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The Zawinul Syndicate - The Immigrants
29/01/2018
( 709 letture )
Per chi non lo conoscesse, è bene almeno rendere l'idea di chi fosse Joe Zawinul, anima e nucleo centrale dei Zawinul Syndicate che andremo a trattare tra poco. Da sempre figura eclettica e grande sperimentatore è stato perno di una delle più grandi band jazz/fusion di sempre, i Weather Report. Perno perché insieme al sassofonista Wayne Shorter è stato il membro fisso della band, attorno a cui ruotavano gli altri membri. Dal 1976 fino al 1982 ha collaborato anche con Jaco Pastorius, il cui contributo alla musica è noto anche a chi non mastica questi generi. È quasi curioso dunque pensare che la carriera dei Weather Report andava a concludersi proprio mentre arrivava alla fine anche quella di Pastorius, dovuta ad una morte prematura e violenta.
La caratteristica principale di Joe Zawinul è quella di aver ricercato di album in album vari tipi di sonorità a lui consone attraverso strumenti come la tastiera e il sintetizzatore. Quest’ultimo, come vedremo in Immigrants sarà un vero e proprio protagonista. È un peccato dunque che il periodo post Weather Report sia molto sottovalutato in quanto contiene lavori veramente interessanti ed importanti. Certo, si può preferire un periodo piuttosto che un altro. Però, quando si parla di artisti così grandi è giusto saper contestualizzare l'opera nel giusto periodo storico.
Fin dai primi lavori Zawinul ha da sempre lottato contro i pregiudizi razziali frequentando locali di gente di colore. Siamo alla fine degli anni 50, quindi in America vigevano leggi razziali ben precise per cui i bianchi dovevano frequentare locali per bianchi e i neri locali per neri. Vi era quindi una divisione netta all'interno della società. Analizzando l'evoluzione della sua musica si capisce invece come Zawinul fin dal principio ritenesse importante l'unione tra le varie culture in modo da poterle implementare all'interno della sua ricerca sonora.

Dopo lo scioglimento dei Weather Report avvenuto nel 1986, il tastierista e compositore si prese due anni di pausa e riflessione. Nel 1988 uscì The Immigrants, primo album dei Zawinul Syndicate suo nuovo progetto. Qui l'unione di cui parlavamo poco fa raggiunge la sua forma più alta. Entriamo nel dettaglio. Si parte con March of the Lost Children. Ciò che si nota fin da subito è che l'improvvisazione, tipica del jazz non è affatto secondaria in questo brano. A questa si unisce un tipo di sonorità molto easy listening che rende il brano molto orecchiabile. Completamente strumentale, ciò che colpisce è l'affinità tra i componenti del gruppo in grado di donare all'ascoltatore dei passaggi molto ricercati. Si nota fin da subito il grande lavoro sulle tastiere fatto da Zawinul che domina su tutti gli altri strumenti, almeno a livello d'impatto. Le influenze etniche si fanno sentire pesantemente nella successiva Criollo e lo si capisce nella scelta dei cori africani. Se si chiudono gli occhi sembra davvero di essere immersi nell'umida foresta pluviale. Un viaggio che non sarebbe stato possibile senza il canto di Hector "Rudy" Regalado. Un brano che è quindi un misto tra innovazione e tradizione. In questo album più che nei precedenti Zawinul pesca a piene mani nella world music cercando un equilibrio tra il vecchio e il nuovo. L'unione tra il jazz e la musica tradizionale africana rende l'ascolto di quest'album un vero e proprio viaggio spirituale. Particolarmente ispirate anche le atmosfere di Shadow and Light che fungono anche da base per quelli che saranno i Dream Theater di Scenes from a Memory. Non a livello di concept albulm chiaramente quanto piuttosto a livello d'atmosfera. Basti pensare a canzoni come Through Her Eyes o The Spirit Carries On. Ritorna a fare da padrona l'improvvisazione nella successiva King Hip unita ad una buona dose di musica etnica. Il cambio costante di musicisti permetterà a Joe Zawinul di sperimentare nuove soluzioni oltre che ovviamente avere una varietà invidiabile. Ogni canzone è unica proprio per questi motivi.
Brillante riarrangiamento di un suo vecchio successo, No Mercy For Me è stato uno dei singoli estratti per pubblicizzare l'album. La sezione ritmica è d'altissimo livello mantenendo un groove pazzesco e al tempo stesso una delicatezza senza pari. Caratteristiche che restano inalterate anche nella successiva The Devil Never Sleep dove colpisce l'uso delle percussioni. In You Understand vi è un uso massiccio delle distorsioni vocali che vanno ad adagiarsi su un’atmosfera sognante, a dir poco eterea. Tutti i brani analizzati fino ad ora dimostrano la voglia di sperimentare e l'amore che Zawinul ha per ogni terra e cultura. L'amore e la nostalgia per la sua terra d'origine la si trova nella conclusiva From Venice to Vienna. Le voci rimangono sempre in secondo piano sovrastate dai vari strumenti che vanno ad amalgamarsi con il rumore di un treno. Un viaggio che è destinato a concludersi, quasi simbolicamente a Vienna, città natale di Zawinul.

A rendere quest'album unico è stata proprio la volontà di unire elementi apparentemente distanti tra di loro quali sono il jazz e la musica etnica creando una miscela omogenea e ben costruita. L'album infatti non ha particolari cali e prosegue con coerenza quanto Zawinul aveva portato avanti con i Weather Report cercando di sperimentare e rivoluzionare le sue sonorità. Nonostante la sua complessità The Immigrants non è difficile da seguire, complici anche le atmosfere sognanti create sapientemente dai musicisti. Un invito quindi a non sottovalutare questa creatura dei The Zawinul Syndicate in quanto offre parecchi spunti di riflessione e propone una tematica non scontata, soprattutto al giorno d'oggi.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
42.5 su 2 voti [ VOTA]
Awake
Venerdì 23 Febbraio 2018, 23.34.35
6
Dimenticavo: il nostro oltre ad aver rovinato Miles Davis ha contribuito anche a rovinare Wayne Shorter. Si scherza eh? Non sono così competente per ciò che concerne il jazz, la fusion e derivati, sono solo mie impressioni. Ma quando ha iniziato con l'elettronica. si è, come posso dire, snaturato? Mi riferisco a Shorter eh? Ma forse i nostri sono troppo avanti per le mie capacità di metabolizzazione o forse, come lei dice caro Marquis "c'est une question de goût". Sempre un piacere leggere i suoi commenti. Au revoir.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 12 Febbraio 2018, 10.15.13
5
Bonjour. Certamente è una questione di gusti, Monsieur Awake e apprezzo la sua disanima. Ma a me, Zawinul e i Weather Report sono sempre piaciuti, proprio perché l'anima jazz più marcata di Shorter, era compensata dall'elettronica e dalla fluidità delle tastiere di Zawinul. Vero, c'è stato un periodo (io ero a Cambridge all'epoca), dove il jazz diciamo "contaminato" dei Weather Report e altri simili era pompatissimo nelle radio "non commerciali" ed era la cosa più interessante del dopo-progressive e in epoca punk. Però le cascate di note delle tastiere di Zawinul era piacevole sentirle e così pure altri nomi che lei a fatto (Brand X, Chick Corea, Michael Brecker ma aggiungerei anche gli italiani Perigeo e soprattutto Area) per poi arrivare al jazz, anche quello contaminato ma più jazz della scuderia ECM con Jan Garbarek, Terje Rypdal, John Surman, Oregon, Codona e ci metto anche Pat Metheny. Qui Zawinul è più se stesso e a me piace un po' meno che nei Weather Report. Ma solo un poco. Musica sempre di altissimo livello. E complimenti anche alla recensione. Au revoir.
Awake
Venerdì 2 Febbraio 2018, 1.12.13
4
Mai amato Zawinul né i Weather, al di là del "santino" Jaco Pastorius, archetipo per tutti i bassisti a venire. Troppo orientato il nostro all'elettronica, con soluzioni "sintetiche" a mio modo di vedere di dubbio gusto. Quando si incaponiva poi a cantare col "microfonino sintetico" (come lo chiamavo io), mi diventava proprio insopportabile (ascoltare "You understand" per capire a cosa mi riferisco). Cmq boh, sarà che il bassista nel gruppo in cui suonavo (cantavo) in gioventù (preistoria) mi sfrucugliava costantemente i maroni col Bollettino Metereologico e coi Syndacate tutti i santi giorni che, inconsciamente, non sono mai riuscito a digerirli granchè, li trovavo sfibranti, sottotono, cupi, monotni, soporiferi. Non che non mi piaccia la fusion eh? Ho amato moltissimo i Brand X ad es. con un immenso Percy Jones al basso e un certo Phil Collins (vi ricorda niente?) in grandissimo spolvero alle pelli (non ho assolutamente detto "Morroccan Roll"). Ho letteralmente divorato i dischi degli Uzeb, adoravo Alain Caron che a mio modo di vedere è stato uno dei pochi ad aver appreso veramente la lezione di Pastorius ed essere riuscito ad andare "oltre Pastorius" (sentitevi Penny Arcade sul tubo, con un certo Michael Brecker on the saxophone, tra le altre cose). Yellow Jacket, Chick Corea and Electric Band (John Patitucci e Dave Weckl brrr.. che brividi), Michael Petrucciani, il nostro Stefano Bollani per arrivare ai giorni nostro (fenomeno con la F maiuscola, tutto italiano). Gli Steps Ahead (NYC è da urlo, questa si l'elettronica che mi piaceva). Ma Zawinul proprio non l'ho mai sopportato. Problema mio è chiaro..Massimo rispetto cmq a un grande artista, al di là di come la si pensi, perchè oggettivamente ha ispirato assieme ai Weather la quasi totalità dei musicisti e delle band a venire (oltre che aver corrotto Miles). Grande Metallized per l'apertura ad altri generi, ma questa ormai è una garanzia. E un applauso al recensore, bravo e competente.
Testamatta ride
Martedì 30 Gennaio 2018, 21.41.42
3
Neanch'io sinceramente conosco l'album ma devo riconoscere che la recensione mi ha incuriosito non poco. Alex: simpatico il tuo episodio su Miles. Già me lo vedo McLaughlin che non osava minimamente contavvenire a un suo ordine. Quando si dice il carisma.... (e nel caso di Miles anche il suo noto caratteraccio: che idolo, e che musica)
Alex Cavani
Martedì 30 Gennaio 2018, 15.12.07
2
Che grande Joe Zawinul! Uno dei miei primi vinili fu This Is This dei Weather Report e mi fece innamorare delle sue tastiere (anche se ascoltate oggi su quel disco suonano veramente datate...). Questo disco invece non lo conosco, ma mi informerò al più presto grazie alla bella recensione di Nicola. Pochi giorni fa ho letto che John Mclaughlin, prima di formare i Mahavishnu Orchestra su "ordine" di Miles Davis, aveva ricevuto l'offerta da parte del contrabbassista Miroslav Vitous di entrare nel suo nuovo gruppo, formato già da Wayne Shorter e proprio Joe Zawinul: "John stiamo formando una nuova band e voglio che tu suoni con noi; ci chiameremo Weather Report". John rifiutò dicendo quello che gli aveva detto Miles: "Oh cavolo! Grazie Miroslav, però mi è stato ordinato di formare la mia band". Giusto per fare del gossip
vox populi
Lunedì 29 Gennaio 2018, 23.25.27
1
chissenefrega
INFORMAZIONI
1988
CBS Records
Fusion
Tracklist
1. March of the Lost Children
2. Criollo
3. The Shadow and the Light
4. King Hip
5. Mercy on Me (Mercy,Mercy,Mercy)
6. The Devil Never Sleeps
7. You Understand
8. From Venice to Vienna
Line Up
Joe Zawinul (Tastiera)
Scott Henderson (Chitarra)
Abraham Laboriel (Basso)
Cornell Rochester (Batteria)
 
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