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Abysmal Grief - Abysmal Grief
10/02/2018
( 547 letture )
Oramai sulla via del quarto di secolo dalla fondazione, una realtà come gli Abysmal Grief si è sviluppata negli anni fino a divenire una formazione doom metal tra le più rappresentative del panorama italiano, riscuotendo continui consensi ed elogi sia in patria, che all’estero. In occasione del primo album della band genovese, i suoi tre membri principali (coadiuvati solamente negli ultimi tempi dal rientrante batterista Lord of Fog) portarono alle stampe un’omonima uscita imponente, che poggiava le sue robuste basi su quel doom tetro, lugubre ma elegantemente suggestivo che era pian piano divenuto il loro marchio di fabbrica nei numerosi demo che l’avevano preceduta, ma che non aveva ancora raggiunto quella linearità organizzativa proposta invece proprio in questo Abysmal Grief.

Il full-length, dal minutaggio vicino ai 75 minuti (caso sinora unico nella discografia a nome Abysmal Grief, che per le successive release sulla lunga distanza rimarrà più legata a durate di 45-50 minuti), si apre con la monolitica e cupa The Necromass: Always They Answer, il pezzo più lungo dell’intero album, dove a farci da guida è la sinuosa voce in clean di Labes C. Necrothytus che intreccia striscianti arabeschi con le tastiere, ben supportata da un riffing massiccio, ma mai invadente. Ad interrompere queste atmosfere quasi gothicheggianti, ci pensa il solenne narrato in pulito dell’ospite Mario "The Black" Di Donato (già leader della storica band abruzzese The Black), che improvvisamente ci declama l’Ave Maria ed altre preghiere in latino, come a ricordarci che le tinte funeree evidenziate dalla nuda tastiera in sottofondo, non sono una casualità. Quel rituale occulto che vuol far tornare in vita i morti già anticipato dalla copertina, infatti, continua e, dopo la breve strumentale Dirges (poco più di un fulmineo intermezzo, come sarà anche la centrale Divination), l’atmosfera di ossessionante inquietudine e quel retrogusto da antica cripta ammuffita sul fondo di una qualche imponente chiesa gotica pronta a rivelarci i suoi contenuti e misteri ci avvolge sempre più, con incedere deciso, opprimente e sempre più dilatato. Le tre tracce che seguono, infatti, diventano vero e proprio cuore pulsante del disco, che ammalia e incatena l’ascoltatore con il suo greve doom classico dalle visibili venature dark/gothic, rendendolo timoroso e spaesato spettatore forzato di un rito in cui vita, morte e vita dopo la morte si mescolano. A fare da fil rouge lungo le lente ritmiche, tre elementi in fluente dialogo tra loro: la voce di Labes C. Necrothytus, a tratti quasi teatrale, una chitarra che trova sempre più spazio anche per lunghi ed incrollabili assoli, nonché una tastiera fatta risuonare come un antico organo, senza mai dimenticare i giusti richiami al soprannaturale, che ci accompagnano fino al soffocante ma evocativo peso della granitica ed eterna When the Ceremony Ends, che ci riporta a quello scrosciare di pioggia e a quel rintocco di campane che di avevano accolto all’inizio della produzione, come a farci nuovamente emergere dall’oscurità di un rituale esoterico come accomiatandoci da una qualsiasi messa, verso un mondo esterno che nulla sa.
Le ultime quattro tracce che portano l’ascoltatore fino al termine dell’album sono invece state estratte senza modifiche sostanziali dall’EP Mors Eleison, uscito in sole 500 copie in vinile 12" l’anno precedente. Il livello di questi ultimi brani si allinea ai precedenti, arricchendo ulteriormente l’intero platter con chicche quali la riuscita e tematica cover di Occultism dello storico Paul Chain (di cui gli Abysmal Grief non nascondono certo l’influenza), contenuto nell’EP di debutto della sua band Paul Chain Violet Theatre, dal titolo Detaching from Satan, indubbia pietra miliare del doom tricolore, uscito nel lontano 1984, stesso anno della sua uscita dai Death SS e della prima pausa nella carriera di quella altrettanto celebre formazione.

Gli Abysmal Grief aprono dunque in maniera ufficiale la propria peculiare carriera con un signor album, maturo frutto delle diverse prove sulla più breve distanza già date alle stampe nel decennio precedente. Alcune soluzioni potranno non apparire tra le più innovative o originali del genere, con ispirazioni ricollegabili ai migliori, seminali Black Sabbath per le asce, oppure ai famosi progetti di Antonio Bartoccetti per le atmosfere sempre a cavallo tra horror e sacrilego, ma c’è da dire che la band ligure, in questa sede supportata da una storica label genovese come la Black Widow Records, dimostra di sapere il fatto suo e di avere gli strumenti adeguati per portare avanti la lunga tradizione del doom metal Made in Italy che nel 2007 aveva già alle spalle una scia ben consolidata, nonché di elaborare quell’orrendo lutto di cui si fanno portatori nel modo più malevolo e oscuro che c’è, serpeggiando tra l’occulto e i morti, e togliendo il fiato anche ai vivi.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
82 su 1 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Lunedì 12 Febbraio 2018, 14.23.27
4
Lo avevo ascoltato tempo fa, andando un po' a ritroso da We Lead the Procession poi Feretri, poi questo. Ottimo album, come gli altri ed effettivamente, come riportato nella bella recensione di M.me Akaah, non presenta differenze con i pezzi di Mors Eleison, sul piano qualitativo. Hanno un interessante e coinvolgente songwriting e l'effetto di atmosfere cupe e funerarie è centrato in pieno. Au revoir.
Zess
Sabato 10 Febbraio 2018, 20.50.37
3
Ottimo album.
Pacino
Sabato 10 Febbraio 2018, 17.22.53
2
Grandi questi liguri, mi piacciono molto, da supportare. Voto 76
Doomale
Sabato 10 Febbraio 2018, 13.03.24
1
Buon esordio di una delle piu interessanti band italiane degli ultimi anni, in ambito underground chiaramente. Il meglio arriverà comunque dopo con Misfortune e soprattutto Feretri e Strange rites of Evil. Ottimo rispolvero.
INFORMAZIONI
2007
Black Widow Records
Doom
Tracklist
1. The Necromass: Always They Answer
2. Dirges
3. Cultus Lugubris
4. Requies Aeterna
5. Creatures from the Grave
6. Divination
7. When the Ceremony Ends
8. Mors Eleison
9. Occultism
10. The Shroud
11. Mysterium Umbrarum
Line Up
Labes C. Necrothytus (Voce, Tastiera)
Regen Graves (Chitarra, Batteria, Tastiera)
Lord Alastair (Basso)

Musicisti Ospiti
Mario "The Black" Di Donato (Voce su traccia 1)
 
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