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Meat Loaf - Bat Out of Hell
04/02/2018
( 1700 letture )
Il 1977 è un anno che qualunque appassionato di musica rock ricorderà per molti ed importanti accadimenti: la pubblicazione del primo omonimo disco dei Cheap Trick, dei Foreigner e anche di Peter Gabriel post Genesis; di Rumours, uno dei maggiori successi dei Fleetwood Mac; di futuri pezzi di storia come News of the World dei Queen (il disco di We Will Rock You e We Are the Champions tanto per intenderci) e Love Gun dei KISS; di Street Survivors, ultimo album della formazione originale dei Lynyrd Skynyrd prima del tragico incidente aereo; il primo live album ufficiale dei Beatles. Molti eventi accaddero nel 1977, ma su uno in particolare ci concentreremo quest’oggi: la genesi di una delle opere rock più importanti che la storia ricordi. Ebbene sì, stiamo parlando di Bat Out of Hell, secondo studio album dello statunitense Meat Loaf, pubblicato nel mese di settembre per conto dell’appena nata Cleveland International, etichetta sussidiaria della Epic Records. La genesi di questo lavoro non è delle più comuni. Iniziamo col dire che la storia non sarebbe stata la stessa senza il contributo essenziale del compositore Jim Steinman, colui da cui tutto ebbe inizio. Meat Loaf e Jim Steinman si conobbero per la prima volta nel 1973 in occasione di un musical scritto da quest’ultimo ed in cui il buon Marvin Lee Aday venne scritturato come attore. Pochi anni dopo, mentre Steinman stava lavorando ad una rappresentazione ispirata a Peter Pan intitolata Neverland, i due si rincontrarono e decisero di comporre un album partendo proprio da alcuni brani di quel musical. Nonostante le difficoltà iniziali nella ricerca di un’etichetta disposta a credere nel loro progetto, motivo per cui dovettero ripiegare sulla Cleveland International, e nonostante inizialmente il responso delle vendite non fu esaltante, l’album arrivò ad avere un enorme successo, soprattutto in paesi come Gran Bretagna e Australia.

Presentatoci dall’efficace artwork realizzato dal talentuoso illustratore statunitense Richard Corben, Bat Out of Hell si compone di sette brani, sette indimenticabili gemme a firma Jim Steinman - il cui nome compare, seppur in piccolo, sotto quello di Meat Loaf in copertina. Alcuni di questi brani, come già anticipato, facevano parte del musical ideato dallo stesso Steinman; stiamo parlando di Bat Out of Hell, Heaven Can Wait e All Revved Up With No Place to Go, il cui titolo originale era però The Formation of the Pack. Il tema cardine cui ogni traccia si ricollega è l’amore, ma un amore adolescenziale, avventato e focoso per certi versi, visto in diversi chiavi di lettura, da quella esasperata al limite del grottesco a quella tragica. Ne è un esempio l’iniziale titletrack, in cui lo sventurato giovane protagonista, immerso in una fase di crescita fuori dal comune che lo porta ad essere “accecato” anche di fronte agli ostacoli materiali (in questo caso una curva improvvisa), finisce con l’uscire fuori strada mentre corre in sella alla sua moto perdendo così la vita. L’ultima cosa che riesce a vedere prima di morire è il suo cuore, che ancora sta pulsando e che, esplodendo letteralmente fuori dal suo corpo, vola via come un pipistrello fuori dall’inferno. Memorabile la sezione solistica realizzata da Todd Rundgren, così come lo l’impatto di un Meat Loaf in forma -vocale- smagliante. Esemplare è poi l’interazione tra gli altri strumenti affatto secondari, che contribuiscono a rendere questo uno dei pezzi più significativi di tutto il disco, un crescendo d’intensità e tensione davvero unico. I sette brani del disco rappresentano un unico concept. Infatti, nel momento della sua morte il giovane rivive alcune esperienze passate, dall’incontro con la sua ragazza ai primi attimi di intimità vissuti con lei, fino alla rottura della loro relazione e la comprensione di un inevitabile destino dovuto al suo eccessivo egoismo. Il secondo pezzo si apre con un dialogo preso direttamente dal musical Neverland e recitato, per quanto riguarda la parte maschile, dallo stesso Steinman. Così come le successive All Revved Up with No Place to Go e Paradise by the Dashboard Light, You Took the Words Right Out of My Mouth (Hot Summer Night) risulta una delle canzoni più allegre e scanzonate dell’album, mentre si distinguono totalmente da quest’atmosfera le due intense ballad Heaven Can Wait e Two Out of Three Ain’t Bad, in cui ad emergere è sopra ogni cosa l’interpretazione vocale del cantante texano. Memorabile è poi il duetto con Ellen Foley in Paradise by the Dashboard Light, che racconta gli eventi di una serata “piccante” tra i due innamorati con tanto di telecronaca sportiva nel momento clou come se si trattasse di una partita di baseball. Si arriva così alla fatidica e degna conclusione di questa epica quanto tragica storia d’amore con un brano orchestrale e dai toni solenni in cui Meat Loaf e Steinman si avvalgono nientedimeno che di elementi della New York Philarmonic e della Philadelphia Orchestra.

Raccontare Bat Out of Hell in poche righe è un’impresa a dir poco ardua se si pensa alla grandezza e maestosità di quest’opera. Più di quattro decadi sono trascorse dalla sua uscita, ma il tempo non sembra inficiare affatto sullo smalto e sulla freschezza di questo disco, né tantomeno sull’importanza e sulla profondità dei suoi contenuti, tutt’altro che “adolescenziali” o “immaturi”, come troppo spesso sono stati definiti. Bat Out of Hell, è giusto ricordarlo, non è stato il primo album pubblicato da Meat Loaf, ma in un certo senso potremmo davvero definirlo il vero punto di partenza di una carriera ricca di successi, e non solo in campo musicale.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
97.5 su 12 voti [ VOTA]
Area
Martedì 5 Giugno 2018, 13.42.50
18
Un album che ha venduto tantissimo e che é finito persino nel guiness dei primati se non ricordo male... sicuramente ha avuto successo perché può piacere un po a tutti. Boh sembrerà strano a dirsi ma persino a me che piacciono cose come il Progressive questa opera Rock/Pop non riesco ad ascoltarlo sempre, qualche volta addirittura mi ha annoiato.
Mauri66
Martedì 5 Giugno 2018, 13.30.29
17
Ho sempre pensato che fosse un'assoluta vaccata! E lo penso ancora......de gustibus
HeroOfSand_14
Venerdì 16 Febbraio 2018, 17.21.40
16
Spettacolare, pomposo e potente. Disco splendido per la cura dei dettagli e per il sound che poi diventerà tipico di quel geniaccio di Steinman (basta sentire ciò che ha prodotto con Bonnie Tyler, per dirne una). For Crying Out Loud e Paradise By The Dashboard Light sono gemme che splendono come la titletrack e tutti gli altri brani, un vero e proprio musical su disco, scanzonato ed allegro. E pensare che non ho mai fatto caso ai testi, pur sentendo la leggerezza degli stessi, e dovrei rimediare
Voivod
Mercoledì 14 Febbraio 2018, 12.01.26
15
Non ho mai amato particolarmente Meat Loaf e Jim Steinman (il vero genio dietro questo album): se vi piace il genere vi consiglio comunque "Original Sin" dei Pandora's Box (del 1989), progetto di Steinman con ospiti illustri quali Ellen Foley, Tony Levin, Todd Rundgren ed Eddie Martinez.
Aceshigh
Lunedì 12 Febbraio 2018, 14.42.32
14
Concordo! Quest'album è un capolavoro senza tempo. Emozionante! 7 canzoni tutte a loro modo stupende, io in particolare muoio per la title-track e la conclusiva commovente For Crying Out Loud. Spero che un giorno arrivino anche le recensioni dei due altri Bat Out of Hell, che sono altri due capolavori da pelle d'oca.
Graziano
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 11.14.07
13
Uno dei pochi tra i miei 3 mila dischi a cui darò 100 e lode tutta la vita!!!
Jo-lunch
Martedì 6 Febbraio 2018, 7.41.11
12
Anche per me è un cult.
Testamatta ride
Lunedì 5 Febbraio 2018, 23.33.06
11
A me ha sempre un po' annoiato
Galilee
Lunedì 5 Febbraio 2018, 14.46.20
10
Discone. Da avere e consumare.
LORIN
Lunedì 5 Febbraio 2018, 14.13.45
9
Tra gli album più belli di tutti i tempi.
InvictuSteele
Lunedì 5 Febbraio 2018, 10.08.54
8
Un cult assoluto, più che un semplice album un vero musical. Voto 88
fasanez
Lunedì 5 Febbraio 2018, 10.08.24
7
Capolavoro assoluto del genere. 100 pieno. Tutte le canzoni sono fenomenali, la voce di polpettone e' fantastica, potentissima (provate a cantarle se non vi sembra). La fantasia di Jim domina, epicità, rock e melodie senza mai un calo. La musica proposta ha molto a che fare con i musical e il mix creato principalmente da Jim in questo lavoro è per me, inarrivabile. Quoto @Rob, certe parti sono da antologia.
Pacino
Lunedì 5 Febbraio 2018, 9.43.40
6
Una tamarrata assurda, ma più che godibile. Voto 80
guitarmadness80
Lunedì 5 Febbraio 2018, 9.43.08
5
Capolavoro. Voto 100 assolutamente. Un classico della storia del rock e della musica in generale. Perfetto connubio tra due grandissimi artisti, Meat Loaf e Jim Steinman. Heaven Can Wait da brividi....La titletrack indimenticabile. Ottimo anche il successivo Dead Ringer (da 85 per me) e i più "recenti" Bat Out of Hell 2 (90 come minimo), Welcome to the neighbourhood e Couldn't have said it better.
Rob Fleming
Lunedì 5 Febbraio 2018, 9.09.41
4
Devastante. Lo scambio di battute tra il nostro Polpettone ed Ellen Folley in Let me sleep on it è da antologia del rock, ma tutta Paradise by the dashboard è fantastica. E da non dimenticare: uno degli album più venduti di tutti i tempi (per un periodo solo Thriller, Bad e Back in black avevano venduto di più). 85
d.r.i.
Lunedì 5 Febbraio 2018, 7.56.31
3
Ottimo disco!
Steelminded
Lunedì 5 Febbraio 2018, 0.38.24
2
Non ho mai capito il perché di canzoni di dieci minuti con versibe ritornellibchebsi ripetono e su rupetono e si ripetono... roba da musical
Maurizio 62
Lunedì 5 Febbraio 2018, 0.05.40
1
Brividi..... quando parte il piano indiavolato della titletrack.....solo brividi... Capolavoro assoluto. X quel che vale il voto 100 tutta la vita....
INFORMAZIONI
1977
Cleveland International Records
Rock
Tracklist
1. Bat Out of Hell
2. You Took the Words Right Out of My Mouth (Hot Summer Night)
3. Heaven Can Wait
4. All Revved Up with No Place to Go
5. Two Out of Three Ain’t Bad
6. Paradise by the Dashboard Light
7. For Crying Out Loud
Line Up
Meat Loaf (Voce, Cori, Percussioni)
Todd Rundgren (Chitarra, Cori, Tastiere, Percussioni)
Jim Steinman (Tastiere, Percussioni)
Roy Bittan (Pianoforte, Tastiere)
Steve Margoshes (Pianoforte, Arrangiamenti orchestrali)
Cheryl Hardwick (Pianoforte)
Roger Powell (Sintetizzatore)
Edgar Winter (Sassofono)
Ellen Foley (Cori)
Rory Dodd (Cori)
Kenneth Ascher (Arrangiamenti)
Kasim Sulton (Basso, Cori)
Max Weinberg (Batteria)
John “Willie” Wilcox (Batteria)
New York Philarmonic and Philadelphia Orchestra (Orchestra)
 
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