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Shining (Swe) - X - Varg Utan Flock
17/01/2018
( 2322 letture )
Accompagnato dalla cifra in numeri romani caratterizzante gran parte delle release della band, l’alba del 2018 ci consegna X - Varg Utan Flock, ultimissimo vagito della creatura Shining. La quasi ventennale carriera degli svedesi -punteggiata dalle divagazioni esistenziali del controverso fondatore Niklas "Kvarforth" Olsson, croce e delizia di fan e detrattori- ha coinciso con la progressiva ibridazione e contaminazione della matrice depressive black di partenza sino a plasmare la propria inconfondibile sintassi, dissolvendo le asperità degli esordi in nuance ora strizzanti l’occhio al gothic/doom, ora ricche di solismi pentatonici dal gusto quasi blueseggiante. X - Varg Utan Flock -traducentesi letteralmente con "lupo solitario"- si offre ostentando una delle cover più conturbanti ed intense che i nostri abbiano mai ideato, densa di promesse dunque circa la qualità del contenuto.

In tal senso l’incipit di Svart ostoppbar eld risulta a suo modo spiazzante: si è difatti immediatamente travolti da un riffing rockeggiante e catchy, su quale ben presto si innesta il lavorio inarrestabile delle pelli, inseguito da un mordace riffing in tremolo. Su tutto domina la graffiante performance vocale di Kvarfort, stagliantesi drammaticamente anche sul crinale degli allentamenti acustici che increspano l’andamento della composizione.
La successiva Gyllene portarnas bro risuona, sin dalla progressione chitarristica lancinante che la introduce, quale un’oscura ballad nella quale si estrinseca e realizza appieno una delle velleità caratterizzanti il progetto sin dagli esordi ovvero l’annichilimento psicologico dell’ascoltatore. Tanto le divagazioni acustiche affidati alle sapiente sei corde di Huss e Valovirta quanto la drammatica interpretazione di Kvarforth sono sufficienti a tratteggiare quello stesso baratro che noi siamo e diveniamo nel momento in cui difficoltà soverchianti e tensioni irriducibili ribaltano la vitalità nel suo opposto, depressione ed angoscia. E la via d’uscita cui il titolo stesso del brano fa provocatoriamente segno, il Golden Gate Bridge di San Francisco, è quanto di più definitivo possa esistere. Il luogo è difatti tristemente noto quale meta elettiva degli aspiranti suicidi statunitensi.
Jag är din fiende è invece dischiusa da un riffing immediatamente più energico -ricordante per certi versi le dinamiche della opener- confluente in un refrain melodioso e trascinante pressoché irresistibile, valorizzato da godibilissimi e mai prolissi fraseggi chitarristici nonché sezioni arpeggiate dense di pathos. Il sommesso esordio in tremolo di Han som lurar inom, ci prepara a quello che è probabilmente il brano più iconico del platter. Sorretto da un palm muting saturo e dalle vocals caustiche, vomitanti odio e ribrezzo nei confronti delle perversioni alcoliche e carnali della voce narrante, il brano è sospeso in un funambolico equilibrio tra introspettivi frangenti acustici e sfuriate esplosive, sottolineando l’estrema e studiata maturità conseguita dalla formazione.
E se la consistenza alata di Tolvtusenfyrtioett, strumentale interamente pianistica, permette momentaneamente di riprender fiato, la traccia di chiusura Mot Aokigara ci trascina nuovamente negli abissi vibranti della scrittura di Kvarforth. Le tensioni che ne attraversano la personalità sono difatti condensate nel riferimento alla foresta dei suicidi nipponica. Il sottofondo acustico adombra uno spoken words nel quale l’harakiri simbolico del mastermind si compie -chiudendo un ipotetico circolo- nello stesso mese del proprio compleanno:

I was born december 1983 and I died december 2017

In X si ricapitola -quasi ci si trovasse sull’orlo di un precipizio- l’intera parabola creativa degli Shining tra la riuscitissima sintesi degli esordi maggiormente canonici alle più recenti divagazioni a carattere maggiormente easy listening, nei limiti in cui qualsiasi fatica degli svedesi possa essere definita come tale.
Pur conservando intatta nell’attitudine la propria matrice depressive black, X - Varg Utan Flock può difficilmente esser catalogato come tale, riuscendo al lavoro forzata persino l’etichetta black metal; sarebbe difatti più corretto parlare di pesanti contaminazioni estreme. Il risultato è un full-length incredibilmente convincente e consigliabile tanto ai fan della prima ora della formazione, tanto a chi li abbia sistematicamente ignorati. La freschezza e la consapevolezza del songwriting degli svedesi, difatti, pur non raggiungendo la perfezione di IV - The Eerie Cold ed V - Halmstad (Niklas angående Niklas) ci consegna uno degli apici del proprio sforzo creativo.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
77.55 su 9 voti [ VOTA]
Aceshigh
Mercoledì 4 Luglio 2018, 9.41.30
6
Grandissimo rientro per gli Shining. Uno dei loro migliori album per me, ovviamente lontano stilisticamente da The Eerie Cold, tanto per citare un caposaldo della loro discografia. Hanno pubblicato talmente tanta roba negli ultimi 13 anni, spostando sempre un pochino la loro proposta, che ormai fare confronti con quel passato lì ha senso fino ad un certo punto. Sicuramente una delle uscite notevoli di questo 2018 in ambito (diciamo?) black. Magari sempre a questi livelli. Voto 87
Todbringer83
Domenica 27 Maggio 2018, 14.51.47
5
Recensione più che condivisibile. Ci troviamo di fronte a una summa di quello che ha rappresentato la discografia della band in questione. Mantengono inalterate quelle che sono state le basi da dove hanno cominciato, divagando e strizzando l'occhio verso lidi gotici e darkeggianti. Ritorno promosso a pieni voti. 80
Awake
Sabato 27 Gennaio 2018, 14.10.21
4
Scusate se mi permetto: a quando una rece su quella meravigliosa perla nera di Halmstad?
Awake
Lunedì 22 Gennaio 2018, 23.36.39
3
Dura arrivare ai livelli di The Eerie Cold e di Halmstad. Hanno fatto album di ottima fattura e quest'ultimo ne è la conferma, ma da anni a questa parte mancano di quell'ispirazione che nei due dischi sovracitati li rendeva unici.
Markus
Giovedì 18 Gennaio 2018, 9.42.27
2
Ho ascoltato quest'album ed è stato subito amore. Credo sia l'apice della loro carriera,almeno fin'ora. Creatività,idee,talento. Per me un 88 ci sta.
Doomale
Mercoledì 17 Gennaio 2018, 14.40.11
1
L'ho scritto anche ieri sul forum, ascoltato una volta soltanto per curiosità e devo dire che mi ha sorpreso in positivo. Mi sembra di poter dire che è' davvero un buon album dove recupera un po' della matrice di Halmstad con in più in atmosfera molto Dark. Qui parlo solo di musica come è' giusto che sia, e il risultato mi sembra più che buono. Ottima e condivisibile recensione.
INFORMAZIONI
2018
Season Of Mist
Black
Tracklist
1. Svart ostoppbar eld
2. Gyllene portarnas bro
3. Jag är din fiende
4. Han som lurar inom
5. Tolvtusenfyrtioett
6. Mot Aokigahara
Line Up
Niklas Kvarforth (Voce, Chitarra, Tastiera)
Euge Valovirta (Chitarra)
Peter Huss (Chitarra)
Marcus Hammarström (Basso)
Jarle "Uruz" Byberg (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Andy LaRocque (Chitarra)
Olli Ahvenlahti (Piano)
 
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