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Novembers Doom - Amid Its Hallowed Mirth
27/01/2018
( 394 letture )
Two souls dance in Novembers air
Depending on each others trust
Silently turning in circles
Following the soft violins
Can I be so bold, as to ask for a kiss?


Non è un caso che quando si parla del connubio tra metal e atmosfere cupe salti spesso fuori -come tema ricorrente- il mese di novembre. Con buona pace di aprile e T.S Eliot, il penultimo mese dell'anno sembra esercitare un fascino quasi morboso verso chi scrive un certo genere di musica. Sarà la combinazione tra il momento culmine dell'autunno e l'avvicinamento inesorabile dell'inverno, ma l'attrazione di quel mese -così a cavallo tra la “morte” e il freddo che la segue- ha mietuto diverse vittime: non solo i nostri Novembre, ma anche gli americani Novembers Doom.
La band dell'Illinois è sempre rimasta una creatura abbastanza anomala nel panorama, conosciuta da appassionati ed addetti ai lavori, ma mai esplosa -nonostante i ventisei anni di attività- tra il “grande pubblico” e non raggiungendo la fama di altri gruppi dello stesso ambiente. Le spiegazioni di tale situazione potrebbero essere le più svariate: la componente geografica “leggermente” decentrata rispetto al baricentro “Europa centrico” del genere, una certa derivatività della proposta o i molti cambi di formazione. Il qui presente esordio, Amid Its Hallowed Mirth, fa però eccezione. Pubblicato nell'ormai lontano 1995, ci presentò una band con le idee piuttosto chiare, che metteva insieme una proposta allora davvero classificabile come doom/death, elemento non irrilevante considerando che la prima parte della classificazione si è poi andata progressivamente a perdere con il tempo (nonostante il nome).

Capitanati -allora come oggi- da Paul Kuhr (unico membro tutt'ora presente) i Novembers Doom di ventitré anni fa avevano già focalizzato il focus compositivo sul riffing delle chitarre elettriche, qui incise dal poliedrico Steve Nicholson. Accordi di quinta dilatati e morbosi monopolizzano infatti le strutture dei pezzi (già l'apertura Aurora's Garden lo dimostra benissimo), creando un'impalcatura tanto funerea quanto solida e “quadrata”. Gli arrangiamenti risultano sempre piuttosto efficaci pur nella loro semplicità, che è una caratteristica che emerge anche nell'uso incredibilmente parsimonioso degli arpeggi, qui presenti in misura ridottissima rispetto alle composizioni di loro colleghi più “attenti” alla componente melodica. Non che quest'ultima sia assente in Amid Its Hallowed Mirth, anzi, in momenti come l'apertura di Amout of the Harp, Sadness Rains o in brani come Dance of the Leaves (unico vero lento dell'album) è l'uso della chitarra in clean a prendere il sopravvento, evidenziando così il buon gusto di Nicholson anche quando si diletta con l'uso di accordi pieni arpeggiati.
A fronte di un lavoro del genere della sei corde è la sezione ritmica a doversi adeguare di conseguenza. In tal senso l'elemento a “piegarsi” maggiormente è il basso -sempre suonato dallo stesso Nicholson- che rimane, a causa di una prevedibile aderenza alle chitarre, abbastanza trascurabile in termini di arrangiamento. Il drumming di Joe Hernandez invece ha un suo perché: mano pesante, capacità di dosare l'uso dei fusti senza arzigogoli inutili e una buona fantasia quando invece impiega i piatti, usati peraltro in maniera massiccia per scandire il tempo.
Il grosso del lavoro dietro il microfono è ovviamente curato da Paul Kuhr, che mostrava già all'epoca una buona capacità di gestire il suo growling. Timbricamente non è probabilmente tra le voci più riconoscibili, ma l'intensità dell'esecuzione sopperisce adeguatamente, permettendo così a Paul di valorizzare dei testi dal discreto “slancio” poetico. A supportarlo troviamo Cathy Jo Hejna, che si incarica dell'arduo compito di fare un po' da contrappeso al “lato aggressivo” del comparto vocale. La voce dal timbro etereo della cantante americana si giostra efficacemente tra momenti lirici, utilizzati spesso come sottofondo per dinamicizzare i momenti più tirati (conclusione di Amout of the Harp) e altri in cui monopolizza lei l'attenzione, come nella più dolce Dance of the Leaves, costruita interamente su vocalizzi privi di testo.

La produzione di Amid Its Hallowed Mirth è piuttosto low-fi, anche considerando il periodo storico. Ciò che ha aiutato i Novembers Doom in questo senso è stata la generale predisposizione della loro proposta ad emergere anche da una registrazione ben poco patinata. In particolare vanno segnalate l'equalizzazione a V delle chitarre (che ha divorato un basso già poco propenso ad emergere) e il senso di ovattamento che avvolge i vari pezzi della batteria.
Insomma, non ci sono errori gravi di produzione, ma una serie di suoni anche abbastanza approssimativi che coesistono adeguatamente nel restituire le atmosfere insalubri cercate dagli americani.

Amid Its Hallowed Mirth è probabilmente, insieme a Of Sculptured Ivy and Stone Flowers, uno dei migliori dischi dei Novembers Doom. Non è esente da difetti, non reggerebbe punto su punto al confronto con altri album prodotti dai loro colleghi europei, ma rappresenta comunque un'importante testimonianza di come si declini in modo particolare il death/doom americano (basti solo pensare alle differenze di un sound come questo rispetto a loro compatrioti come i Daylight Dies).
Quando i Novembers Doom erano ancora doom.

Look deep into my eyes
And see the trust in me
For I am a power stronger then man
I am poetry in its purest form
Open your heart Release your soul
Let me show you wonders
You could only imagine



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Hard & heavy
Sabato 27 Gennaio 2018, 16.01.29
3
quoto InvictuSteele album bellissimo!!!!!!
d.r.i.
Sabato 27 Gennaio 2018, 13.49.41
2
Questo gruppo non mi ha mai preso molto e non so perché ma nel genere proposto trovo di molto meglio. Per me s.v.
InvictuSteele
Sabato 27 Gennaio 2018, 12.48.14
1
Ottima band che ci ha sempre regalato grande musica. Questo è un album bellissimo
INFORMAZIONI
1995
Avantgarde Music
Death / Doom
Tracklist
1. Aurora's Garden
2. Amour of the Harp
3. Tears of the Beautiful
4. My Agony, My Ecstasy
5. Bestow My Desire
6. Chorus of Jasmine
7. Dance of the Leaves
8. Sadness Rains
9. A Dirge of Sorrow
Line Up
Paul Kuhr (Voce)
Cathy Jo Hejna (Voce)
Steve Nicholson (Chitarra, Basso)
Joe Hernandez (Batteria)
 
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