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Tribulation - Down Below
12/02/2018
( 1544 letture )
Sono passati tre anni da The Children of The Night, album che ha segnato una spaccatura marcata nel percorso musicale dei Tribulation: se da una parte un piccolo germe di cambiamento era stato già gettato con The Formulas of Death, relegando al solo debutto The Horror la prerogativa di incorporare sonorità più Swedish, dall’altra il terzo full-length è stato il terreno fertile dove quel germe ha effettivamente iniziato a proliferare. La contaminazione ha portato il gruppo di Arvika a distaccarsi dai cliché del death metal, non dimenticando la lezione e facendola sopravvivere in qualche sfumatura, ma volgendo lo sguardo su un’ibridazione che privilegiava atmosfere più gothic.
Questo Down Below conferma che il processo di metamorfosi ha raggiunto il suo stadio finale, riconsegnandoci i Tribulation con una personalità più definita e radicalmente sbilanciata su pattern melodici e sull’aderenza a stilemi gotici e dark, anche solo per un’estetica di gruppo sempre più androgina e connessa a quell’aura decadente e melanconica tipica del romanticismo inglese di fine Settecento.

Un esempio lampante di queste caratteristiche è evidente già dalla cover, che rappresenta un gargoyle che domina e sorveglia la città dall’alto, simile a uno di quelli che, accovacciati e minacciosi, sporgono dalla cattedrale di Notre-Dame a Parigi. L’opera è disegnata dallo stesso chitarrista Jonathan Hultén, attivamente impegnato anche in una carriera solista all’interno della quale ritroviamo delle coordinate stilistiche che, anche se lontane dal metal e più cantautorali, sono simili a quelli del gruppo principale e incorporano suggestioni che sicuramente hanno influenzato anche la composizione di questo nuovo disco, rafforzando la costruzione del suo immaginario. Molto poco è rimasto quindi di quelle scaglie appuntite derivanti dalle prime esperienze musicali e le linee melodiche, nonostante preservino una certa incisività, si fanno più morbide e “patetiche”, nell’accezione greca del termine che fa riferimento alla forza del pathos.
L’ascolto del primo brano, The Lament, scelto anche come pezzo di anticipazione del lavoro, mette subito le cose in chiaro: i Tribulation si lasciano introdurre da una chitarra “autunnale”, calda ma allo stesso tempo un po’ nostalgica, che stimola immagini dalle tonalità molto tenui e fumose. Lo spleen si intreccia poi con l’ingresso della seconda chitarra e della batteria, che virano su ritmi più sostenuti anche se il mood resta invariato, dichiarando una struttura che si ripete per la gran parte dei brani. Le due chitarre sono sempre molto ben amalgamate tra di loro: ad un riff che resta in sottofondo, quasi come un messaggio subliminale, apparentemente impercettibile, ma articolato a sufficienza per influenzare e guidare l’ambientazione, si associano sempre dei riff molto più semplici ma memorabili (si pensi a Nightbound: basta anche solo un ascolto perché il tema principale entri in testa). Ciò rende senza dubbio la proposta concentrata in Down Below più “pop”, non nel senso dispregiativo del termine, quanto nella scelta di assecondare strutture che si prestano ad essere cantate e ricordate, accessibili ad un pubblico molto più vasto, piuttosto che chiudersi in ermetismi destinati alle orecchie di pochi ascoltatori. Alcuni hanno addirittura accostato la deriva musicale raggiunta dal gruppo come darkwave/gothic rock, piuttosto che metal, giudizio che in parte mi trova d’accordo per alcuni motivi sopra detti, ma che non rende giustizia al fatto che comunque la componente metal, seppur depotenziata, permane nello stile del cantato ed in alcuni intermezzi più serrati. Diciamo che il percorso dei Tribulation si può accostare un po’ a quello degli In Solitude, che con Sister avevano raggiunto delle ibridazioni estreme che tuttavia non snaturavano la loro vena più heavy, anzi, aggiungevano valore ad una proposta con un margine di originalità più marcato.
Subterranea richiama col suo refrain il titolo, ripetendo nel testo "down below” e alludendo al punto di vista sotterraneo come ad una condizione auspicabile per il suo regalare un po’ di sollievo. Quest’ultimo arriva anche grazie all’intermezzo Purgatorio, una pausa intensa scandita da un carillon triste che per tutta la sua durata ci tiene in sospeso fino a trovare il suo speculare più incalzante nell’incipit di Cries from the Underworld. Nonostante ci sia una certa omogeneità nella qualità che si respira in tutto il full-length, il climax si raggiunge verso il finale. Lacrimosa è un pezzo molto stratificato, che nell’attacco aggressivo sembra contraddire il clima romantico che si appoggia all’uso del violino, per poi rivelarlo a pieno solo in itinere. Quando in sottofondo fanno il loro ingresso i rintocchi di campana ed il sample di un coro liturgico, tutti gli altri strumenti sembrano restare in uno status di attesa: solo quando è il momento giusto le chitarre si abbandonano ad un assolo che si fonde con il synth e che implode in una parte di piano. L’altro brano che mi ha sinceramente colpita è The World: qui i Tribulation fanno un pezzo atmosferico nel vero senso del termine ed ascoltarlo accompagnati dalle immagini del videoclip rafforza ulteriormente questo concetto. Viscerale, intenso, è come un respiro a pieni polmoni con i suoi temi di chitarra molto aperti ed una batteria incalzante ma non prepotente.

In sintesi, Down Below è un’ulteriore grande prova per la band svedese: che piaccia o meno agli affezionati del primo periodo, non è sicuramente destinato a chi rivolge uno sguardo sospettoso ai Tribulation in virtù della loro svolta più commerciale. Ci vuole una certa apertura mentale forse per apprezzarlo a pieno, ma è oggettivo che si debba conservare un certo rispetto nei confronti di un gruppo che ha saputo rimettersi in gioco per realizzarsi in maniera più personale e che ci regala un prodotto indubbiamente di qualità.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
85.11 su 9 voti [ VOTA]
Todbringer83
Martedì 20 Marzo 2018, 13.33.30
12
Ditemi quello che volete, andrò controcorrente ma per me Down Below rappresenta un passo indietro dal punto di vista compositivo. Il precedente The Children of The Night ha una marcia in più. Dopo averlo ascoltato 3 volte, il nuovo nato di casa Tribulation non mi ha rapito come era successo in precedenza. Non ho avuto sussulti, infatti manca in questo capitolo un pezzo in grado di trascinare l'opera tutta. I brani si equivalgono tutti tra loro, manca una Hit, si è preferito rimarcare l'animo Gothic Rock della band a discapito di una vena più progressive che aveva contraddistinto il capolavoro del 2015. A tratti i pezzi sembrano vuoti per non dire piatti, c'è poco ritmo e più synth, ecco il sound mi sembra un pò snaturato rispetto al recente passato. Down Below è promosso si, ma con qualche riserva. Voto: 75
Deris
Martedì 20 Febbraio 2018, 10.14.56
11
La copertina e' quasi identica a quella del penultimo birth of joy
Metal Shock
Venerdì 16 Febbraio 2018, 15.52.41
10
Non conoscevo il gruppo, ma tra una recensione positiva e l'altra e utenti del forum che lo hanno postato (grazie Tatore) ho scoperto un grande disco. A me ricorda un poco le atmosfere dei Moonspell, ma il gothic che esprimono è sicuramente molto interessante. Forse se il cantante variava un pò la voce, magari mettendo qualche parte pulita, il disco acquista ancora di più ma mi sento di dire che il voto in calce alla recensione è più che giusto.
Mr.Darcy
Venerdì 16 Febbraio 2018, 7.19.49
9
Ascoltato sul tubo un paio di volte, il sound mi piace molto. Penso lo prenderò.
Pacino
Giovedì 15 Febbraio 2018, 14.48.18
8
Mi sta piacendo, anche per me meglio di quello prima, gli do un 85.
Nattleite
Mercoledì 14 Febbraio 2018, 13.41.08
7
Disco veramente meraviglioso, confermo l'impressione in virtù della quale necessità di più ascolti ma lo trovo nettamente migliore rispetto al precedente -forse più immediato.
Tatore
Martedì 13 Febbraio 2018, 23.58.31
6
Non pensavo che questo genere fosse gothic e non pensavo che il gothic mi potesse piacere. Scoperti lo scorso anno grazie all'ultimo album dei Cloak che proprio a loro si ispirano. Bravi e bell'album, anche se al primo ascolto ho avuto la stessa impressione di Macca. Ora però sta crescendo.
Macca
Martedì 13 Febbraio 2018, 16.08.31
5
Davvero un gran bel gruppo. Anche questo è un bel lavoro, anche se forse il precedente mi aveva preso di più già da subito, per questo avrò bisogno di più ascolti.
Enrico
Lunedì 12 Febbraio 2018, 18.08.31
4
Bel disco davvero. Comunque non riesco più a votare. Mi dice che non posso votare due volte ma io non avevo ancora votato nemmeno una volta.
cipollino
Lunedì 12 Febbraio 2018, 15.46.09
3
bel disco anche se il precedente è di poco superiore, ma si attesta comunque su ottimi livelli. Voto 80 p.s. the formulas of death rimane inarrivabile
Doomale
Lunedì 12 Febbraio 2018, 14.25.13
2
Band che seguo dagli esordi in tutta la loro evoluzione fin qui. Pure questo mi e' piaciuto e lo comprerò.
GT_Oro
Lunedì 12 Febbraio 2018, 13.25.20
1
Copertina che mi ha ricordato subito Dogs Blood Rising dei Current 93.
INFORMAZIONI
2018
Century Media Records
Gothic
Tracklist
1. The Lament
2. Nightbound
3. Lady Death
4. Subterranea
5. Purgatorio
6. Cries from the Underworld
7. Lacrimosa
8. The World
9. Here Be Dragons
Line Up
Johannes Andersson (Voce, Basso)
Adam Zaars (Chitarra)
Jonathan Hultén (Chitarra, Pianoforte)
Oscar Leander (Batteria)
 
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