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Trivium - The Sin and the Sentence
05/02/2018
( 1221 letture )
Quando, nel 2003, Ember to Inferno venne pubblicato, probabilmente in pochi avrebbero immaginato che a quindici anni di distanza quegli allora imberbi ragazzini provenienti da Orlando, Florida, avrebbero continuato a cavalcare l’onda del loro successo. Un successo imprevisto, ma quantomai reale e a questo punto significativo. I Trivium non erano e non sono mai stati uno dei tanti gruppi metalcore incapaci di crescere e maturare un sound originale, tantomeno oggi, che quel metalcore è stato lasciato quasi del tutto alle spalle a favore di un indirizzo stilistico che li vede sempre più affermarsi all’interno di lidi heavy/thrash, pur mantenendo un certo apparato melodico in grado di identificarli, dopo una parabola incerta costituita da dischi non sempre all’altezza delle aspettative. I Trivium nella loro carriera hanno attraversato diverse fasi, ma mai sembrano essere stati realmente a rischio di perdere la strada maestra, una strada che li vede oggi ancora protagonisti con The Sin and the Sentence, loro ottavo album in studio.

Dopo un disco come Silence in the Snow, non certo tra i punti più alti della loro carriera, questo The Sin and the Sentence si rivela essere la medicina giusta per tornare a parlare dei Trivium con maggiore fiducia. Promosso ancora una volta dalla Roadrunner Records, diventata oramai una seconda casa per la band di Heafy e soci, l’album si presenta con una copertina invero non certo promettente e che per la sua pochezza di contenuti ricorda proprio il succitato Silence in the Snow. Basta però veramente poco per rendersi conto che tra i due album vi è invece una certa differenza. L’opener The Sin and the Sentence, infatti, ci spazza via ogni dubbio grazie ad un’aggressività di fondo che nella precedente release era spesso difficile da rintracciare. Il merito va certamente anche alla prova vocale di un Matt Heafy tornato al top della sua forma e di nuovo in grado di eseguire lo scream come un tempo. Questo nuovo lavoro segna anche l’ingresso dietro le pelli del ventiquattrenne -al momento della registrazione del disco- Alex Bent (Dragonlord, ex Battlecross), in sostituzione del turnista Paul Wandtke, rimasto tra le fila della band appena un anno e che a sua volta rimpiazzava il batterista presente su Silence in the Snow, ovvero Mat Madiro. L’apporto di Bent si fa sentire, anche se, a dirla tutta, la sua prestazione ricalca né più né meno quelle dei suoi predecessori. Oltre alla titletrack, tra i brani più efficaci del disco non possiamo mancare di citare Beyond Oblivion, una mazzata sui denti come poche altre, la più melodica Other Worlds, Betrayer, anch’essa caratterizzata da una notevole aggressività di fondo, la disturbante The Wretchedness Inside, che per certi versi fa il pari con Sever the Hand, e ancora l’apprezzabilissima Beauty in the Sorrow e le conclusive The Revanchist e Thrown Into the Fire.

Ma come, vi starete chiedendo, all’appello mancano appena due canzoni? Esatto, ed è proprio questa la forza di The Sin and the Sentence, un album solido e decisamente maturo, per quella che è a tutti gli effetti una delle band più bistrattate dell’intero panorama metallico degli ultimi anni. Certo, spesso ci hanno messo del loro per non farsi amare, ma i Trivium sono ad oggi una delle migliori realtà che possiamo vantare. The Sin and the Sentence non sarà mai un album in grado di passare alla storia, ma è uno di quei dischi che almeno una chance la merita anche dall’ascoltatore più restio e timoroso di farsi avanti.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
80.77 su 9 voti [ VOTA]
Todbringer83
Martedì 20 Febbraio 2018, 12.12.40
16
Lontano dal trittico che ha fatto la fortuna di questa band (Ascendancy, The Crusade, Shogun) e per fortuna lontano pure da quel parto che è stato Silence in The Snow per me il punto più basso della loro discografia. Sono tornati si ma a metà. Buonissimo album ma che manca di quel quid capace di poter reggere il confronto col passato. Per dirla tutta, manca a mio avviso la cattiveria che contraddistingueva Ascendancy e lo stesso Ember, manca la precisione chirurgica di Shogun, e mancano pure le linee melodiche presenti in The Crusade. Col susseguirsi degli ascolti cala di intensità e alla lunga stanca un pochettino. I brani migliori sono a mio avviso Beyond Oblivion, Other Worlds, la bellissima semi ballad The Heart From Your Hate, la piacevole Endless Night dal gusto retrò e la conclusiva The Revanchist. Ottimo ritorno si, ma co qualche riserva! Voto 79
Michele
Lunedì 19 Febbraio 2018, 18.51.11
15
Il disco è bello, melodico e orecchiabile, ma continuo a sentire la mancanza di Travis Smith dietro le pelli: era lui che faceva la differenza. Comunque sono d'accordo in tutto col recensore.
Pacino
Sabato 17 Febbraio 2018, 10.34.46
14
Ero incuriosito da alcuni commenti sul web, ma sti ritornelli melodici mischiati con l'urlato (non so come spiegarlo) non mi prendono proprio, ma non è un voler attaccare la modernità, altre giovani band mi piacciono molto. Voto non giudicabile, meglio così...
Acasualdjentleman
Martedì 13 Febbraio 2018, 22.18.10
13
sono finalmente tornati più forti che mai dopo la piattezza dei precendenti album.
Perez
Martedì 13 Febbraio 2018, 22.00.49
12
E' un gran bell'album, solido, compatto, potente, melodico e tecnicamente sopraffino. Bravi i Trivium che da Shogun avevano perso la bussola, l'hanno ritrovata alla grande. Voto 82
Flight 666
Sabato 10 Febbraio 2018, 12.32.52
11
@Alexi: l'album è stato pubblicato il 20 ottobre, ma non sempre riusciamo a coprire tutte le uscite in tempo, per questo la recensione è arrivata solo adesso.
Alexi
Sabato 10 Febbraio 2018, 11.22.13
10
Ma non è uscito tipo 6 mesi fa? Lo ascolto da mesi come può essere un'ultima uscita? Cmq gran disco,penso molto meglio degli ultimi lavori
David
Giovedì 8 Febbraio 2018, 1.34.12
9
Mamma mia, i Trivium....sono stati il primo gruppo che mi ha fatto veramente appassionare al metal, ricordo perfettamente quando ero in seconda media 11 anni fa (fa quasi paura parlare di così tanti anni avendone solo 23) e mi ascoltavo e riascoltavo Ember to Inferno ed Ascendancy, addirittura il mio Mp3 in quel periodo aveva solo le loro canzoni: Ember to Inferno, Pull harder on the strings of your martyr, Dying in your arms, Ascendancy, Departure...ho smesso di ascoltare le loro canzoni da anni perché già The Crusade mi era piaciuto molto meno dei primi due e Shogun ancora meno, In Waves poi lo ascoltai senza grande interesse e su quelli dopo non mi sono mai soffermato, anche perché poi arrivano gli Iron Maiden, i Judas Priest, i Black Sabbath e poi i Rammstein, i Kamelot, i My Dying Bride, conosci tanti altri gruppi ma inizia anche l'università, hai molto meno tempo, smetti progressivamente di ascoltare musica nuova e ti limiti a quella che già conosci ecc...insomma il periodo dei Trivium per me è finito ma nonostante questo i "miei" Trivium, quelli iniziali e forse ancora un po' acerbi ma carichi del significato che solo la musica che segnano un periodo della tua vita, quelli li porterò sempre con me, anche perchè sono la cosa che forse meglio di tutte mi fa ricordare quegli anni delle medie con tutto quel che si portano dietro. Che bello vederli rispuntare e sentirne parlare bene, con loro ho praticamente chiuso ma veder riaffiorare dei ricordi fa sempre piacere...e magari darò anche un ascolto a quest'album!
Maurizio
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 18.52.28
8
buon disco, voto 80
Giaxomo
Lunedì 5 Febbraio 2018, 19.51.45
7
@Bright Light: no, sono ancora commosso per la data di Bologna di Neurosis + Converge. È stato un lunedì troppo bello, stranamente (per essere un lunedì). Mi fido di voi e del buon Andrea. Per cui mi astengo e ci risentiamo sotto qualche altro LP che, però, appaga entrambi 😉
Bright Light
Lunedì 5 Febbraio 2018, 14.18.25
6
Ad un ascolto non molto approfondito non mi aveva convinto. Evidentemente dati i giudizi positivi ci riproverò, dato che ho apprezzato molto il gruppo fino a quel discone di shogun. Giaxomo? Non vieni a insegnarci il verbo?
Silvia
Lunedì 5 Febbraio 2018, 12.56.15
5
Concordo con i commenti positivi, mi è piaciuta molto soprattutto la voce di Matt che sembra mostrare la sua personalità e trovo anche che molti passaggi siano originali e dinamici. L'unica cosa che non amo è il suono della batteria ma credo che dovrò farmene una ragione perché sembra che oggi vada di moda quel sound
Flavio
Lunedì 5 Febbraio 2018, 12.31.33
4
Gran bel lavoro, finalmente. Voto 85 pieno.
Metal Shock
Lunedì 5 Febbraio 2018, 12.29.05
3
Il miglior disco della band da Shogun. Finalmente i Trivium tornano ad essere incisivi con una serie di ottime canzoni, una ritrovata aggressività anche nella voce di Matt. Per me 85 ci sta' tutto!!
Deathland
Lunedì 5 Febbraio 2018, 11.39.33
2
Gran disco e ottima recensione
Halo
Lunedì 5 Febbraio 2018, 11.19.25
1
per me è il loro il miglior disco dopo ascendancy e shogun. Equilibrio perfetto tra melodia e potenza, linee vocali sempre azzeccate. Promossi a pieni voti
INFORMAZIONI
2017
Roadrunner Records
Heavy/Thrash
Tracklist
1. The Sin and the Sentence
2. Beyond Oblivion
3. Other Worlds
4. The Heart from Your Hate
5. Betrayer
6. The Wretchedness Inside
7. Endless Night
8. Sever the Hand
9. Beauty in the Sorrow
10. The Revanchist
11. Thrown Into the Fire
Line Up
Matt Heafy (Voce, Chitarre)
Corey Beaulieu (Chitarra, Cori)
Paolo Gregoletto (Basso, Cori)
Alex Bent (Batteria)
 
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