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Black Label Society - Grimmest Hits
27/01/2018
( 3061 letture )
Ha compiuto 51 anni il 14 gennaio, Jeffrey Phillip Wielandt, meglio noto come Zakk Wylde. Quale miglior modo di festeggiarli se non pubblicando a stretta ruota un nuovo album della sua Black Label Society? Di tempo ne è passato da quando il biondo chitarrista fece il suo debutto a fianco del Madman in persona, ormai trent’anni fa e, nel frattempo, Zakk ha dato dimostrazione del proprio enorme talento sia nei dischi di Ozzy, quanto per conto proprio, divenendo uno dei personaggi più rispettati e amati dal pubblico, nonché uno dei più riconoscibili, tanto che qualcuno lo vedrebbe volentieri anche come chitarrista in una ipotetica quanto -speriamo- fantasiosa reunion dei Pantera. Certo essere tornato in pianta stabile nella band di Mr. Osbourne non potrà che essere stata l’ennesima buona notizia per lui, anche se probabilmente dopo dieci anni di lontananza, questo ritorno assume più valore per il Madman che non per Wylde, ormai stabilizzato nella sua carriera solista, iniziata nel 1994 con i Pride & Glory, poi con la pubblicazione del celeberrimo Book of Shadows e proseguita dopo con la Black Label Society. Undici album da studio sono davvero tanti per un gruppo che si regge in maniera totale sul proprio leader, ma la testardaggine e le idee chiare non sono mai mancate al chitarrista di Bayonne, New Jersey. Un quadro, insomma, praticamente perfetto, almeno finché non si considera anche il lato "antipatico" della questione: ovverosia la tendenza da parte di Wylde di ripercorrere sovente le stesse strade già ampiamente perlustrate in passato, senza innovare mai veramente la propria proposta, col rischio più che reale, che questa diventi nel tempo stantia.

Grimmest Hits presenta una copertina che dire minimale forse è anche poco e un titolo che, distrattamente, farebbe pensare ad una specie di "Best Of", cosa che assolutamente non è. Tutti brani inediti per l’occasione, rilasciati a cadenza regolare dopo due anni dal precedente Book of Shadows II (a nome del solo Zakk) e a quattro da Catacombs of the Black Vatican. A scanso di equivoci, è bene dire subito che la formula non cambia assolutamente in questo Grimmest Hits: un heavy/hard rock pesante, che pesca tanto dal groove quanto dallo sludge e dal doom, sul quale si innestano soluzioni melodiche che chiamano in causa tanto l’Ozzy solista quanto gli Alice in Chains e una sempre presente vena classic rock tendente al southern, in particolare quando il chitarrista abbandona l’elettrica a favore dell’acustica o del piano. Ancora una volta non è quindi nella novità che dovremo cercare il bandolo della matassa, quanto nella freschezza dell’ispirazione del band leader. Dal canto suo, sembrerebbe che Zakk abbia trovato un modo per non rendersi monotono in maniera irreversibile, nonostante gli ingredienti utilizzati non cambino mai veramente. Così anche se tutto sommato Grimmest Hits non va poi molto più in là di altri dischi rilasciati sotto il monicker Black Label Society e si iscriva invece nella scia tracciata dall’ottimo Order of the Black, è giusto riconoscere che anche stavolta ci sono diverse canzoni che colpiscono dirette l’ascoltatore, regalandogli grosse soddisfazioni. L’atmosfera di fondo dell’album si fa apprezzare per una vena più vicina all’hard rock e al doom, che rende l’atmosfera decisamente legata ad una preponderante ispirazione classica. Diciamo che se il rientro nelle grazie di Ozzy ha significato qualcosa, più che dal lato Randy Rhoads, stavolta si pende verso quello di Tony Iommi e non a caso da qualche anno Wylde è leader anche dei Zakk Sabbath. Questo porta ad un disco generalmente meno monolitico in senso stretto, nel quale il chitarrista abbandona praticamente del tutto il celeberrimo quanto snervante “fischio” che lo ha reso famoso e che sovrabbondava nei precedenti album. Sornione e in un certo senso rilassato e rilassante, Grimmest Hits scava in modo placido e lugubre un solco, ascolto dopo ascolto, senza sorprendere in modo particolare, ma piano piano lasciando il segno. Si potrebbe dire in modo provocatorio che stavolta Zakk si sia dedicato principalmente a scrivere delle canzoni e lo testimoniano non solo le tre ballate vere che troviamo disseminate nell’ascolto, ma in particolare il fatto che ogni brano ha una propria identità e se non mancano le classiche tracce di “casa”, in generale una volta affinato l’ascolto, non sarà difficile trovare il disco tutt’altro che noioso. Paradossalmente, pur non trovando picchi assoluti, Grimmest Hits finisce per essere uno degli album meno ripetitivi e più longevi della Black Label Society. Partendo proprio dalle ballad difficile rimanere indifferenti ad esempio di fronte a The Only Words, brano soleggiato e dolcissimo, che richiama la leggendaria Allman Brothers e che regala un assolo da urlo vero, tutto feeling e zero autocompiacimento. The Day That Heaven Had Gone Away, come suggerito dal titolo, tratta un argomento col quale prima o poi tutti siamo chiamati a confrontarci e in questo caso l’interpretazione di Zakk al microfono risulta davvero sentita e lo “sforzo” di Cantare per davvero è encomiabile; peccato per un refrain troppo telefonato, perché anche le citazioni hendrixiane sparse lungo tutto il brano meritavano -tra l’altro, Zakk ha partecipato più volte alla Experience Hendrix. Infine, la chiusura perfetta di Nothing Left to Say, nella quale ad emergere è soprattutto lo spettro dei Led Zeppelin, per un risultato comunque ottimo, che fa il paio con The Only Words per i brani più belli di Grimmest Hits. Parlavamo invece dell’influenza sabbathiana e come non sentire la mano e anche qualcosa in più di quella, nei riff sepolcrali che animano All That Once Shined, con tanto di accelerazione a metà brano e la clamorosa Disbelief, che non fa neanche finta di non essere ispirata da A National Acrobat nel suo riff portante, mentre in Bury Your Sorrow si “notano” dopo la palese introduzione sabbathiana, richiami anche a Deep Purple e, ancora, Led Zeppelin. Sul fronte dei “classici” brani da repertorio Black Label Society senz’altro Tramped Down Below vince di gran lunga sulle altre, grazie ad un bel lavoro di basso, un riff che si scolpisce subito in testa e non ammette repliche e una linea melodica che fa il suo sporco lavoro, così come il consueto assolo torrenziale. Altrettanto maestosa Room of Nightmares, primo brano estratto dall’album e senz’altro da segnalare tra le cose migliori e infine Illusions of Peace, comunque inframmezzata da momenti acustici. Decisamente vicina al repertorio dell’Ozzy solista invece la successiva Seasons of Falter, nella quale infatti la timbrica vocale si avvicina a quella del “padrino”. Bella anche A Love Unreal, pezzo che alterna un riff spaccaossa ad un refrain piuttosto melodico e ben realizzato, con una bella accelerazione centrale. The Betrayal, a parte la ritmica interessante risulta invece a conti fatti la traccia meno interessante del disco, pur senza demeritare di per sé. Molto piacevoli e ben riuscite, invece, le numerose armonizzazioni vocali utilizzate praticamente ovunque, che donano quel flavour settantiano che proprio non guasta su un disco tutto sommato così nostalgico e la produzione, per una volta equilibrata e che regala il giusto spazio al basso.

Tirando le somme, Grimmest Hits non sarà probabilmente annoverato tra le migliori cose realizzate dalla Black Label Society, per via di un approccio che definire derivativo è forse ancora poco. Non a caso le influenze di cui si nutre la musica di Zakk Wylde vengono elencate e messe in così bella mostra, come ad accreditare il biondo chitarrista come legittimo erede di una così importante tradizione, che oggi rischia seriamente di rimanere ai margini del circo musicale mondiale, peraltro sempre meno legato all’espressione pura e fisica e sempre più dematerializzato e individuale. Questi sono gli eroi del nostro tempo e se Wylde resta una delle icone del circuito metal mondiale ben venga: il suo è talento vero e dopo trent’anni di carriera la sua stella brilla ancora ben alta. Grimmest Hits è una piacevolissima raccolta di brani di ottimo livello, che senza pretendere alcun trono portano con orgoglio e dedizione la bandiera del rock. Molti giustamente si lamenteranno dell’ennesimo disco nel quale Wylde si accontenta, senza osare davvero lasciare un qualcosa che resti nella Storia, una volta per tutte. Probabilmente, quel solco non arriverà più e questo è davvero l’unico rimpianto e forse anche l’unico vero appunto che si può fare a Zakk Wylde, quello di essere senza dubbio un musicista di altissimo livello, un personaggio che piace e merita tutto il rispetto del mondo, che non è però stato capace di lasciare un disco che lo consegnasse per sempre all’Olimpo che pure sembra davvero meritare. Umano, troppo umano? Può darsi. Intanto, ha pubblicato l’ennesimo album di ottimo e sincero hard’n’heavy e forse è anche vero che chi si accontenta gode, considerando che roba gira nel mainstream oggi.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
84.62 su 16 voti [ VOTA]
Alessandro bevivino
Sabato 26 Maggio 2018, 13.21.15
14
Bello, mi piace parecchio, alla pari di SONIC BREW, THE BLESSED HELLRIDE e Hangover Music vol. VI. Album davvero equilibrato, tutte le canzoni sono ottime.
vascomistaisulcazzo
Domenica 11 Marzo 2018, 18.57.23
13
Dal punto di vista vocale l'ho trovato in grande difficoltà, concordo invece sull'abbandono del "fischio" chitarristico, cosa che ho aprezzato moltissimo. Gli assoli sono fantastici, mi spingo a dire che dal punto di vista tecnico questo è l'album dei BLS migliore che ho sentito. Non eccellerà ma è praticamente impossibile sentire qualcosa sotto la sufficienza da parte del buon Zakk. Il voto ancora non l'ho deciso ma mi piace più dei precedenti 2
Claudio62
Mercoledì 14 Febbraio 2018, 21.34.19
12
Forse un gradino sotto a Catacombs però album più che valido....grande Zakk
Pacino
Giovedì 8 Febbraio 2018, 13.17.30
11
Non mi dispiace affatto, bravo Zakk. Voto 74
tpr
Venerdì 2 Febbraio 2018, 0.13.16
10
come per Catacombs ho atteso con molte aspettative e come allora sono rimasto un po' deluso: la qualità di Order of the Black sta uscendo con prepotenza.
Andre72
Martedì 30 Gennaio 2018, 7.57.45
9
Ottimo album,Zakk è sempre una garanzia.
The Trooper 75
Lunedì 29 Gennaio 2018, 20.55.52
8
Meno male che Zakk esiste...snocciola album su album, collaborazioni e concerti live come se piovesse, ed a 51 ancora si diverte, non che me lo abbia detto personalmente, e che se non si divertisse certe cose non le farebbe, vedi gli ultimi video, ed è vero che da Mafia in poi è calato lentamente, ma prima che raggiunga il fondo ce ne vuole...ce ne fossero altri come lui.....io personalmente condivido il voto del recensore e se avesse messo qualche ballad in meno e pezzi più cattivi forse...ma io chi sono per discuterlo??
vox populi
Lunedì 29 Gennaio 2018, 19.15.02
7
BLS meravigliosi, Zakk stupendo.
Metal Shock
Lunedì 29 Gennaio 2018, 13.50.52
6
Il precedente disco mi era piaciuto non poco, questo ad un primo ascolto l'ho trovato palloso.....magari ci riprovo.
L'adoratore del cespuglietto muliebre
Lunedì 29 Gennaio 2018, 11.55.11
5
Comunque Zakk è un ottimo chitarrista, non tecnicamente preparato come un Govan o un Satriani, ma conosce benissimo il fatto suo. Zakk è più "sanguigno", potremmo dire... perlomeno questa è l'immagine che ci tiene (parecchio) a dare di sé...
Suarez
Lunedì 29 Gennaio 2018, 11.45.31
4
Diego...stai criticando zakk wylde sotto una recensione dei black label society citando la band solista di ozzy, sono 2 percorsi totalmente diversi e non paragonabili. Posso concordare sulla pessima qualità degli album solisti del madman ma la colpa è tutt'altro che ascrivibile a zakk
Diego75
Domenica 28 Gennaio 2018, 20.09.55
3
Sinceramente zakk Wilde non mi ha mai detto nulla come chitarrista....nemmeno con i dischi con ozzy....una band finita dopo bark at the moon....poi solo un sacco di americanate commerciali che hanno seguiti sempre la moda del momento...adesso poi dopo la reunion penosa dei black sabbath...con un disco altrettanto penoso come13 meglio che vada al ricovero oppure vada a fare i duetti con lady Gaga come fanno i metallica....e si porti pure zakk che sinceramente non mi sembra cosi' eccelso!
Graziano
Sabato 27 Gennaio 2018, 16.04.29
2
Dopo l'ottimo Catacombs, questo Grimmest Hits mi delude non poco. Purtroppo croce e delizia dei fans dei BLS è questo alternare album di spessore a dischi riempitivi. Peccato perchè dopo 4 anni uno si aspetterebbe un prodotto più ispirato.
Maurizio
Sabato 27 Gennaio 2018, 11.40.08
1
molto carino, molto doomy. forse una ballata di troppo. Voto 75
INFORMAZIONI
2018
Spinefarm Records
Heavy
Tracklist
1. Trampled Down Below
2. Seasons of Falter
3. The Betrayal
4. All That Once Shined
5. The Only Words
6. Room of Nightmares
7. A Love Unreal
8. Disbelief
9. The Day That Heaven Had Gone Away
10. Illusions of Peace
11. Bury Your Sorrow
12. Nothing Left to Say
Line Up
Zakk Wylde (Voce, Chitarra, Piano)
Dario Lorina (Chitarra)
John “JD” DeServio (Basso)
Jeff Fabb (Batteria)
 
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