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The Hellacopters - Supershitty to the Max!
20/01/2018
( 511 letture )
Capita più spesso di quanto si pensi che musicisti noti per un determinato genere musicale sentano successivamente il bisogno o semplicemente il desiderio di cimentarsi con qualcosa di totalmente diverso: dipende poi naturalmente dai musicisti in questione l'effettiva validità della loro inedita sperimentazione! Nel caso di Nicke Andersson, assurto agli onori della cronaca come cantante, bassista e soprattutto batterista dei seminali deathster Entombed, possiamo sicuramente affermare di trovarci alle prese con uno di quegli artisti che riescono a rendere maledettamente bene, qualunque sia il campo in cui decidono di cimentarsi: dopo gli Entombed, infatti, il buon Nicke si è dato all'hard rock ed al garage rock, raggiungendo di recente nuova fama con gli Imperial State Electric, ma dando soprattutto il meglio di sé con i The Hellacopters, indubbiamente una delle migliori formazioni hard rock mai partorite dal pur fecondo grembo svedese. Non va comunque sottovalutato il decisivo apporto di Dregen, chitarrista noto per la sua militanza nei Backyard Babies, fondamentale affinché il gruppo prendesse vita nel 1994 e la cui impronta marchiò in modo indelebile i primi due album.

Quest'oggi ci occupiamo proprio di uno di essi, vale a dire lo splendido esordio Supershitty to the Max!, risalente al 1996 e registrato in appena ventisei ore (vero, Tool?): se in seguito la band avrebbe mutato pelle passando ad un hard rock maggiormente ispirato agli anni 70 ed al blues d'annata, soprattutto l'esordio discografico mette invece in mostra un'anima squisitamente punk e stradaiola, evidente già a partire dalla strabiliante opener, (Gotta Get Some Action) NOW!, vero pezzo di bravura di tutti i musicisti coinvolti; anche la sezione ritmica, formata da Kenny Hakansson e Robert Eriksson, ex roadie degli Entombed, spreme infatti la strumentazione ai limiti, sprizzando energia da tutti i pori. Hakansson ed il suo basso emergono prepotentemente anche in 24h Hell, rasoiata punk con un Andersson più graffiante che mai al microfono ed uno splendido assolo (non di solo punk vivono i The Hellacopters!) ad opera di Dregen. Energia e divertimento non mancano nell'infuocata (perdonate il gioco di parole) Fire, Fire, Fire, il cui pezzo forte è il ritornello puntellato in maniera perfetta dalla batteria di Eriksson; Born Broke, che con i suoi quattro minuti e passa è una delle tracce più lunghe del disco, punta un po' meno sull'assalto all'arma bianca e più sulla costruzione di un pezzo hard rock, che riesce in maniera eccellente e consente, più che mai, di apprezzare la bravura dei musicisti coinvolti. Bore Me è tutt'altro che noiosa e spara in faccia ai suoi ascoltatori una sventagliata di garage rock/punk a tutto volume, ottimamente sormontato da un Andersson mefistofelico al microfono; dopo quest'orgia di velocità la band rallenta un po' e ci regala Tab, il brano più elaborato ascoltato finora, ai confini con lo stoner e con un lavoro alle chitarre da parte di Andersson e Dregen davvero fenomenale. How Could I Care vede Eriksson trasferirsi momentaneamente al microfono con buoni risultati, anche grazie ai frequenti cori dei suoi compagni di avventure, mentre Didn't Stop Us pur essendo coinvolgente, non ci fa uscir di testa come le tracce che l'hanno preceduta; per fortuna la successiva Random Riot, con le sue splendide cavalcate di chitarra e basso e l'armonica, ci riporta su livelli elevatissimi. Ci avviciniamo verso la fine dell'album, ma i The Hellacopters non hanno la minima intenzione di mollare: Fake Baby è il classico brano punk senza respiro cui i nostri ci hanno abituati, ma la vera perla di questo finale è la splendida Ain't No Time, benedetta dall'ennesima grande prova dei due chitarristi. Se Such a Blast non mancherà di farvi agitare la testa a ritmo di musica, la curiosa Spock in my Rocket, lunga ben ventidue minuti (quasi quanto tutte le altre canzoni messe assieme!), potrebbe farvi pensare ad una sperimentazione prog da parte dei nostri...ma si tratta in realtà di un'altra gemma di garage rock seguita da diversi minuti di silenzio che sfociano poi in una cacofonia finale tratta verosimilmente da uno show dal vivo (ma potrebbe essere anche un sano “cazzeggio” in sala prove, giacché la qualità della registrazione è volutamente bassa ed amatoriale).

Si chiude così un album di esordio clamoroso per i The Hellacopters, non a caso vincitore del Grammy; il gruppo guidato da Andersson e Dregen, come detto, rilascerà un altro album con la formazione originale. Successivamente il chitarrista tornerà a tempo pieno con la sua band principale ed Andersson, mostrando ulteriormente le sue qualità compositive, virerà verso un hard rock di stampo più classico. Dal punto di vista strettamente qualitativo, probabilmente la band ha composto di meglio, ma questo Supershitty to the Max! costituisce davvero una perla di garage rock/punk che ogni amante di questo genere di musica dovrebbe, se non possedere, quantomeno conoscere.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
66 su 2 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Martedì 23 Gennaio 2018, 19.23.33
3
Gruppo che ascolto ogni tanto, nel loro genere vi consiglio anche gli americani Hookers, belli carichi anche loro..
duke
Domenica 21 Gennaio 2018, 15.27.44
2
disco interessante come quelli che seguiranno .... sano e robusto punk n roll trascinante ....
Galilee
Sabato 20 Gennaio 2018, 15.58.47
1
Ottima recensione per un disco pazzesco. Questo è Rock n Roll punto. Alzo il voto però, metto 88.
INFORMAZIONI
1996
White Jazz Records/Toys Factory/Man’s Ruin Records
Hard Rock
Tracklist
1. (Gotta Get Some Action) Now!
2. 24 H Hell
3. Fire, Fire, Fire
4. Born Broke
5. Bore Me
6. Tab
7. How Could I Care
8. Didn't Stop Us
9. Random Riot
10. Fake Baby
11. Ain't No Time
12. Such a Blast
13. Spock in My Rocket
Line Up
Nicke Andersson (Voce, Chitarra, Maracas)
Dregen (Chitarra, Cori, Tamburello)
Kenny Hakansson (Basso, Cori)
Robert Eriksson (Batteria, Cori, Maracas, Voce nella traccia 7)

Musicisti Ospiti
Hans Ostlund (Chitarra nella traccia 11)
Anders Lindstrom (Piano)
 
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