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Deathproof - Evolve or Die
21/01/2018
( 515 letture )
Siamo tutti d'accordo nel definire i Lamb of God come una della band che più si è imposta a livello di sound nel corso di questi anni duemila. Specialmente Ashes of the Wake, loro terza fatica, risulta essere un album impressionante ancora oggi, sia per la qualità della musica proposta, sia perché è stato il vero punto di svolta nella carriera della band. Questo come naturale conseguenza dell’evoluzione rispetto ai due lavori precedenti, entrambi comunque di livello altissimo.
Non è quindi strana la nascita di gruppi che li imitano senza però riuscirci, risultando più che altro pallide copie degli stessi. I Deathproof però a differenza di tante altre band cloni che si possono incontrare sulla scena, fanno tesoro di questo sound e lo usano per comporre qualcosa personale. Prodotto dalla Art Gates Records, Evolve or Die esce a sei anni di distanza dal precedente Abuse e ci presenta una band in forma che ha tanta voglia di divertire e far divertire.

L'artwork è molto d'impatto, raffigura un orsetto di peluche che è fatto a pezzi da una moltitudine di persone non più in grado di discernere ciò che è importante da ciò che non lo è. Potevano mettere al centro qualsiasi altro oggetto e il risultato non sarebbe cambiato. Il colore predominante è il rosso. Chiaramente la loro è una visione apocalittica e il rosso è il colore più adatto a rappresentarla. Altro dato interessante è quando, ascoltando l'album, si riesce a percepire quel colore attraverso le note. Questo tipo di sensazione si ha, ad esempio, con i dischi dei Children of Bodom come Follow the Reaper o Hatebreeder. Ogni album ha un suo colore. Blu per il primo, verde per il secondo. Nel caso di Evolve or Die il rosso sarà il colore dominante della nostra esperienza. Il che significa che l'artwork ha fatto il suo dovere.
Si parte con No Way, una traccia fin da subito carica di energia. Non ha nessun preambolo o introduzione che prepari l'ascoltatore. I riff di chitarra di Minguez e Madrid sono rocciosi al punto giusto e ben si amalgamano alla batteria creando quindi un tappeto musicale sufficientemente vario da incuriosire l'ascoltatore. A tutto questo si aggiunge la voce di Mattingly che spazia da un pulito abbastanza spiazzante a delle harsh vocals vocals potenti ed inserite al momento opportuno. Questo crea equilibrio facendo sì che l'opener risulti violenta ma mai noiosa. Ben dosati anche i breakdown che saranno invece il cuore pulsante della seconda traccia, Voices (Breakdown Manual), più debole rispetto alla precedente sotto vari aspetti. Non tanto a livello compositivo sia chiaro ma più che altro a livello di personalità. Le chitarre in più di un’occasione ricordano fin troppo i Lamb of God, anche a livello di effettistica. C'è quindi un effetto déjà-vù che non era presente in No Way e questo chiaramente fa storcere un po' il naso. Demons invece si apre con una sezione ritmica di ottimo livello che procede in crescendo. Anche il cantante inizialmente sussurra delle parole per poi esplodere nella consueta rabbia, la quale non risulta mai però dispersiva ed è anzi contenuta ed inframmezzata da delle parti pulite ben fatte. Queste ricordano molto i Trivium di The Crusade come timbro, tanto per restare in ambito moderno. Buona anche la sezione solista, breve ma che precede il refrain finale in maniera impeccabile. In definitiva una canzone ben strutturata in cui ogni elemento viene valorizzato da una produzione fatta come si deve.
Se abbiamo parlato di violenza contenuta nella precedente, Prey Become the Hunters inizia invece col botto per poi rallentare proponendo dei riff di stampo groove estremamente coinvolgenti. Un'altra nota positiva sono i refrain che in ambito core di solito sono piatti ed esageratamente melensi. Qui, i Deathproof riescono ad inserirli perfettamente facendo sì che la canzone si stampi in testa ma mai per i motivi sbagliati. C'è inoltre un equilibrio nella fase di scrittura in cui la band riesce a bilanciare le fasi più violente con quelle più catchy. Ottimo pure il breakdown finale che farà faville dal vivo. Con Unrest Sleep i nostri fanno un po' il verso ai Machine Head di altri tempi, quelli di Burn My Eyes per intenderci, riuscendo però a discostarsi proponendo comunque una traccia di alto livello. Ciò che stona forse è la parte rappata a circa metà brano, però per il resto siamo comunque a livelli buoni anche grazie alla fase solista ben ispirata della seconda metà. L'outro si inserisce perfettamente con l'intro della titletrack, nella quale domina un groove trascinante ed estremamente d'impatto. A tratti si sente proprio la pesantezza di questi riff. Riusciamo a percepire l'apocalisse, la violenza. Ogni elemento è volto a farti percepire questo. Le parti di calma sono brevi, mai rassicuranti e precedono un assolo al fulmicotone. Siamo costantemente in balia dei nostri, specialmente nell' outro dove la traccia diventa proprio un inferno sonoro.
Parte più calma Poisoned World e ci fa sentire finalmente il basso di Busy, che fino ad adesso era rimasto un po' nell' ombra. La voce assume un tono sussurrato per gran parte della durata, salvo poi esplodere nelle solite harsh vocals caratteristiche di Mattingly. L'album si conclude con Cosmic Ball, la traccia più debole del lotto assieme a Voices (Breakdown Manual). Qui il refrain assume le connotazioni negative che i nostri avevano evitato fino ad adesso.

Per tutta la durata di Evolve or Die si riesce a percepire l'apocalisse imminente che i nostri hanno voluto mettere in musica. La sezione strumentale riesce a coinvolgere nonostante il thrash/groove sia di per sé un genere abbastanza ripetitivo. Ciò non toglie però che i Deathproof abbiano composto un album divertente e ben prodotto in cui si sente la rabbia fuoriuscire da ogni nota. Peccato per qualche caduta, in particolare le citate Voices e Cosmic Balls. Per il resto si tratta di un album estremamente godibile, che non annoia e riesce per tutta la sua durata a divertire e al tempo stesso far riflettere, grazie anche a dei testi estremamente attuali e d'impatto.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
48 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
Art Gates Records
Groove
Tracklist
1. No Voices
2. Voices (Breakdown Manual)
3. Demons
4. The Prey Becomes the Hunter
5. Unrest Sleep
6. Evolve or DIe
7. Poisoned World
8. Cosmic Ball
Line Up
Daniel Mattingly (Voce)
Ismael Minguez (Chitarra)
Manu Madrid (Chitarra)
Busy (Basso)
Pablo (Batteria)
 
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