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Three Eyes Left - The Cult of Astaroth
13/01/2018
( 298 letture )
In questi ultimi due decenni abbiamo assistito ad una lenta e profonda mutazione nella scena doom: in una sorta di cammino a ritroso, infatti, buona parte delle band collocabili all'interno di questo dominio hanno riscoperto o inaugurato un songwriting grezzo sostenuto da un riffing diretto e piuttosto minimale, avvalendosi infine di registrazioni piuttosto crude e primitive, ricollegandosi quindi in una certa misura all'approccio delle formazioni appartenenti alla prima ondata ma soprattutto calcando le orme di quelle realtà che con successo ne estremizzarono i cardini (Electric Wizard, Sleep e Ufomammut possono in questo caso rappresentare degli esempi perfetti). Sia per via del fascino esercitato da tali sonorità ma soprattutto per l'apparente semplicità nel manipolarle, si è assistito come conseguenza ad una proliferazione infinita di band e release annesse sempre più omogenee tra loro e, alla luce di tale circostanza, risulta un'impresa sempre più ardua cercare di comprendere appieno l'effettivo valore della mole di materiale partorito. Nell'ambito delle casistiche, comunque, parte dei lavori sortisce quasi nell'immediato un impatto positivo o negativo e normalmente la classica “prima impressione” si conferma con una certa coerenza anche alle analisi successive; ad un'altra parte della produzione, invece, è affidato l'onere di tormentarci insinuando mille dubbi ed interrogativi, con il risultato di non riuscire effettivamente a far pendere in nessuna delle due direzioni l'ago della bilancia nonostante cospicui ascolti, costringendoci così, nel dubbio di aver preso qualche abbaglio, all'ultima soluzione di far opportunamente macerare il materiale per un discreto intervallo di tempo al fine di chiarire gradualmente opinioni e giudizi.

Quest'ultima circostanza si è verificata proprio nel sezionare The Cult of Astaroth, ultimo lavoro dei Three Eyes Left, determinando quindi un colpevole ritardo nella stesura di questa recensione. La formazione bolognese, attiva fin dal 2004 e dedita alle sonorità stoner/doom, possiede all'attivo un demo, altri tre album ed un EP divisi tra l'ambito dell'autoproduzione e l'appoggio della piccola nostrana Go Down Records; attualmente gli emiliani sono stati inglobati nel roster dell'altrettanto italiana Argonauta Records, etichetta che recentemente sta facendo un discreto lavoro in termini di qualità (sono stati ad esempio recensiti positivamente gli ultimi album Nibiru e Cities of Mars).

Procedendo ad un'analisi preliminare, ci si trova ad affrontare un platter piuttosto consistente nel minutaggio (si parla ci circa settanta minuti di musica), a cui si affianca una produzione più che esaustiva nei dettami impartiti dal genere, visto che dalla matassa sonora si impongono delle chitarre con un fuzz abnorme quale punto di forza dell'economia del sound del terzetto. Nella prima sezione si delineano dei brani piuttosto complessi; tra i vari fattori che determinano tale impressione mettiamo in evidenza i cambi repentini adottati che alterano e destabilizzano ciò che in apparenza sembrava il mood portante del pezzo. Si riscontrano inoltre alcuni elementi leggermente sgradevoli e ridondanti come il cambio di registro delle vocals, che da un piacevole approccio in clean (molto vicino a livello timbrico a quello di Cynar dei Doomraiser) si spostano improvvisamente al growl e allo scream, nonché all'utilizzo di un'effettistica che richiama la verve psichedelica degli Ufomammut, ripetendo di contro un'unica tipologia di soluzione in differenti episodi (vedasi Chants into the Grave, Demon Cult, De Umbrarum Regni). Giungiamo dunque al fattore che più di tutti ha gravato nel rinvio a giudizio: i riff. The Cult of Astaroth ne contiene una valanga (si potrebbero tranquillamente scrivere due album) ed il paradosso è che per la maggiore sono grandiosi! Peccato che, ricollegandosi dunque a quanto accennato riguardo i cambi, il problema di questo lavoro sia il songwriting, a tratti pretenzioso nel voler aggiungere troppi elementi forzando spesso la connessione tra un riff ed il successivo, con il risultato di ottenere una certa prolissità di fondo che intacca particolarmente le resa dei primi brani. Proprio per effetto di questo gioco di chiaroscuri qualitativi, la scelta più opportuna è sembrata quella di dilatare il tempo dedicato all’ascolto, alternandolo ad altrettanti momenti di pausa che consentissero di lasciar sedimentare le impressioni. E, al termine di questo ostinato processo, la chiave di ascolto più indicata seppur bizzarra che ci sentiamo di proporre è quella che la vera fruizione di The Cult of Astaroth si concretizzi… rovesciando la tracklist (ovvero partendo dall'ultimo brano procedendo a ritroso verso il primo). In questo caso, infatti, si assiste ad un'attenuazione dell'effetto eversivo che tale disco sortisce. Tracce più semplici e dirette come ... And Then God Will Die... e Funeral of an Exorcist a conti fatti rappresentano un ottimo biglietto da visita per penetrare all'interno della malattia sonora prodotta dai Three Eyes Left, spostandosi quindi gradualmente verso soluzioni più elaborate quali De Umbrarum Regni, guidata sempre da un riffing in cui gli influssi dello Stregone Elettrico aleggiano con particolare costanza. Si passa poi alla bellissima prima sezione di Demon Cult in cui i ritmi si fanno più vivaci raffigurando una danza sabbatica che strizza l'occhio ai Cathedral e troncandola (ahimè) verso un secondo blocco che spezza il mood goliardico in pura pachidermia. Anche Chants into the Grave segue più o meno un destino simile, anche se la porzione finale verte verso territori psichedelici in cui i Nostri calcano fin troppo la mano nella reiterazione di un unico ossessivo effetto. Superando le atmosfere sulfuree di The Satanist giungiamo infine alla porzione più multiforme e difficoltosa; stiamo parlando di Spiritic Signals Through the Beyond, You Suffer... I, the Evil Dead e Sons of Aries, tracce che metteranno a dura prova l'integrità mentale dell'ascoltatore ma che dopo il percorso suggerito acquisiranno di certo una maggiore propensione ad addentrarsi nell'apice della follia compositiva impartita dal terzetto.

Avendo cercato in tutti i modi di spingerci negli anfratti di The Cult of Astaroth, non possiamo che sottolineare la doppia anima dell’album, perennemente sospeso tra le buone intenzioni del trio di infondere maggior carattere ed eterogeneità al songwriting e un'eccessiva sovrapposizione delle idee in alcuni momenti, che finisce per rendere problematico il processo di assimilazione. Inquadrare il versante compositivo con l’obiettivo puntato sulla costruzione di strutture più snelle e dirette come i due esempi ... And Then God Will Die... e Funeral of an Exorcist (si intende senza snaturare per contrappasso l'imponenza e la solidità di un riffage costantemente in palla), avrebbe consentito una lettura più agevole nonché l’approdo a un diverso tipo di valutazione, seppur in sede di consuntivo quest’ultima si possa riassumere in termini comunque positivi.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Argonauta Records
Doom
Tracklist
1. Sons of Aries
2. You Suffer... I, the Evil Dead
3. Spiritic Signals Through the Beyond
4. Chants into the Grave
5. The Satanist
6. Demon Cult
7. De Umbrarum Regni
8.Funeral of an Exorcist
9. ... And Then God Will Die...
Line Up
Maic (Voce, Chitarra)
Andrea (Basso)
Ste (Batteria)
 
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