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The Other - Casket Case
15/01/2018
( 346 letture )
Una carriera senza capolavori, ma costruita su basi solide e su esibizioni live incendiare: si potrebbe riassumere con queste poche parole l'avventura dei The Other, gruppo formatosi nel 2002 a Colonia ed inizialmente dedito alla proposizione di cover dei Misfits: dopo questi inizi nel segno del punk più immaginifico, i nostri hanno preso a piene mani anche dalla teatralità di Alice Cooper e, come detto, si sono fatti notare per i loro notevoli show dal vivo, basati su un robusto horror punk/metal. Dopo il buon The Devils you Know, risalente al 2012 e ed il meno brillante Fear Itself, del 2015, entrambi pubblicati dalla SPV/Steamhammer, i ragazzoni capitanati da Rod Usher (nickname che omaggia il celebre racconto di Edgar Allan Poe) hanno rischiato di scomparire a causa di varie vicissitudini e cambi di line-up; in compenso, a fine 2017 si sono rifatti sotto con questo Casket Case, primo con la nuova label Drakkar Records.

La ricetta sonora non muta di una virgola: punk, hard rock ed heavy metal si mescolano a tematiche orrorifiche in omaggio ai già citati Misfits ed Alice Cooper (ma anche ai The Damned), decantate a dovere dalla voce teatrale di Usher, che ricorda vagamente quella del frontman dei Volbeat Michael Poulsen. Si aprono le danze su questo sabba dell'orrore con A Party at Crystal Lake, divertente traccia dal ritmo sostenuto ispirata al celeberrimo killer della saga di Venerdì 13, Jason Voorhees; la batteria è grande protagonista del pezzo assieme alla voce impostata del frontman, che punteggia con la sua ugola un buon brano di esordio. She's a Ghost toglie il piede dall'acceleratore regalando una traccia più ariosa ed atmosferica, ancora una volta caratterizzata dall'espressività del cantante, il vero valore aggiunto di una band per il resto abile, ma un filo prevedibile. Si torna su ritmi più incalzanti e vicini al metal con Counting the Flies, che gioca le sue carte tanto sulla rapidità, quanto su un ritornello abbastanza scontato, ma che comunque farà la sua figura dal vivo, da sempre la dimensione migliore per godersi i The Other. Un po' di The Cult emergono nella intrigante Dead and Gone, caratterizzata da un riffing di chitarra azzeccato e dalla consueta, valida interpretazione al microfono da parte del cantante. C'è spazio anche per la lingua madre del gruppo in Morgen Ohne Grauen, meno godibile ovviamente delle altre tracce per noi che al massimo possiamo dirci anglofoni e, forse, anche un po' meno riuscita, a dispetto del mood oscuro che emerge in alcune strofe. Per fortuna va meglio con Faith and the Fallen, grazie all'ispirata chitarra di Pat Laveau, uno dei più recenti acquisti della formazione renana, nonché ad un valido ritornello. Till Death Do Us Part (uno dei titoli più abusati della storia della musica!) si candida fra le migliori tracce del lotto, divisa com'è fra una parti più melodiche e lugubri ed altre più pesanti ed epiche, in un'alternanza gestita davvero bene dal gruppo. C'è spazio anche per un'ospite femminile in Little Black Riding Hood, canzone più tendente all'hard and heavy che al punk, al pari del resto di Not My Usual Self, forse il pezzo più metal-oriented di tutto Casket Case e di A Heart is Mysterious; la cosa non può che farci piacere! End of Days, rilasciata come singolo, mostra invece un lato quasi gothic rock dei nostri, ben reso dalla voce di Usher, benché il ritornello stavolta non appaia dei più ispirati: si torna in compenso alla velocità ed a tematiche zombie con The Horror of it All, in attesa del classico punk rock di X-Ray Eyes, per la verità forse il pezzo peggiore dell'album. Con così tanti pezzi alle spalle, del resto, un calo di ispirazione era prevedibile! Per fortuna Pray for your Soul rimette le cose a posto e costituisce un valido viatico alla conclusione dell'album, affidata a due brani che evidenziano due delle molteplici anime dei The Other: Werewolf of Bedburg è horror punk allo stato puro, sia come musica che come atmosfere, mentre What It's Like to be a Monster è più lenta e cadenzata, ancorché non particolarmente memorabile.

Alla conclusione di questo lungo viaggio, possiamo dire che i nostri amici di Colonia hanno prodotto un buon album, ben suonato ed ottimamente interpretato, che scorre abbastanza velocemente nonostante la sua lunghezza non indifferente; ci sono alcuni pezzi meno brillanti e qualche sbavatura qui e là, ma Casket Case funziona. Non raggiunge i livelli di The Devils you Know, che d'altra parte ha costituito con ogni probabilità il miglior lavoro della band assieme a New Blood, ma, dopo il poco esaltante Fear Itself, i fan dell'horror punk possono tornare a dormire sonni tranquilli: i maestri odierni del genere godono di buona salute!



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
42 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
Drakkar Records
Horror Punk
Tracklist
1. A Party at Crystal Lake
2. She's a Ghost
3. Counting the Flies
4. Dead and Gone
5. Morgen Ohne Grauen
6. Faith and the Fallen
7. Till Death Do Us Part
8. Little Black Riding Hood
9. Not My Usual Self
10. A Heart Is Mysterious
11. End of Days
12. The Horror of it All
13. X-Ray Eyes
14. Pray For Your Soul
15. Werewolf of Bedburg
16. What It's Like to be a Monster
Line Up
Rod Usher (Voce)
Pat Laveau (Chitarra)
Chris Cranium (Basso)
Dr. Caligari (Batteria)
 
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