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Hecate Enthroned - The Slaughter of Innocence, a Requiem for the Mighty
10/02/2018
( 652 letture )
Uscito nel 1997 per la ormai defunta label Blackend, The Slaughter of Innocence, a Requiem for the Mighty degli inglesi Hecate Enthroned fu frettolosamente bollato come un prodotto "minore" furbescamente teso a sfruttare l'ondata di successo che i Cradle of Filth avevano ottenuto con The Principle of Evil Made Flesh prima, e con Dusk and Her Embrace poi.
Ad un primo esame, è innegabile che esistano dei punti di contatto con i Cradle of Filth, perché dopo tutto gli elementi principali che contribuiscono a determinare lo stile di quel determinato tipo di black metal sinfonico, quali lo screaming basato quasi esclusivamente su tonalità altre e stridule e le tastiere onnipresenti, sono molecole del suo DNA troppo pesanti per passare inosservate. Da un lato, gli Emperor davano una loro interpretazione del concetto di sinfonico abbinato al black metal con il capolavoro Anthems to the Welking at Dusk che offriva su un tappeto violentissimo e complesso, degli inserti melodici perfettamente coerenti, dall'altro Daniel Lloyd Davey ne presentava un'altra, dove synth e tastiere erano le protagoniste che prevalevano sulla struttura tipicamente black. Le due strade erano tracciate, ma una certa soluzione vocale è un'icona della quale, a torto o a ragione Dani Filth si è appropriato, riscuotendo ancora oggi, il dazio derivato da un metaforico marchio depositato all'ufficio brevetti. Da questo punto di vista, per gli Hecate Enthroned, la presenza in formazione del cantante Jon Kennedy, che proprio per i Cradle aveva suonato il basso dal 1994 al 1995, non ha certo giovato.
Gruppo clone dei Cradle of Filth fu quindi l'impietoso responso da parte di alcune testate specializzate. Ingiusto e troppo affrettato? Col senno di poi potremmo dire che forse avrebbero meritato più attenzione ma, ebbe a dire il Manzoni, del senno di poi ne son piene le fosse e, complice una creatività mai del tutto sviluppata, degli Hecate Enthroned si persero ben presto le tracce nonostante altri full-lenght negli anni successivi.
Ad un ascolto più attento e profondo e scevri da accostamenti fuorvianti e troppo facili, questo The Slaughter of Innocence, a Requiem for the Mighty ha invece diverse frecce nella propria faretra.

Innanzitutto, la struttura dei pezzi è più lineare e non presenta molti degli orpelli orchestrali spesso superflui tipici di molti colleghi. L'ascolto è così più snello e di facile fruizione, il che non è un difetto, visto che per scelta trattiamo comunque un black metal melodico e meno intransigente. La velocità media è dosata tra accelerazioni classiche e parti più cadenzate, quasi sempre impreziosite da arpeggi di chitarra o parti di pianoforte malinconiche e gotiche, che dipingono un’atmosfera decadente e noir lungo tutto il percorso del disco. Proprio queste melodie ricorrenti in praticamente tutti i brani, donano al lavoro un sapore di rassegnazione e tristezza che si combina perfettamente con l'altra faccia della medaglia, quella cattiva e violenta, fatta di doppia cassa e screaming violentissimo, cesellato da parti in growl o spoken alternate di tanto in tanto. I break acustici e sinfonici sono piazzati nei punti strategici e fungono da perfetto contraltare ai blast-beat e alle sezioni più spinte. Il riffing è minimale e quasi interamente concepito da "sottofondo" a tastiere e voce.
L’album si apre con Goetia, una composizione strumentale interamente affidata a suoni orchestrali minacciosi e a synth che cesellano di note maligne i primi secondi del nostro viaggio, collegandosi fluentemente al secondo pezzo Beneath a December Twlight che esplode velocissimo e risolutore. Tastiere in evidenza, batteria martellante e chitarre con distorsione "liquida" che amalgamano il sound creando un tappeto minimale ma solidissimo per pianoforte e orchestrazioni varie, collegate tra loro dalla voce di Jon Kennedy che si produce in screaming altissimi, i punti di forza della traccia che, con un arpeggio di basso sorretto da una delicata linea di organo, viene condotta verso il suo termine, dove un coro di voci pulite ci accommiata in modo epicamente malinconico. La successiva The Spell of the Winter Forest viene introdotta da un arpeggio di chitarra, per poi muoversi verso lidi caratterizzati dal classico screaming acuto, alternato a parti di pianoforte sia melodiche e notturne, che dai toni più violenti.
Escludendo A Monument for Eternal Martyrdom, breve break affidato ad un arpeggio di chitarra acustica posto a metà disco, At the Haunted Gallows of Dawn, strumentale molto atmosferica e convincente, affidato a tastiere e orchestrazioni varie, e la conclusiva The Beckoning (An Eternity of Darkness), arricchita da suoni e campionamenti sinistri, gli altri brani si basano tutti sullo stesso impianto, fornendo all'intero lavoro una evidente struttura coesiva. Risulta chiaro che la mancanza di veri e propri riff di chitarra tenda, sul lungo periodo, a far sembrare i pezzi molto più simili tra di loro di quanto non lo siano in realtà, anche se Christfire e Within the Ruins of Eden si fanno tuttavia ascoltare molto volentieri.

La produzione, ad opera di Andy Sneap, è un ottimo compromesso tra le due anime che da sempre contraddistinguono l’approccio alla registrazione del black: in questo caso è pulita, calda al punto giusto, restituendo tutti gli strumenti collocandoli al loro posto nel mosaico sonoro, ma non rinunciando a quella sensazione di “sporco” e di “grezzo” che gli stilemi del genere pretendono.
Concludono l’opera un artwork povero, con una copertina dalla scarsa personalità, nonostante sia stata affidata al veterano Simon Mardsen, che vuole puntare sull’atmosfera ma non rende giustizia a quanto il gruppo è in grado di ricreare strumenti alla mano. All’interno del booklet, fotografie volutamente sotto esposte con illuminazione affidata al lume di una candela, ma impaginate a guisa di patchwork come se il gruppo non avesse posato per un’unica sessione. Stranamente all’interno del libretto mancano inoltre i testi di alcune canzoni, e quelli mancanti, ad oggi, non si trovano neanche in rete. Per gli amanti del collezionismo esiste inoltre una versione non ufficiale in cassetta edita dalla Moon Records, licenziata nel luglio 2000, che presenta un’oscena etichetta gialla recante la scritta Evil black metal sul fronte della copertina, ed una in digipack edita dalla Dissonance Distribution che riunisce questo disco e Upon Promeathean Shores (Unscriptured Waters), i primi due lavori ufficiali della band, gli unici accomunati da un approccio melodico convincente.

Proprio tornando agli esordi degli Hecate Enthroned, la sensazione è che The Slaughter of Innocence, a Requiem for the Mighty avrebbe potuto rappresentare il percorso di un'evoluzione che il gruppo ha poi mancato miseramente, a causa di troppi cambi di formazione e di una vena creativa esauritasi troppo in fretta. Mentre il primo stadio rappresentato dal precedente Upon Promethean Shores era troppo acerbo e incostante, qui si evince la volontà della formazione di creare una propria cifra stilistica che tende a superare anche i limiti tecnici del gruppo stesso. Ci sono infatti delle imprecisioni, a volta anche pacchiane, con fill di batteria chiusi fuori tempo, o accelerazioni a tratti incerte. I suoni di tastiera sono ridotti ad un campionario di tre o quattro soluzioni, e anche il pianoforte, spesso utilizzato per dipingere dei ‘notturni’ melodici e mesti, tende a riciclare le idee base riproposte in vari momenti del disco. Però, come spesso accade, il risultato finale è, magia dell’Arte, superiore alla somma delle parti.
Le tinte tristi e malinconiche che aleggiano lungo i 47 minuti di durata rendono questo lavoro, se non unico nel suo genere, comunque interessante per gli amanti di sonorità meno estreme, e potrebbe rappresentare una piacevole scoperta anche per chi ama il black meno "contaminato". L’intero full-length è permeato da un’aurea malinconica, gotica, di rassegnazione, che trova nella violenza del black metal un grido di disperazione, piuttosto che un’azione di offesa.
Con il passare degli anni, come spesso accade, anche la stampa specializzata ha rivalutato alcune posizioni di stroncatura senza appello, e tenuto conto dell'involuzione che certi ‘sottogeneri’ hanno subito, non è da escludere che The Slaughter of Innocence, a Requiem for the Mighty possa entrare in futuro tra i ‘grandi’ classici del black melodico.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
83 su 3 voti [ VOTA]
MB
Martedì 20 Marzo 2018, 17.01.50
9
Gran bel disco, con ottime atmosfere e melodie. Non capisco il discorso sul fatto di essere derivativo, considerato che tutti i dischi usciti in quel periodo lo erano eppure molti sono incensati come capolavori.
enry
Sabato 17 Febbraio 2018, 6.22.11
8
Concordo con Max, praticamente identici ai COF, ma questo è un buon disco, il loro migliore.
Max
Martedì 13 Febbraio 2018, 8.51.50
7
Gruppo copia carbone dei primi Cradle, ma questo e il primo ep sono veramente belli. Dopo il nulla, ma questi ancora li ascolto ancora volentieri.
Ferro
Martedì 13 Febbraio 2018, 0.56.05
6
A me questo cd (ed anche l ep Upon Promeathean Shores) è sempre piaciuto e lo ascolto ancora volentieri. Ok un po’ derivativi certo, ma con delle linee melodiche fresche e convincenti per tutto L’album.artwork rivedibile, testi un po’ inutili, ma nel complesso godibile. Dal successivo invece diventa un gruppo onestamente imbarazzante. Voto 75 , vae victis ! Ferro
Punto Omega
Lunedì 12 Febbraio 2018, 13.06.04
5
Giustamenti considerati come dei cloni dei Cradle of Filth, va detto che questo e l'ep Upon Promethean Shores (in particolar modo) sono due gran bei dischi, ingiustamente stroncati all'epoca perché (molto) derivativi. Se vi piacciono i Cradle of Filth fino a Dusk i due dischi risultano essere un ascolto quasi obbligato.
d.r.i.
Sabato 10 Febbraio 2018, 18.51.53
4
Bello
Doomale
Sabato 10 Febbraio 2018, 15.00.56
3
Io invece avevo l'ep d'esordio Upon Promeathean Shores (Unscriptured Waters), che non era per niente brutto, ma dall'inizio li bollarono come i CoF di serie B. Poi l'ho rivenduto, cazzata.
Galilee
Sabato 10 Febbraio 2018, 14.56.42
2
Porca miseria. Sto discaccio ce l'ho pure io..
mardonziak
Sabato 10 Febbraio 2018, 13.44.31
1
Mamma mia che gruppaccio di "serie b" avete ricacciato! 😆 Ricordo di averli scoperti a suo tempo quando uscì il loro secondo album "dark requiem and unsilent massacre" che non era ancora del tutto malvagio e seguiva la buona 🙂 scia di questo primo album (l'unico degno di nota). Poi... tutto il resto che hanno prodotto, è cestinabile 🚮
INFORMAZIONI
1997
Blackend Records
Black
Tracklist
1. Goetia
2. Beneath a December Twilight
3. The Spell of the Winter Forest
4. Aflame in the Halls of Blasphemy
5. A Monument for Eternal Martyrdom
6. The Slaughter of Innocence, a Requiem for the Mighty
7. At the Haunted Gallows of Dawn
8. Christfire
9. Within the Ruins of Eden
10. The Danse Macabre
11. The Beckoning (An Eternity of Darkness)
Line Up
Jon Kennedy (Voce)
Marc (Chitarra)
Nigel (Chitarra)
Michael (Tastiera, Orchestrazioni)
Paul Massey (Basso)
Robert Kendrick (Batteria)
 
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