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Corrosion of Conformity - No Cross No Crown
01/02/2018
( 1641 letture )
Pepper Keenan, Woody Weatherman, Mike Dean, Reed Mullin sono da sempre considerati la line-up aurea della storia dei Corrosion of Conformity. Circa due decadi or sono l'alchimia di questo quartetto ha infatti elargito lavori di spessore come Wiseblood, il troppo spesso immeritatamente sottovalutato America's Volume Dealer ma, soprattutto, il loro apice discografico Deliverance, la cui importanza in ambito stoner, come ricordavamo in sede di recensione, rimane tuttora materia indiscutibile. Messa a segno una cotale tripletta, una sequenza di eventi ha sancito la biforcazione delle strade dei quattro musicisti, in primis con l'abbandono di Mullin nell'era precedente a In the Arms of God, e successivamente con quello di Pepper Keenan proprio in concomitanza del rientro nella partita dello stesso Mullin. Occorre precisare, per quanto riguarda il caso Keenan, che questa serie di turnover non ha portato strascichi negativi nei rapporti tra queste quattro personalità, a dimostrazione del fatto che lungo questi dieci ultimi anni il trio reduce dei Corrosion of Conformity ha sempre lasciato una porta aperta al suo leader storico, vicenda che come sappiamo si è conclusa con il recente riassetto della formazione “classica” e la pubblicazione di questo No Cross No Crown, decimo tassello della discografia della band del North Carolina.

Come rinvigorito da uno dei bozzoli del film Cocoon, il quartetto riconduce la propria vena compositiva sulle rotte degli antichi fasti (Deliverance e Wiseblood), riassoldando non a caso in qualità di quinto elemento il produttore John Custer ed apportando inoltre al proprio sound piccoli contributi di matrice Downiana (The Luddite, Cast the First Stone, A Quest to Believe), mossa che, oltre ad allargare il bacino degli influssi, risulta facilmente intuibile considerando che essa ha marchiato indelebilmente la scintilla compositiva del biondo singer/chitarrista. Nonostante simili premesse (che sembrano annunciare un platter su cui incomba minaccioso il rischio di tenuta complessiva, sotto il peso di richiami piuttosto ingombranti), è necessario chiarire subito che No Cross No Crown non si rivela affatto come un semplice esercizio di stile, piuttosto esso ritrae una band che ha nuovamente ritrovato il suo equilibrio e che è quindi ancora una volta capace di scrivere brani freschi e coinvolgenti.

Escludendo l'intro Novus Deus e gli intermezzi No Cross (che preannuncia con largo anticipo il penultimo brano No Cross No Crown), Matre's Diem e Sacred Isolation, restano al netto dieci pezzi per descriverci eloquentemente lo stato di forma dei quattro Tar Heels. Come accennato, i primi due The Luddite, Cast the First Stone e la conclusiva A Quest to Believe (uno degli highlight del platter) ritraggono nel migliore dei modi gli elementi più pesanti ed aggressivi del sound della band, sottolineati prepotentemente sia dall'evidente vena sludge che dal differente approccio nel cantato di Keenan, il cui timbro negli anni è chiaramente cambiato, adattandosi alla perfezione ad un'impostazione più ruvida, sporca e graffiata. D'altra parte, episodi come Wolf Named Crow, Little Man, Old Disaster (in quest'ultima tra l'altro si denota un certo sentore di Black Label Society) richiamano palesemente territori più familiari al quartetto, che centra qui puntualmente una terna decisamente all'altezza della proverbiale maestria nel maneggiare la materia stoner. In Forgive Me ed E.L.M. si ritrovano invece gli ascendenti più classici (Thin Lizzy e Lynyrd Skynyrd) caratteristici dell'economia del sound dei Corrosion of Conformity ed anche in questa circostanza l'impostazione del songwriting richiama parte dei criteri palesati fin dai tempi di Deliverance. Chiudono l'insieme la bellissima semiballad Nothing Left to Say, capace di mescolare abilmente le sfumature southern della strofa con un energico refrain ed infine la titletrack, traccia piuttosto anomala considerando la sovrapposizione di atmosfere rituali ad effluvi sonori desertici, che sembrano quasi richiamare le colonne sonore di storici ed indimenticabili film western.

Risulta quasi superfluo rimarcare come sia difficile se non titanica l'impresa di raggiungere (e tanto meno superare) un classico dello stoner come Deliverance, tuttavia fa piacere constatare che, dopo così tanti anni, con questo decimo No Cross No Crown il quartetto storico dei Corrosion of Conformity abbia dimostrato di essere ancora una band vitale, capace quindi di comporre musica onesta, vibrante, godibile e di qualità con una naturalezza disarmante, rimanendo tra l'altro fedele alle proprie radici ed allo stesso tempo evitando di scadere in un inutile autoplagio. Non ci resta che affermare bentornati… e soprattutto bentornato, mr. Keenan.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
79 su 5 voti [ VOTA]
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 6 Febbraio 2018, 19.54.34
9
@InvictuSteele : bello è bello, ma mi ha stufato un po' in fretta. non so. forse mi suona un po' "old e basta" piuttosto che "old school" come mi aspettavo. Magari è solo il pelo nell'uovo di un lavoro di spessore... però mi aspettavo qualcosa di più fresco. Gli ultimi due lavori dei COC con Pep suonano più Down che altro, Deliverance, Wiseblood e AVD hanno una vena più personale che in parte sembra essersi persa, se facessi cantare Anselmo su Forgive Me o Wolf Named Crow (o la vecchia Stonebreaker!) sembrerebbero appunto i Down o quasi, il che non è merda per niente ma... non sono soddisfatto al 100%
InvictuSteele
Martedì 6 Febbraio 2018, 16.20.37
8
Noioso? Ma che disco avete ascoltato? È stoner di grandissima fattura, un album splendido. Io lo ascolto sin dall'uscita, perciò da settimane, e ancora lo sento fresco e longevo.
Armando
Martedì 6 Febbraio 2018, 14.17.46
7
Ho ascoltato questo album. È realmente molto noioso. La recensione è scritta molto bene ma la musica ahimè è davvero pesante ma non heavy!
d.r.i.
Venerdì 2 Febbraio 2018, 15.48.24
6
Mi fischiano le orecchie perchè sto ascoltando Technocracy ad alto volume comunque hc o stoner hanno sempre fatto cose pregevoli. Non piacendomi lo stoner li ho abbandonati ma questo non pregiudica la loro bravura.
The Trooper 75
Giovedì 1 Febbraio 2018, 22.02.00
5
Bella recensione ma non concordo con il voto, io gli appioppo un 85 pieno, gli COC son tornati con Keenan e fanno tremare muri e giniocchia, è vero che siamo lontano dai fasti del passato, ma è anche vero che nonostante l'età hanno sfornato un disco sanguigno e corroborante per il mio cuore di vecchio metallaro! Dopo questo e i BLS attendo con trepidazione il nuovo dei Monster Magnet
Metal Shock
Giovedì 1 Febbraio 2018, 20.01.02
4
Anche se molti preferiscono i COC più hardcore (D.r.i se ti fischiano le orecchie sto' pensando a te....) i migliori Corrosion sono quelli della formazione con Pepper alla voce, sfornando i migliori album (Blind a parte). Finalmente sono tornati con un grande disco, dove l'incrocio tra hard rock doom stoner e Southern forma il giusto sound condito dalla voce di Keenan. Per me dopo Wiseblood e Deliverance il loro miglior disco, voto 85!!!
TheSkullBeneathTheSkin
Giovedì 1 Febbraio 2018, 16.24.38
3
Avevo indovinato il vostro voto, praticamente, otto ma non otto. E' anche il mio voto, è certamente un bell'album, ma risulta inconsapevolmente autocelebrativo... una specie di "into the arms of god" parte seconda in quanto ugualmente buono, ugualmente sabbathiano e -purtroppo- ugualmente "stanco". Mettete "stonebreaker" ad inizio tracklist e ditemi se vi sembra stonare (ah ah). Nothing Left To Say rispolvera i toni rarefatti e rossastri di Redemption City, senza peraltro spostarsi avanti (o indietro). E' un buonissimo album, ma devo dire con onestà che mi ha già stufato: ELM e soprattutto "Forgive Me" sono finiti nella mia personale playlist "shades of sabba" insieme a deliver me dei city of fire e killing goodness degli amorphis... ma le toglierò presto. L'unica cosa "nuova" che ha catturato la mia attenzione sono un paio di passaggi di chitarra in "A Quest To Believe", oggettivamente un gran bel trip. Forse l'andirivieni dai Down non ha fatto troppo bene ne agli uni ne agli altri... ma è comunque bello riabbracciare dei vecchi amici, bentornati COC.
InvictuSteele
Giovedì 1 Febbraio 2018, 16.17.29
2
Attendevo questa recensione. A mio avviso questo è il miglior album dei COC, appena sotto Deliverance che è insuperabile, ma più bello rispetto a Wiseblood e America's. Adoro gli intermezzi psichedelici e atmosferici e le tracce sono tutte eccellenti. Un disco bomba. Voto 85
Suarez
Giovedì 1 Febbraio 2018, 15.56.37
1
Lo ascolterò il prima possibile, per ora mi limito a rilevare la mancanza nel database di capolavori quali wiseblood e America's volume fiducioso del fatto che sarà colmata il prima possibile
INFORMAZIONI
2018
Nuclear Blast Records
Stoner
Tracklist
1. Novus Deus
2. The Luddite
3. Cast the First Stone
4. No Cross
5. Wolf Named Crow
6. Little Man
7. Matre's Diem
8. Forgive Me
9. Nothing Left to Say
10. Sacred Isolation
11. Old Disaster
12. E.L.M.
13. No Cross No Crown
14. A Quest to Believe (A Call of the Void)
Line Up
Pepper Keenan (Voce, Chitarra)
Woody Weatherman (Chitarra)
Mike Dean (Basso)
Reed Mullin (Batteria)
 
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