Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Amorphis
Queen of Time
Demo

Below a Silent Sky
A View from Afar
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

01/06/18
THORIUM
Blasphemy Awakes

01/06/18
MORTIIS
Perfectly Defect - ristampa

01/06/18
GRUESOME (USA)
Twisted Prayers

01/06/18
MAGICAL HEART
Another Wonderland

01/06/18
NERVOSA
Downfall Of Mankind

01/06/18
BLACK CRUCIFIXION
Lightless Violent Chaos

01/06/18
WOLFSSCHREI
Rise Dead Ember

01/06/18
ALIEN WEAPONRY
Tū - Album Cover

08/06/18
HAUNTED
Dayburner

08/06/18
TRILLIUM
Tectonic

CONCERTI

26/05/18
CIRCUS MAXIMUS + ANGEL MARTYR (ANNULLATO!)
ALCHEMICA MUSIC CLUB - BOLOGNA

26/05/18
MILADY METAL FEST
ARCI TOM - MANTOVA

26/05/18
SAILING TO NOWHERE
BLACK OUT - ROMA

26/05/18
DON BROCO
SERRAGLIO LIVE - MILANO

26/05/18
MONSTERS OF REZ
ARROGANT PUB - REGGIO EMILIA

26/05/18
KYTERION + MADVICE
EVILUTION CLUB - ACERRA (NA)

26/05/18
METAL QUEEN FESTIVAL (day 2)
SALONE POLIVALENTE - STRAMBINO (TO)

26/05/18
HELL OBELISCO + OWN PAW THEE DIE + SUPERNAUGHTY
ART ROCK CAFE - IMOLA

26/05/18
METAPHORIC MIND + KIMERA + DREAL + SYMPHONIA
https://www.facebook.com/events/126423758217518/

26/05/18
TONS + DEADSMOKE
CASEIFICIO LA ROSA - POVIGLIO (RE)

Molly Hatchet - Molly Hatchet
10/02/2018
( 645 letture )
Fieri rappresentanti della sponda "hard" della fluente corrente del southern rock, i Molly Hatchet devono ai concittadini Lynyrd Skynyrd ben più che la sola coincidente provenienza geografica. Appartenenti alla seconda ondata delle band southern, quella che in molti casi può essere definita come "orientata" dalle case discografiche, a caccia di gruppi in grado di cogliere al volo e sfruttare il grande successo del genere lungo gli anni settanta, i Molly Hatchet sono una realtà piuttosto indicativa di quel periodo. Spesso accusati di rappresentare in modo meno spontaneo e vero quegli stilemi lanciati dalle prime originali band, i gruppi della seconda ondata si fecero forti spesso di una maggiore vicinanza al genere hard rock, il che li portò in molti casi a rincorrere poi, nel corso della carriera, sonorità AOR/FM che ne snaturarono identità e radici sonore, confermando per certi versi i sospetti di non proprio limpida adesione alla vera identità sudista. Una deriva che, a dire il vero, durante gli anni ottanta anche molte band della prima ondata seguirono, dando idea che dopo i primi fecondi anni e con la crisi dei gruppi fondanti, tutti fossero alla ricerca di nuovi stimoli. Tutto questo ha riguardato anche i Molly Hatchet, ma la loro resta comunque una storia piuttosto particolare, che è forse più giusto ricondurre ai primi pionieri del genere: anche se il debutto discografico arriverà solo nel 1978, la fondazione della band risale infatti addirittura al 1971. Facciamo quindi un ampio passo indietro e torniamo in Florida, a Jacksonville, quando un ventenne Dave Hlubek decide di creare la propria band, arruolando nel tempo Banner Thomas, Steve Holland, Duane Roland e Bruce Crump e facendo le veci del cantante fino al 1976, quando finalmente la formazione fu completa con l’ingresso di Danny Joe Brown, carismatico singer dagli inequivocabili baffoni. La band deve molto come dicevamo ai Lynyrd Skynyrd e in effetti fu proprio il successo di questi ultimi e l’amicizia che legava i due gruppi a consentire ai Molly Hatchet di attirare l’attenzione dei manager Pat Armstrong e Alan Walden e della Warner Bros. Records, che però alla fine preferì far firmare i Van Halen e lasciò i floridiani in tour, per poi “regalarli” alla Epic Records e alle cure del grande produttore Tom Werman.

Proprio l’esperto produttore sarà artefice di un sound che rispetta senza dubbio i canoni del southern, per un album composto con una partecipazione piuttosto forte di tutti i membri della line up e che vedrà la partecipazione anche del compianto Ronnie Van Zant in veste di aiuto nel processo di scrittura e come "direttore" delle prove del gruppo. La morte prematura del leggendario cantante gli impedirà di essere anche il produttore, come da programmi e chissà che nelle sue mani, il disco non avrebbe perso quella leggera ma ben presente vena hard rock che invece Werman esaltò da par suo, in maniera non invadente, ma perfettamente calibrata e che porterà Molly Hatchet in forte rotazione nelle radio AOR americane. Altro tratto fondamentale dell’identità del gruppo sarà costituito dalla cupa illustrazione di copertina dal titolo The Death Dealer ad opera dell’altrettanto leggendario Frank Franzetta, che da qui in poi andrà, con i suoi temi di fantasy eroica, a costituire un tratto distintivo originalissimo della band. Si tratta indubbiamente di una delle copertine più belle ed affascinanti dell’epopea rock e senza dubbio una delle più copiate in futuro. Il logo del gruppo rispetta invece in pieno i canoni del southern rock, come a rassicurare tutti sulla natura della musica contenuta nel disco, ben lontana dai lidi dell’allora nascente ondata heavy metal. Lo stesso nome del gruppo, appartenuto secondo la leggenda ad una strega di Salem, che aveva fama di adescare e mutilare le proprie vittime di sesso maschile, contribuisce ad alimentare un alone di interesse attorno alle gesta dei musicisti.
Sono nove le canzoni contenute in Molly Hatchet per un totale appena superiore ai trentacinque minuti di grande musica. Quello che sin da subito colpisce è infatti la sincera e rovente vena compositiva di chiara ispirazione southern di casa Skynyrd, che combina una ritmica sostenuta e di matrice hard rock all’originale mistura di blues, rock, country e fluviali parti soliste tipiche del genere. Dagli Skynyrd, il gruppo di Hlubek mutua anche la formazione a tre chitarre, i celebri "fischi" che anche Brown spande qua e là, le armonizzazioni delle chitarre e, appunto, l’inarrestabile profluvio solistico che esalta le lunghe sezioni strumentali, comunque ampiamente tenute a bada in studio, a favore di un approccio radiofonico comunque non preponderante. La doppietta iniziale è di quelle che fanno storia: lo scatenato "Hell Yeah!!" di Danny Joe Brown apre una Bounty Hunter destinata a divenire ospite fissa delle scalette del gruppo, spesso in posizione di apertura, ma è la successiva Gator County, omaggio alla natia Florida a mettere un primo fondamentale tassello nella discografia del gruppo. Gli intrecci chitarristici sono ovviamente richiamanti l’immortale Sweet Home Alabama, della quale Gator County è una piacevole erede, ma la qualità dell’ispirazione e dell’esecuzione messa in pista dai Molly Hatchet riescono ad elevarla a qualcosa di più che mera riproposizione di un canone esausto: è quasi impossibile non entusiasmarsi per un brano così ben eseguito e concepito e il crescendo chitarristico scandito dai fischi di Brown è di quelli che lasciano il segno per sempre. D’altra parte, il ruolo di "nuovi" Skynyrd sembra piacere molto al gruppo, tanto che non si disdegnano anche brani di aperto boogie rock e di chiara ispirazione blues, come i successivi Big Apple e The Creeper, che si fa apprezzare anche per il ricorso alla slide guitar; The Price You Pay è un rock che più settantiano non si potrebbe, a metà tra Bob Seger e, ancora, i Lynyrd Skynyrd, con una grande capacità della band e di Crump in particolare, di giocare con le dinamiche in crescendo e un bell’assolo di armonica, che non guasta mai in questi contesti. Tempo per buttare giù un altro asso e stavolta tocca alla Allman Brothers Band essere omaggiata, ma in maniera esplicita, con la stupenda Dreams tratta dal disco di debutto, che nella versione hard rock dei Molly Hatchet diventa Dreams I’ll Never See e conosce una nuova vita sotto una luce diversa, che la consegna nuovamente alla Leggenda del Rock. Siamo su livelli altissimi, forse addirittura al culmine del disco, con i celebri stacchi di ritmica, il riff eterno e i clamorosi intrecci solistici centrali baciati da una accelerazione da cardiopalma. Un brano che davvero non si finisce mai di amare e ascoltare, solco dopo solco, anno dopo anno, da allora all’immortalità. Il ritmo si mantiene alto con I’ll Be Running, nella quale si conferma l’ottima vocalità di Danny Joe Brown, mattatore del gruppo, quanto la fantastica alchimia delle chitarre e della sezione ritmica, sempre pronta a rilanciare i compagni. C’è tempo per un altro grande pezzo ed è il turno di Cheatin’ Woman, maggiormente cadenzata e caratterizzata dal refrain ruffiano quanto riuscito, per uno splendido rock sporco e sudato. Chiude Trust Your Old Friend, altro omaggio agli Skynyrd, con Brown che si accredita ancora come erede naturale di Ronnie Van Zant, assieme ai compagni di band.

Sempre in bilico tra sincero amore per il genere e scaltro sfruttamento di cliché musicali di successo, i Molly Hatchet sono in realtà una delle band più giustamente apprezzate e amate del southern rock. Il meritato successo radiofonico e la loro palese ispirazione agli illustri concittadini non deve diventare viatico per considerare il gruppo di Jacksonville solo nell’ottica dei "copiatori". Non si compongono canzoni destinate a restare tra le migliori del genere e capaci di dire la loro anche dopo quarant’anni, se non si possiede una reale ispirazione e una capacità esecutiva e di arrangiamento superiore alla media. In tanti ci hanno provato senza riuscirci, mentre per i Molly Hatchet questo autointitolato debutto non rappresenta certo un episodio a sé stante. La discografia del gruppo, infatti, presenta diversi altri grandi esempi di southern rock venato di hard, a partire dal seguente e forse appena più famoso Flirtin’ With Disaster. L’album è di quelli che ogni appassionato di hard rock settantiano dovrebbe possedere e in effetti costituisce un acquisto quasi obbligato per ogni amante di queste sonorità. Siamo al cospetto di una ottima band, che pur senza inventare nulla, ha dimostrato di saper scrivere grandi canzoni. Facciamo quindi un altro giro verso la Gator County e ascoltiamo per l’ennesima volta la miglior musica da autostrada che sia mai stata composta.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
94.5 su 4 voti [ VOTA]
Metal Shock
Venerdì 16 Febbraio 2018, 15.50.27
9
Primo album che ben fa vedere le potenzialità di questo grande gruppo di southern rock, assieme agli Skynyrd fra i migliori esponenti del genere. Una band poco fortunata se si pensa che oggi non vi è nessun componente originario tra le fila. Album da 85 pieno!
Fabio Rasta
Lunedì 12 Febbraio 2018, 15.39.46
8
Bella recensione, soprattutto la descrizione di Gator Country, "... che lascia il segno x sempre!". /// Una delle prerogative del Southern deve essere la genuinità sia della Band, sia della Musica proposta, che deve sempre attingere alle radici. Inventare a tutti i costi, in questo genere, può risultare controproducente. Rettificherei la chiusura della recensione togliendo quel "quasi" dall'acquisto obbligato. /// X Rob Fleming: se possiedi una raccolta dimenticala; gli HATCHET hanno avuto parecchi alti e bassi, con pesanti sconfinamenti nell' Hard Rock, e qualche tastiera anni '80 di troppo, ma i tre con DANNY JOE BROWN (questo, Flirtin' e No Guts No Glory) sono puro fuoco. Trascurabile invece il doppio Live, meglio qualche Bootleg d'annata, dove si sente il vero spirito delle Boogie Band del Sud.
Galilee
Lunedì 12 Febbraio 2018, 15.01.36
7
Gran disco, Southern rock tagliente ed energico come pochi. I loro primi 5 album sono tutti da avere.
Enrico
Domenica 11 Febbraio 2018, 19.12.42
6
In copertina sembra Raoul di Ken il Guerriero. Come cacchio è possibile?
InvictuSteele
Domenica 11 Febbraio 2018, 12.37.44
5
I miei preferiti del southern rock, l'inizio di una leggenda. Voto 83
jaw
Sabato 10 Febbraio 2018, 16.02.05
4
Certo che sono South Rock, per me faranno meglio in alcuni dischi successivi, ma e' un ottimo debutto ed il voto per me è corretto. A me oltre gator country piace molto big Apple e the price you pay che possiede qualcosa di gia' sentito dal periodo americano di John Mayall, un altro di cui mi piacerebbe sentire la vostra
Rob Fleming
Sabato 10 Febbraio 2018, 15.16.40
3
Gator county è veramente bellissima. Quello che ho non mi dispiace, ma non li ho mai sentiti "veri". Non so perché. Il Southern mi piace da morire, ma loro sotto questo punto di vista non mi hanno mai del tutto convinto. 77
Lizard
Sabato 10 Febbraio 2018, 14.29.32
2
@rik: sono loro stessi a definirsi southern/hard rock!
rik bay area thrash
Sabato 10 Febbraio 2018, 14.26.37
1
Non sono un grandissimo conoscitore di questo specifico settore, diciamo i qui presenti, i blackfoot, i 38 special, gli outlaw e pochissimi altri. Però come 'sonorità', come grinta,come song basate sulle guitar i molly hatchet li ho sempre apprezzati. Diciamo più hard rock se mi consentite di definirli così . E nei live concert danno il meglio, quasi heavy (rock)
INFORMAZIONI
1978
Epic Records
Southern Rock
Tracklist
1. Bounty Hunter
2. Gator County
3. Big Apple
4. The Creeper
5. The Price You Pay
6. Dreams I'll Never See
7. I'll Be Running
8. Cheatin' Woman
9. Trust Your Old Friend
Line Up
Danny Joe Brown (Voce)
Dave Hlubek (Chitarra)
Steve Holland (Chitarra)
Duane Roland (Chitarra)
Banner Thomas (Basso)
Bruce Crump (Batteria)

Musicisti Ospiti
Tom Werman (Percussioni)
Jai Winding (Tastiera)
Tim Lindsey (Basso)
 
RECENSIONI
79
70
75
83
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]