Privacy Policy
 
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
La band nella sua formazione attuale
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

17/02/18
REVENGER
The New Mythology Vol. 1

21/02/18
REACH
The Great Divine

21/02/18
CANDLE
The Keeper/s Curse

23/02/18
DEATHWHITE
For a Black Tomorrow

23/02/18
NECROPANTHER
Eyes of Blue Light

23/02/18
CHRONIC HATE
The Worst Form of Life

23/02/18
OBLIVION (FRA)
Resilience

23/02/18
TENGGER CAVALRY
Cian Bi

23/02/18
DRIVE BY WIRE
Spellbound

23/02/18
REVERTIGO
ReVertigo

CONCERTI

17/02/18
RHAPSODY + BEAST IN BLACK
ZONA ROVERI - BOLOGNA

17/02/18
DESPISED ICON + ARCHSPIRE + MALEVOLENCE + VULVODYNIA
VIDIA CLUB - CESENA

17/02/18
AERODYNE + STRAY BULLETS
GRINDHOUSE - PADOVA

17/02/18
INFERNAL ANGELS + HELLSTEPS
ALTERNATIVE MUSIC CLUB - MONTENERO DI BISACCIA (CB)

17/02/18
JETTASANGU FEST
RAMBLAS DISCO PUB - CATANIA

17/02/18
JUGGERNAUT + ZALESKA
WISHLIST CLUB - ROMA

18/02/18
RHAPSODY + BEAST IN BLACK
NEW AGE CLUB - RONCADE (TV)

18/02/18
AERODYNE + STRAY BULLETS
MEETING PUB - BORNO (BS)

18/02/18
RAM + PORTRAIT + TRIAL
ARCI TOM - MANTOVA

19/02/18
RHAPSODY + BEAST IN BLACK
ORION LIVE - CIAMPINO (RM)

Eye of Nix - Black Somnia
12/02/2018
( 368 letture )
Lo confesso, che si tratti della colonna portante a stelle e strisce (Jex Thoth, Subrosa), dell’inattesa declinazione belga (Bathsheba), della propaggine “cantautorale” francese (Lethian Dreams) e finanche di qualche timido refolo tricolore (Grey Souls), il doom esoterico declinato al femminile è una delle metal nicchie in cui mi avventuro più volentieri in modalità esplorazione, alla ricerca di nuovi nomi che abbiano il coraggio di intraprendere un viaggio in lande che, a parere di chi scrive, sono potenzialmente tra le più produttive per chi abbia intenzione di rinnovare e aggiornare, senza snaturarli, i sacri dettami dell’eredità sabbathiana. In una di queste “battute di caccia”, mi era capitato di imbattermi in una band a cui era toccato l’onore di condividere il palco con sua maestà Rebecca Vernon e compagne e ho deciso di approfondire la conoscenza… per togliere il disturbo e salutare in fretta.
Era la fine del 2016 e gli Eye of Nix stavano portando in tour il materiale estratto dalla loro fatica di debutto, Moros, accompagnata da un discretamente fragoroso plauso della critica a giudizio di chi scrive complessivamente un po’ fuori contesto, in presenza di un lavoro senza veri picchi qualitativi o anche solo consistenti frammenti emozionalmente trascinanti. Intendiamoci, non che il lavoro fosse segnato dai tratti letali dell’inascoltabilità, ma sembrava mancare quella scintilla creativa che accompagna personalità in prepotente emersione, minacciando così navigazioni insidiate da mestiere e anonimato.

È dunque con una discreta dose di incertezza che ho accolto la notizia dell’uscita del secondo album di questa formazione, immaginando che le premesse per mettere a segno un significativo salto di qualità fossero tutt’altro che in nuce, nella prova d’esordio. Fortunatamente, però, la musica non è una scienza esatta e tantomeno si cura di aspettative e previsioni dei recensori ed ecco che gli Eye of Nix confezionano un platter che ribalta completamente le impressioni del predecessore, mandando in scena un gruppo cresciuto esponenzialmente in termini qualitativi e con le idee chiarissime sugli assi portanti della propria poetica. E la scelta del vocabolo “scena” è tutt’altro che casuale, dal momento che i ragazzi di Seattle puntano la prua decisamente verso orizzonti avantgarde di cui dimostrano di maneggiare con grande capacità suggestioni e potenzialità, sfornando un platter in grado di aggirarsi con pari autorevolezza anche nelle singole parti “costitutive”, che si tratti delle abrasioni black o delle sporcature sludge, così come delle solennità doom o della visionarietà post.
Bastano questi pochi accenni per intuire che, in un panorama per definizione così poco organico come quello avantgarde, i Nostri si collocano sul versante più onirico e allucinato, andando oltre la semplice dimensione teatrale (quella in cui, per intenderci, hanno offerto prove divinamente evocative i Vulture Industries) e portando sul palco tutto ciò che confina con lo smarrimento umano alle prese con i propri abissi, secondo un canovaccio che ha recentemente vissuto momenti di gran spolvero nel magnifico Transfiguration dei canadesi Show of Bedlam. E citiamo non a caso il quartetto di Montreal perché, anche in questo Black Somnia, il magnete attorno a cui si dispongono le linee di forza dell’album è un cantato femminile di grande impatto; meno potente di una Zofia Wielebna Fras in casa Obscure Sphinx, meno “multicolore” di Julie Christmas, lontana dai riflessi soul di Rebecca Vernon, la singer Joy von Spain gioca le sue carte migliori su una spettralità figlia del contrasto tra urticanti strappi sludge e improvvise aperture liriche, affrontate in diverse occasioni con un piglio operistico che accentua i contrasti e fa dilagare l’effetto di straniamento complessivo (ci è recentemente capitato di maneggiare qualcosa di simile, con l’aggiunta di un carico di tecnica fuori dal comune grazie all’ugola di Aliki Katriou, con i Cyclocosmia di Immured, al netto di una componente prog qui decisamente secondaria).
La propensione teatrale del quintetto, peraltro, si nutre anche delle frequentazioni non strettamente metal della cantante, che da tempo collabora con gruppi di danzatori butoh (il balletto giapponese nato nel secondo dopoguerra e caratterizzato da coreografie iconoclaste in perenne oscillazione tra sperimentazione grottesca e vagheggiamenti mistici), al cui orizzonte espressivo attinge per esaltare le spinte più disarmoniche dell’ispirazione. Completano il “comparto esotico” i fremiti tribalistici che affiorano in più di un episodio, conferendo un’andatura quasi primitiva all’energia che si sprigiona dai solchi, con annessa nota di merito per il lavoro di Justin Straw alle pelli (nel frattempo sostituito da Luke LaPlante, così come alle quattro corde Zach Wise è subentrato a Gerald Hansen) e, con un simile dettaglio, non stupisce certo che dietro l’album si intraveda la mano addirittura di Billy Anderson, evidentemente pronto a cogliere affinità e richiami a un monumento del calibro di Enemy of the Sun.

Sei tracce per poco più di quaranta minuti di viaggio, Black Somnia si apre con il pezzo più dissonante della compagnia, Wound and Scar, dove Joy von Spain fa subito sfoggio di uno scream acidissimo che valica abbondantemente il confine del core riecheggiando antichi eccessi punk, ma già a metà brano ci si rende conto che il percorso sarà molto meno lineare di quanto le contorsioni dell’avvio sembravano preannunciare e si comincia a delineare un quadro intriso di visionarietà malata che spinge immediatamente al contatto anche visivo con le figure in contorsione proiettate sulla scena. A modellare il fango sludge in emersione dall’opener provvede la successiva Fear’s Ascent, aperta da un’incursione vocale dapprima operistica e successivamente in modalità narrazione fuori campo, mentre il ritmo incalza in sottofondo con un incedere liturgico/cerimoniale. Tra un lungo avvio in sospensione che imbarca brevemente suggestioni space e un finale spigolosissimo, A Curse indirizza la bussola verso lidi lisergicamente alterati fino alle soglie della cacofonia, in una sorta di melassa informe che confonde e snatura gli elementi lasciando in primo piano solo un urlo disperato.
Mentre ci si aspetta un’ulteriore discesa nei gironi infernali della claustrofobia, però, ecco che gli Eye of Nix sparano una cartuccia assolutamente inattesa con la splendida Lull, brano addirittura poetico nella partenza acustica (c’è un che di vagamente curiano, nel rintocco della sei corde) e nel gioco di delicati gorgheggi della von Spain, prima che un crescendo melodico inietti dosi di doom maestosamente ipnotico (niente male anche il frammento con il ricorso a una voce maschile, che potrebbe suggerire opzioni interessanti in controcanto, per il futuro). Il contatto con la componente melodica non viene meno neanche in Toll On, in cui il quintetto affronta con ottimi risultati gli indefiniti territori in cui hanno saputo stupire ormai un lustro fa i The Black Heart Rebellion, che con Har Nevo avevano issato le vele più sperimentali del vascello Church of Ra. C’era da scommettere a occhi chiusi, a questo punto, sul gran finale e gli Eye of Nix approntano un ultimo atto magnificamente pirotecnico, affidando alla marzialità di A Hideous Visage il compito di travolgere definitivamente le riserve del passato: una batteria neurosisiana che alza il tono del coinvolgimento fino alle vette Lindberg/Hedlund in casa Cult of Luna, una voce che turba e contemporaneamente incanta, una cavalcata di follia e allucinazioni, tutto converge verso una spettacolare calata del sipario… con la certezza che il biglietto d’ingresso valeva lo spettacolo.

Colori in stato di alterazione permanente, atmosfere soffocanti che avvolgono corpi in moto perpetuamente arruffato, schegge melodiche o addirittura coralmente orchestrali che, lungi dall'offrire possibili approdi consolatori, acuiscono il senso di oppressione complessivo, Black Somnia è una drammatica raffigurazione del caos primigenio o forse la minacciosa promessa del suo ritorno alla fine del tempo. Se, come dicono molti, la seconda prova di una band è il vero banco di prova per testare risorse creative e prospettive, gli Eye of Nix hanno battuto un colpo importante, teniamoli d'occhio.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
Scry Recordings
Avantgarde
Tracklist
1. Wound and Scar
2. Fear's Ascent
3. A Curse
4. Lull
5. Toll On
6. A Hideous Visage
Line Up
Joy von Spain (Voce)
Nicholas Martinez (Chitarra)
Masaaki Masao (Sample, Chitarra)
Gerald Hansen (Basso)
Justin Straw (Batteria)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]