mai realizzato dalla band inglese di cui è leader dalla metà degli anni ottanta. Sicuramente si tratta di una fatica di altissima qualità a livello di songwriting e produzione, ma la verità è che ogni paragone avanzato, soprattutto coi lavori passati e futuri, risulta superfluo oltre che impossibile. Tanto, troppo è cambiato dopo la pubblicazione di The Sky Moves Sideways, quando il gruppo faticava a separarsi dalle radici progressive e psichedeliche che ne hanno di fatto impedito la popolarità a livello mondiale e altrettanto è cambiato dopo Stupid Dream in grado di trascinare la musica della band addirittura in classifica rendendola fruibile a molti, anche se tuttora a basso regime.

Quanto ai contenuti lirici, sempre fondamentali da un paio di capitoli a questa parte, Lightbulb Sun non contiene brani legati da un unico filo conduttore. Wilson si è focalizzato principalmente sui rapporti interpersonali tra amore e odio, soprattutto su quest'ultimo sentimento legato al divorzio, ma non c'è un concept, nemmeno lontanamente accennato. Politica, guerra, religione e tutti quei temi che saranno ampiamente trattati nei lavori successivi sono momentaneamente accantonati in attesa della giusta ispirazione, forse di un tempo migliore per trasmettere un messaggio più efficace. Ma che importa. L'artista e polistrumentista britannico non si discute, o lo si ama o lo si odia, non esiste una via di mezzo e quando si parla di Porcupine Tree, ci si riferisce essenzialmente a Steven Wilson. È lui che comanda, è lui che compone e dirige la banda facendo decollare ogni progetto verso destinazioni paradisiache nella quasi totalità dei casi. Perché si potrà discutere della sua buona fede nella stesura dei pezzi -sempre riferendosi alla vecchia storiella delle eccessive derivazioni floydiane o crimsoniane- ma è innegabile che nella discografia che vede il suo nome scritto da qualche parte sia molto difficile individuare qualcosa di trascurabile per non dire scadente.

Tornando alla pasta sonora che caratterizza questo Lightbulb Sun, ad inizio recensione si è parlato di una certa somiglianza con Stupid Dream per via della imponente e mai invasiva presenza delle chitarre acustiche, della forma canzone e per come è strutturato nel complesso. Si pensi, ad esempio, alla chiusura depressiva che li accomuna. Sì, tutto vero anche perché già il brano di apertura, che presta il nome all'album, si presenta in formato acustico tracciando la via lungo la scaletta. Questo, tuttavia, non ha impedito un gradito e rischioso ritorno alla sperimentazione spaziale ed un tentativo di assaggio squisitamente hard, come in Hatesong e Russia on Ice che contengono accordature e passaggi certamente più pesanti e parzialmente inediti con un Richard Barbieri che ha potuto sprigionare il suo estro di eccellente architetto del suono con maggiore libertà rispetto alla precedente uscita.
Così, quindi, come avvenuto dalla prima alla seconda Era della carriera degli inglesi, ci si prepara ad un graduale passaggio di genere partendo da In Absentia (forse ultimo prodotto di un certo spessore del gruppo) sino ad arrivare all'ultimissimo e ingiustamente criticato The Incident passando per i buoni Fear of a Blank Planet e Deadwing ove si costruiscono muri di suono granitici ma meno prolifici in direzione di una musica meno cantautorale e più ruffiana.

I dieci brani che completano il disco sono sostanzialmente tagliati in due macro-parti: sino a The Rest Will Flow, con una folgorante Shesmovedon nel mezzo, si predilige la melodia morbida e leggera, quasi rilassata, mentre da Hatesong alla maestosa, glaciale e quasi irripetibile semi-suite Russia on Ice il disco assume un carattere più distorto e vibrante arricchito da una elegante sezione di archi sullo sfondo. Da segnalare il bellissimo ed instabile solo di chitarra creato in Where We Would Be che sfuma nel ritornello conclusivo. Roba da pelle d'oca.
Lightbulb Sun, inoltre, con una rosa di ottime canzoni che in un paio di episodi rasenta la perfezione, è e sarà ricordato specialmente per la inaccettabile esclusione di Buying New Soul, probabilmente il brano più bello mai sviluppato nella storia dei Porcupine Tree, ma completato con un imperdonabile ritardo che ne ha decretato l'inevitabile taglio in favore della successiva raccolta di scarti (un crimine chiamarli così) Recordings. Di certo, con l'inserimento di un simil miracolo, molto probabilmente avremmo parlato di un album davvero clamoroso dando ragione a Wilson ed invece resta il boccone amarissimo da buttar giù, assieme alla non così entusiasmante Four Chords That Made a MIllion che un po' stona in cotanta meraviglia.

Suonato egregiamente e cantato altrettanto bene da un Wilson più sicuro delle sue doti vocali e supportato da un abile Maitland che mostra ancora una volta invidiabili basi canore oltre che ritmiche, Lightbulb Sun è un lavoro di enorme classe ed incredibilmente ispirato, con brani intensi ed emozionanti, così equilibrati e toccanti da ritrovarsi a piangere per eventi dolorosi volutamente dimenticati. Per gli amanti di Stupid Dream e Signify, si tratta di un disco assolutamente imperdibile, uno di quelli che regalano la tanto ricercata felicità. Chi, invece, impazzisce per le botte ritmiche tipiche del periodo successivo della band, ritenendolo di gran lunga migliore, non riuscirà ad apprezzarlo pienamente.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
80.14 su 7 voti [ VOTA]
MorphineChild
Giovedì 18 Gennaio 2018, 20.45.04
8
95 minuti di applausi per la doverosa menzione di Buying New Soul, un pezzo fantastico cui Arriving Somewhere... (il live del periodo Deadwing) rende per fortuna giustizia. Che poi, a voler vedere, pure Cure For Optimism avrebbe meritato, mentre di Feel So Low c'è una versione rimaneggiata niente male su XM II... Sul disco poco da dire, il pop agrodolce della prima "facciata" è puro miele auricolare che culmina in quel cioccolatino che è Last Chance..., per la seconda parte bastano Hatesong e Russia On Ice.
Luigi
Lunedì 15 Gennaio 2018, 16.15.32
7
Non sapevo fosse l'album preferito di Wilson del periodo PT. Anche io lo considero di gran lunga il miglior prodotto dei porcospini. Per quanto riguarda le influenze pop, io nelle produzioni di quelli anni, ma vedi anche l'ultimo solista , ho sempre visto delle virate alla Blur.
Prince
Domenica 14 Gennaio 2018, 18.50.52
6
Grande recensione di grande album per un ottimo recensore
GT_Oro
Domenica 14 Gennaio 2018, 9.10.42
5
@Lo Struzzo: sul fatto che i risultati nella terza parte di carriera siano più altalenanti che nelle precedenti non ci piove: In Absentia (che considero già con forti influenze metal, specie nella pesantezza delle chitarre) altissimo, Deadwing così così, FOABP per me immenso, The Incident troppo prolisso e con qualche filler di troppo. Ma rimangono prodotti figli delle nuove esperienze di SW con gli Opeth e soprattutto l'incontro (galeotto fu Akerfeldt) con la musica non tanto dei NIN, ma dei Meshuggah. Se ci si somma l'ingresso di quel mostro di tecnica e bravura di Harrison, che per me rimane un batterista in grado di dare delle piste a parecchi nomi ben più blasonati in ambito metal, nonostante lui sia di tutt'altra estrazione, ecco che SW ha potuto spingere il pedale a manetta sul gas. Comunque mi piacerebbe leggere qualche tua recensione su un altro gruppo che secondo me è molto affine ai PT seconda maniera, gli svedesi Anekdoten (fra l'altro incomprensibilmente mai fumati di striscio su Metallized).
Lo Struzzo
Sabato 13 Gennaio 2018, 12.02.29
4
@GT_Oro: non è che non apprezzi la terza fase della band, ritengo infatti ci siano album comunque pienamente riusciti in quel periodo, ma non allo stesso livello perché meno completi in tutta la tracklist. Poi ok, ci sono Sentimental, Fear of a Blank Planet, Ashes, Open Car, Arriving Somewhere But Not Here, Lazarus, Time Flies, I Drive the Hearse, Octane Twisted (non li cito tutti) sono pezzi pazzeschi. Dico solo che Wilson, nonostante lo spirito metal, non sia in grado di comporre altrettanto "bene" in un genere più spinto che richiede anche una tecnica ed una mentalità diversi . Semplicemente non lo ispira pienamente. E il presente lo dimostra. To The Bone (che ho avuto l'onore di recensire) così come The Raven e Hand. Cannot. Erase. sono dischi di musica progressive/pop/rock che più si avvicina alle prime due fasi dei Porcupine Tree. Qualcosa vorrà pur dire insomma. La fissa per i NIN è durata poco, poi è tornato ad essere se stesso con un occhio maggiore per le vendite. Personalmente adoro Signify, un disco grandioso con un concetto estremamente attuale. Poi...sono gusti eh. Con tutto il rispetto per i miei colleghi che adoro e che scrivono molto meglio di me, non riuscirei a valutare Fear e Deadwing più di 80. Clamorosamente ho apprezzato maggiormente The Incident che ha una atmosfera irreale. Così dicendo sono conscio di andare controcorrente. Lightbulb Sun, invece, è poetico con l'unico problema di esser stato scritto da un gruppo semi-sconosciuto.
Rob Fleming
Sabato 13 Gennaio 2018, 11.11.34
3
Difficilmente i Porcupine Tree sbagliano un disco (forse il più debole del lotto è stato l'ultimo) e anche questo ha perle pregiate quali Russia on Ice, The rest will follow o How is your life today? così vicina alla sensibilità melodica di Paul McCartney (o almeno così lo è per me).
BlackSoul
Sabato 13 Gennaio 2018, 11.04.08
2
Il migliore dei PT fino a quel momento, sia per testi, che per musiche. Per chi critica To the Bone per le sonorità pop, questo disco presenta molto del mainstream di quegli anni; questo per dire che è sempre stata una prerogativa di Wilson (e soci, in questo caso), e anzi per me tra le tracce più belle ci sono proprio The Rest Will Flow e Where We Would Be, che potevano benissimo stare in un disco pop rock dell'epoca. Ah, Edwin mostruoso.
GT_Oro
Sabato 13 Gennaio 2018, 10.59.55
1
Anche questa volta concordo con il recensore su (quasi) tutto. Ottima recensione del miglior prodotto della seconda incarnazione della band, album dove le canzoni, oltre che essere ispiratissime, mettono in luce le doti dei singoli musicisti come forse mai prima d'ora nella storia dei PT. Tutti suonano bene qui, anche gli ospiti (non citato, ma gli arrangiamenti orchestrali eseguiti dal Minerva Quartet curati da Dave Gregory degli XTC in qualità di vero membro aggiunto alla band), e lo fanno in virtù esclusiva della resa musicale, non per mettersi in mostra con tecnicismi e orpelli inutili. Ancora una volta, enorme la presenza di Maitland, fondamentale alla riuscita del trittico Signify / Stupid Dream / Lightbulb Sun dove c'era la necessità non di estro funambolico o ma di quel "tocco" a metà fra il jazz rock e il tribale che solo lui sapeva dare. Concordo inoltre sulla criminale esclusione di Buying New Soul con la sua atmosfera incredibile ma anche di Cure For Optimism e le sue tinte horrorifiche. Fra l'altro errore che verrà poi ripetuto in Absentia con l'esclusione (immotivatissima) di Drown With Me che è un altro pezzo enorme della band. La cosa sulla quale mi trovo meno d'accordo è il bistrattamento della terza e ultima incarnazione della band, a mio parere valida, seppur diversa, tanto quanto le precedenti.
INFORMAZIONI
2000
Snapper/Kscope
Prog Rock
Tracklist
1. Lightbulb Sun
2. How is Your Life Today?
3. Four Chords that Made a Million
4. Shesmovedon
5. Last Chance to Evacuate Planet Earth Before it is Recycled
6. The Rest Will Flow
7. Hatesong
8. Where We Would Be
9. Russia on Ice
10. Feel So Low
Line Up
Steven Wilson (Voce, Chitarre, Tastiere)
Richard Barbieri (Tastiere)
Colin Edwin (Basso)
Chris Maitland (Batteria, Percussioni, Voci)
 
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