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An Evening With Knives - Serrated
19/01/2018
( 1297 letture )
Un manipolo di eroi in lunga e perigliosa marcia verso terre inospitali, ai confini del mondo conosciuto, con la promessa di un premio pari al valore dei protagonisti coinvolti… Così la tradizione orale prima e successivamente i grandi autori della letteratura greca (da Omero a Esiodo, fino ad Apollonio Rodio) hanno citato o raccontato con dovizia di particolari il viaggio della nave Argo, condotta da Giasone alla ricerca del mitico vello d’oro fin sulle coste orientali dell’attuale Mar Nero. Non sappiamo se nella scelta del nome di una giovane label abbia pesato più la suggestione dell’avventura in lande musicali relativamente poco battute o piuttosto la certezza di premi gratificanti a coronare il viaggio, ma di sicuro, dopo soli cinque anni di attività, possiamo ascrivere la Argonauta Records tra le realtà più brillantemente impegnate nello scandagliamento degli abissi doom, stoner, sludge e post a caccia di realtà promettenti, in un processo continuo di allargamento e affinamento qualitativo del roster.
Così i radar dell’etichetta, oltre che sulla scena tricolore, sono permanentemente accesi anche sui quadranti internazionali e devono aver fatto illuminare più di una spia sulla plancia di comando setacciando i cieli pentagrammatici olandesi e incappando in un terzetto del Nord Brabante poco più che al debutto. Certo, Eindhoven non è la Colchide e il vello non è forse ancora del metallo più nobile, ma la caratura della nuova scoperta si rivela comunque decisamente sorprendente e merita ben più di uno di quegli ascolti distratti che troppo spesso riserviamo alle band in faticosa emersione dalla dimensione underground.

Qualche anticipazione delle potenzialità degli An Evening with Knives, peraltro, era già riscontrabile scorrendo il loro pedigree live, tenuto conto che accompagnare sul palco mostri sacri del calibro di Corrosion of Conformity, Truckfighters, Elder o Steak Number Eight non poteva essere il semplice frutto di congiunzioni astrali favorevoli o di malriposte benevolenze degli organizzatori dei tour, ma a rinforzare l’impressione di una proposta non ordinaria concorreva anche un EP di debutto di notevole spessore, al di là dell’esiguità del timing complessivo e dei soli quattro episodi in scaletta.
Premesse non indifferenti, dunque, ma per uscire da un apprendistato ancora circonfuso da un’aura artigianale mancava la prova definitiva sulle lunghe distanze e la risposta arriva finalmente con questo Serrated, confermando in pieno aspettative e auspici. Cominciamo subito con l’avvertire che, su un’ipotetica mappa di metal generi disposti più o meno in ordinata sequenza e con altrettanto ordinati confini a separarne i raggi d’azione, gli An Evening with Knives si materializzano come band dalla più che problematica collocazione, puntando tutto sulla molteplicità e la contaminazione dei registri e mettendo così in difficoltà chi fosse alla ricerca di rigorose declinazioni di un’unica sonorità. Il dato evidente è che i Nostri masticano a meraviglia tutti i quattro generi citati a cui la Argonauta Records guarda programmaticamente come meta per l’esplorazione, ma la realtà è che i devoti di ciascuna “famiglia” rischiano di andare incontro a una mezza delusione, se attendono da Eindhoven devozioni ortodosse alle rispettive cause. Ecco allora che i doomsters lamenteranno una dose troppo omeopatica di pachidermicità, gli amanti del post metal troveranno atmosfere complessivamente troppo poco dense, i fans dello stoner obietteranno una scarsa presa delle radici southern e quelli dello sludge tracce di fango appena percettibili; tutte osservazioni pertinenti, alla prova dei fatti, ma, come accade in presenza di lavori sorretti da una mano ferma in sede compositiva, le debolezze dei dettagli diventano punti di forza del quadro di insieme, regalando un platter multicolore e ricchissimo di sfumature.
Volendo azzardare per motivi “editoriali” una prevalenza, abbiamo scelto un posizionamento nel variegato cielo post metal, ma solo a patto di considerare quest’ultimo come una sorta di materia oscura che tiene insieme, a mo’ di radiazione cosmica di fondo, le diverse forze di gravità che si presentano sulla scena e che trascinano ogni traccia verso altrettanto diversi approdi, a cominciare dalla spiazzante (ma monumentale) prova del vocalist Marco Gelissen. Dotato di un timbro da consumato rocker settantiano con annessi riflessi rochi “nicotinizzati”, il singer sfodera un clean abrasivo che però non sconfina mai nel canonico scream di stretta marca post (niente di più lontano dai dettami del collettivo Church of Ra, tanto per restare in ambito geografico belga/olandese), rivelando qui i migliori punti di contatto con la lezione stoner. E sempre all’orizzonte stoner vanno ricondotti gli splendidi assoli hard rock/classic metal con cui la sei corde di Gelissen va a intercettare e completare il lavoro potente e a tratti quasi solenne della sezione ritmica van Grunsven/Jonkers, per un esito che gioca con le lancette del tempo alternando reminiscenze antiche a sensibilità contemporanee.

L’apertura delle danze è affidata a Come Undone e subito gli An Evening with Knives iniettano dosi massicce di sabbia in un’atmosfera oscuramente doom, illuminata sinistramente prima dalle punture di un cantato quasi acido e poi da una sei corde che occupa progressivamente il proscenio trasudando psichedelia. È un’andatura decisamente più ipnotica, invece, quella che innerva Restless e qui il terzetto salda il debito con il post metal di prassi e concezione isisiana ma, a differenza del modello, non siamo in presenza di un climax ma piuttosto di una spirale che ruota continuamente su se stessa, in un gioco ancora una volta ad alta risoluzione psichedelica. La successiva Blind Man’s Guess (già presente in modalità live sull’EP di debutto) ci ricorda perché i muri di Eindhoven abbiano ospitato manifesti con il moniker dei Nostri associato a quello dei Truckfighters, in uno stoner-tripudio che sembra voler arrostire i polder importando echi di desert rock e anche le prime note di Hysteria insistono sulla stessa falsariga, salvo smentire (parzialmente) le premesse con uno sviluppo da semi ballad che esalta le propensioni melodiche della band, del resto mai in discussione in tutto il dipanarsi del platter. L’attimo di tregua appena concesso è peraltro funzionale all’esplosione di energia di Fade Out, aperta da un tambureggiante avvio tribalistico su cui però piombano in fretta sporcature e distorsioni sludge, con il cantato di Gelissen che si avventura in territorio se non proprio core quantomeno post punk (se ci è concesso un ardito accostamento, scomoderemmo Mike Peters in cabina di regia dei The Alarm, direttamente dal cuore non metal degli anni ‘80), prima di un trascinante finale in cui si consuma il vertice di coinvolgimento di membra e chiome. La chiusura di fatto del viaggio (l’incombenza toccherebbe formalmente a Drowning in Daybreak, ma si tratta di una traccia troppo esile, non solo come durata, per ricoprire il ruolo) spetta a un’altra vecchia conoscenza dell’EP di debutto, Thoughts and Regrets, che esibisce ascendenze sabbathiane filtrate dal prisma Saint Vitus ma mantenute sulla corda del ritmo da un riff avvolgente che gioca con l’ortodossia doom dell’accoppiata basso/batteria. Dall’inizio dei fuochi d’artificio sono passati solo poco più di quaranta minuti, letteralmente consumati tutti d’un fiato, ma purtroppo gli An Evening with Knives chiudono qui la stanza dei giochi; peccato, un paio di tracce di pari valore in più e sarebbero state spalancate, le porte del capolavoro…

Un caleidoscopio di generi in continua e mutante ricomposizione, un sorprendente equilibrio nell’amalgamare elementi disparati, una semplicità di resa che solo superficialmente può far pensare a ruffiane operazioni intrise di derivatività, Serrated è un album che merita di restare a lungo sugli scaffali degli amanti delle terre di confine e contaminazione. Forse non hanno percorso gli ultimissimi scalini che conducono all’eccellenza, ma davvero gli An Evening with Knives ci sono andati vicini... davvero molto vicini.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
70 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2018
Argonauta Records
Post Metal
Tracklist
1. Come Undone
2. Restless
3. Blind Man's Guess
4. Hysteria
5. Fade Out
6. Thoughts and Regrets
7. Drowning in Daybreak
Line Up
Marco Gelissen (Voce, Chitarra)
Peter van Grunsven (Basso)
Ivo Jonkers (Batteria)
 
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