Privacy Policy
 
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
La band
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

17/08/18
CARNATION
Chapel of Abhorrence

17/08/18
DORO
Forever Warriors, Forever United

17/08/18
EXOCRINE
Molten Giant

17/08/18
FEUERSCHWANZ
Methämmer

17/08/18
CEMETERY URN
Barbaric Retribution

24/08/18
DIABOLOS DUST
The Reaper Returns

24/08/18
DARK MILLENNIUM
Where Oceans Collide

24/08/18
FOSCOR
Les Irreals Versions

24/08/18
DIABOLOS DUST
The Reaper Returns

24/08/18
HOPELEZZ
Stories Of A War Long Forgotten

CONCERTI

16/08/18
FRANTIC FEST (DAY 1)
TIKITAKA VILLAGE - FRANCAVILLA (CH)

17/08/18
FRANTIC FEST (DAY 2)
TIKITAKA VILLAGE - FRANCAVILLA (CH)

17/08/18
NEREIS + GUESTS
CASTALDI FESTIVAL - SEDICO (BL)

17/08/18
NECRODEATH + GUESTS
ZONA INDUSTRIALE - PULSANO (TA)

17/08/18
RADUNOROCK FESTIVAL (day 1)
BAITA PENNA NERA - VALLE DI CEMBRA (TN)

17/08/18
HARD ROCKOLO FESTIVAL
PARCO ROCCOLO - PIEVE DI CADORE (BL)

18/08/18
FRANTIC FEST (DAY 3)
TIKITAKA VILLAGE - FRANCAVILLA (CH)

18/08/18
DESTRAGE + GUESTS
SUMMER CROCK FESTIVAL - BORGHETTO DI SAN MARTINO DI LUPARI (PD)

18/08/18
HIRAX + GUESTS
MU CLUB - PARMA

18/08/18
RADUNOROCK FESTIVAL (day 2)
BAITA PENNA NERA - VALLE DI CEMBRA (TN)

Monolithe - Nebula Septem
09/02/2018
( 666 letture )
Fin dalla sua fondazione, il progetto Monolithe è stato pilotato dalle idee dal suo creatore Sylvain Bégot. Per integrare e completare il carattere sostanzialmente solitario del suo estro creativo, il musicista francese si è da sempre circondato di differenti strumentisti con l'obiettivo di infondere una corretta forma ai suoi flussi ispirazionali. Album dopo album, la band transalpina ha inoltre raffigurato un itinerario scandito da graduali mutazioni stilistiche, pur mantenendo il suo solido archetipo compositivo. Dopo la pubblicazione di Zeta Reticuli ed il successivo abbandono dello storico cantante Richard Loudin, anche quello che sembrava essere l'unico punto fermo è però cambiato; come una supernova che esplode creando una nebulosa caratterizzata da differenti aree che riflettono anche cromaticamente differenze di temperatura ed elementi costitutivi, infatti, la creatura di Bégot ora vede finalmente ripartire il proprio songwriting tra i suoi sette componenti (in questo album vedremo infatti un ulteriore ed inconsueto elemento alla voce: Sébastien Pierre), spingendolo conseguentemente verso mete mai toccate. Sette dunque sono le tappe per descrivere questa sterzata (in ognuna di esse è segnata tramite il suo titolo una progressione alfabetica) e sette sono anche i minuti scanditi da ognuna di esse, ripetendo puntualmente una simmetria concettuale che sembra voler mimare la rigida ineluttabilità dell'Universo. In questo caso il numero cardine di Nebula Septem diviene anche il principale indizio dell'ultima evoluzione dei Monolithe, considerando che la predilezione per un numero esiguo di tracce dal minutaggio consistente, caratteristica dei precedenti lavori, risulta ora sovvertita da una formula che privilegia episodi più numerosi e brevi, per mezzo dei quali il combo punta palesemente ad un approccio più diretto. Per completare il quadro introduttivo, è bene non sottovalutare l'opera al mixing e mastering di Jari Lindholm che, oltre a ricongiungersi così con l’altra metà del cielo Enshine, da una parte arricchisce ulteriormente il suono dei francesi di sfumature tipicamente sci-fi e dall’altra finisce per attenuare in compenso la vena squisitamente doomiana prevalente soprattutto nei primi lavori.

Da tali premesse, all'ascolto dell'opener Anechoic Aberration si rafforza da subito l'idea che il viaggio nel settimo ignoto si rivelerà piuttosto differente rispetto a quanto affrontato in precedenza; i classici ritmi pachidermici vengono in primis sostituiti quasi completamente dai mid tempo i quali, di tassello in tassello, costituiranno le pulsioni fondamentali dei brani. Le sequenze armoniche e i differenti cambi di registro, inoltre, richiamano un approccio evidentemente progressivo, alimentando un effetto destabilizzante e cervellotico (che diverrà una delle caratteristiche costanti del lavoro), ma che di contro sotto un'altra prospettiva decrementa l'effetto oppressivo caratteristico della prima fase della carriera della band. Anche nelle successive Burst in the Event Horizon, Coil Shaped Volutions, Delta Scuti, i Monolithe continuano a seguire un criterio compositivo simile, dispiegando con precisione matematica e (a)simmetrica i suoi particolari incastri ritmico/armonici, nei quali tra l'altro il basso di Olivier Defives continua a mettersi in particolare risalto per la sua abilità nel tessere una trama capace di congiungere efficacemente i due layer. Engineering the Rip continua a conservare il filo conduttore dei pezzi che lo precedono, pur caratterizzandosi per piccoli sentori psichedelici e culminando in una sezione centrale piuttosto criptica ed angosciante in cui le distorsioni si spengono ad esaltare una sequenza di accordi in clean. Oltrepassato il clima ossessivo generato dal main riff di Fathom the Deep (la cui ripetitività a conti fatti lo rende uno degli episodi più deboli del lotto), si giunge infine a Gravity Flood, tassello strumentale piuttosto anomalo se si considera che nel suo primo segmento è sorretto da tastiere a metà tra sci-fi e techno, che vengono spezzate da un finale in cui sale in cattedra un assolo di chitarra, gradevole senza dubbio ma non di certo esaltante.

In sede di consuntivo, appare evidente che con Nebula Septem i Monolithe abbiano voluto deliberatamente spingere in avanti il proprio songwriting in favore di soluzioni più sperimentali, riducendo volutamente il peso complessivo degli ascendenti doom; da una parte tale soluzione continua a tenere vivo, motivato ed unito il combo transalpino (che per sua ammissione non è affatto propenso a stagnare sulle stesse soluzioni), ma da un'altra prospettiva lo porta anche a perdersi nei suoi schemi ed ossessioni matematiche, dando a tratti l’impressione di perdere di vista quello che è l'aspetto coinvolgente ed “affettivo” (inteso come lo spettro di tutti i sentimenti) della propria musica. Il rischio è allora quello di un lavoro spaccato a metà, tra un doveroso apprezzamento per la complessità dei brani e una difficoltà complessiva a inchiodare davvero l’ascoltatore sulle lunghe distanze, provocando purtroppo cali di tensione ed attenzione. È impossibile non riconoscere i meriti di un artista che ha fatto dell’evoluzione la propria bandiera stilistica, ma c’è un limite invalicabile oltre il quale la sperimentazione diventa freddo e asettico gioco cerebrale: si chiama coinvolgimento e qualche volta Bégot sembra sacrificarlo, sull’altare di costruzioni solo architettonicamente ardite.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Punto Omega
Lunedì 12 Febbraio 2018, 13.01.09
1
Devo dire che la svolta data da Epsilon Aurigae e Zeta reticuli, di cui questo Nebula Septem ricalca i tracciati, mi è piaciuta assai, anche perché ha fatto acquisire ai Monolithe un'ulteriore personalità che li distingue dagli altri esponenti del genere. Una gradita riconferma e un disco che dubito possa non piacere agli amanti del doom più estremo (sebbene stiamo pur parlando di una delle sue sfaccettature più accessibili).
INFORMAZIONI
2018
Les Acteurs De L’Ombre Productions
Death / Doom
Tracklist
1. Anechoic Aberration
2. Burst in the Event Horizon
3. Coil Shaped Volutions
4. Delta Scuti
5. Engineering the Rip
6. Fathom the Deep
7. Gravity Flood
8. (Concluding Act)
Line Up
Rémi Brochard (Voce, Chitarra)
Sylvain Bégot (Chitarra, Tastiera, Programmazione)
Benoît Blin (Chitarra)
Olivier Defives (Basso)
Matthieu Marchand (Tastiera)
Thibault Faucher (Batteria)

Musicisti Ospiti
Sébastien Pierre (Voce)
 
RECENSIONI
78
63
78
70
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]