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Loudness - Rise to Glory
06/02/2018
( 1168 letture )
Se molto spesso l'espressione Nemo Propheta in Patria trova riscontro nella realtà quotidiana, in ambito metal assistiamo altrettanto spesso a casi in cui accade l'esatto opposto: band che magari in patria sono considerate alla stregua di idoli e modelli da imitare trovano grandi difficoltà nell'imporsi all'estero, per motivi fra i più disparati. Nel caso dei gruppi provenienti dal Sol Levante, indubbiamente la distanza geografica e la percezione che abbiamo del Giappone di un “altro mondo” non ha mai aiutato i gruppi nipponici ad imporsi davvero al di fuori dell'arcipelago, al di fuori probabilmente di due eccezioni: stiamo parlando degli X Japan, abbastanza noti anche al di fuori del Giappone (ma che comunque definire metal è riduttivo e per certi versi fuorviante) e dei Loudness, verosimilmente la miglior band classic heavy partorita dalla terra dei ciliegi.

Formatisi ad Osaka addirittura nel 1981, ad opera del funambolico chitarrista Akira Takasaki e del batterista Munetaka Higuchi, sono stati il primo gruppo giapponese ad entrare nella Billboard Top 100 ed a firmare per un'etichetta statunitense (la Atlantic Records) grazie al loro incendiario heavy metal palesemente ispirato ai classici del genere; dopo un lungo periodo buio vissuto in seguito ad un parziale addolcimento del sound ed al licenziamento del cantante storico Minoru Niihara (si dice per via della sua discutibile pronuncia inglese), nel 2000 finalmente si ebbe l'agognata reunion, proseguita fino ai giorni nostri nonostante la morte di Higuchi nel 2008 a causa di un male incurabile. Vede dunque la luce in questo inizio 2018 Rise to Glory, ventisettesimo album in studio del gruppo: dopo una intro abbastanza cupa e dalle sonorità elettroniche, Soul on Fire inaugura ufficialmente il lavoro, con Takasaki subito sugli scudi grazie ad una serie di riff sferzanti. La voce di Niihara non impatta più come ai bei tempi, ma sa ancora come graffiare e come regalare una valida interpretazione ad una più che onesta traccia di apertura. La chitarra del leader colpisce il bersaglio anche su I'm Still Alive, traccia sorprendentemente potente e variegata, ai limiti con il thrash, anche grazie ad un ottimo lavoro del drummer Masayuki Suzuki, sostituto del compianto Munetaka Higuchi; da rimarcare anche il tecnicissimo assolo di scuola malmsteeniana! I Saxon fanno capolino nella ruvida Go For Broke, accompagnati da un ritornello tuttavia non strepitoso, benché di sicura presa dal vivo; se Until I See the Light e The Voice mettono in mostra un po' di melodia ed in generale rallentano la velocità (la seconda non ci convince neppure appieno, ad essere onesti), Massive Tornado preme nuovamente il piede sull'acceleratore, rivelandosi una delle tracce più pesanti di Rise to Glory, nonché una delle migliori. I Loudness però non amano ripetersi troppo ed ecco che, con Kama Sutra, tornano nuovamente su territori più sperimentali, già ascoltati nella traccia di introduzione: atmosfere spaziali permeano questa strumentale, che vede un'ottima provo, oltre che del solito Takasaki, anche del bassista Masayoshi Yamashita. In generale, comunque, il pezzo aggiunge poco al disco ed è dunque un piacere tornare a sentire una canzone più compiuta e valida quale la title-track, bella tirata speed metal vagamente in stile Motorhead. Why and For Whom inizia con un bell'intreccio strumentale per poi evolvere verso un brano ben fatto, ma un filo ordinario, che ci fa preferire la successiva No Limits. Per chiudere, infine, i nipponici ci offrono la cupa Rain e la groovy Let's All Rock, che qui e là strizza l'occhio al maestro Alice Cooper.

Non c'è molto altro da aggiungere: pur non essendo un capolavoro, Rise to Glory è l'ennesimo valido tassello di una lunga, prolifica ed onorata carriera da parte di una band che sembra avere ancora qualcosa da dire al mondo. Per dovere di cronaca segnaliamo che, nella versione europea ed americana, l'album esce corredato da Samsara Flight, una compilation di brani storici ri-registrati, già uscita nel 2016 in Giappone; se non avete mai approfondito davvero la creatura di Minoru Niihara ed Akira Takasaki, questa può essere la giusta occasione per farvi un'idea del perché i Loudness riscuotano un meritato successo da da quasi quarant'anni.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
72.5 su 10 voti [ VOTA]
Aceshigh
Domenica 24 Giugno 2018, 14.49.25
12
Capolavori veri e propri i Loudness non ne tirano fuori da decenni, ma il loro mestiere l'hanno sempre fatto alla grande. Questo Rise to Glory è un buon album, così come lo sono - dove più , dove meno - tutti quelli pubblicati negli ultimi dieci anni. Takasaki rimane un chitarrista notevole, ma molto buona anche la sezione ritmica. Voto 78
Todbringer83
Domenica 27 Maggio 2018, 18.12.50
11
Lontano da essere un capolavoro, ma un plauso va alla carriera di questa inossidabile band nipponica. L'album si lascia piacere a tratti, ma in alcuni frangenti annoia, molteplici sono le parti piatte e senza mordente. Gli episodi migliori a mio avviso sono Soul On Fire, Go For Broke, Why and For Whom e la piacevolissima Let's All Rock. Il Malmsteen del Sol Levante sempre sopra gli scudi. Enorme Takasaki. Voto: 65
Barry
Martedì 13 Febbraio 2018, 12.30.20
10
Grazie per i complimenti e per la precisazione, erroraccio in effetti
embryo6
Lunedì 12 Febbraio 2018, 22.35.15
9
Buona recensione, anche se per essere precisi Higuchi è mancato nel Novembre del 2008. Sono d'accordo sul fatto che il disco non sia un capolavoro, ma è comunque un lavoro onesto e consistente, con una buona varietà ed equilibrio tra sonorità aggressive e più melodiche. Personalmente trovo che "Rain" sia forse il pezzo migliore del disco.
Giaxomo
Venerdì 9 Febbraio 2018, 0.36.37
8
Io dinnanzi a lavori del genere non posso che levarmi il cappello. 27 studio album, lo ascolto da due giorni e non intendo toglierlo dal lettore cd. Innovazione? Neanche un po'. Attitudine? A iosa. Perché? Perché "questo" Akira Takasaki maneggia la materia con una tale maestria da far impallidire chitarristi più blasonati perché "occidentali". Fino a "The Voice", per il sottoscritto, è un album pressoché perfetto, poi sopraggiunge un fisiologico calo d'ispirazione. C'è pure da dire che Takasaki è divenuto col passare degli anni uno shredder raffinatissimo, oltre che essere un compositore di primissima classe. 78 (80 di stima). Eterni. Ora sotto con i Saxon. 😉
Rising
Giovedì 8 Febbraio 2018, 11.06.44
7
Probabilmente la più importante storicamente ma non la migliore.
Maurizio
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 18.53.35
6
Buon disco, non capolavoro, voto 80. Ottima idea di stamparlo insieme a samsara flight... disco di difficile reperibilità.
Metal Shock
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 12.48.05
5
Buon disco questo, niente di trascendentale ma un 75 lo merita tutto. La voce di Nihara, in verità mai mi ha esaltato, la trovo monotona, ma Takasaki è spettacolare!!!
Rising
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 11.40.41
4
Fate le recensioni di Hurricane Eyes, Soldier of Fortune e quello con Taiji del 1992.
Steelminded
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 10.17.45
3
Mamma Mia, 27 son tanti... direi a che un po troppi
Bingo Bongo
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 5.26.45
2
@Awake mi saluti The Gatherin,Lacrimosa e tutti i centinaia di blocchetti?hihihihihihi grazie
Awake
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 0.31.49
1
27esimo album in studio e questa la dice lunga... grande Takasaki e grande anche Nihara spesso ingiustamente bistrattato. Non sapevo fosse morto Higuchi (tra l'altro quasi 10 anni fa).
INFORMAZIONI
2018
earMUSIC
Heavy
Tracklist
1. 8118
2. Soul on Fire
3. I'm Still Alive
4. Go for Broke
5. Until I See the Light
6. The Voice
7. Massive Tornado
8. Kama Sutra
9. Rise to Glory
10. Why and for Whom
11. No Limits
12. Rain
13. Let's All Rock
Line Up
Minoru Niihara (Voce)
Akira Takasaki (Chitarra)
Masayoshi Yamashita (Basso)
Masayuki Suzuki (Batteria)
 
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