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Disciples of Mockery - Prelude to Apocalypse
17/02/2018
( 1153 letture )
I Disciples of Mockery furono il progetto death metal di Craig Pillard, cantante e chitarrista degli Incantation sugli album Onward To Golgotha e Mortal Throne of Nazarene, nonché del fin troppo sottovalutato EP The Forsaken Mourning of Angelic Anguish, e oggi noto per essere il frontman dei Disma. Stiamo quindi per parlare dell’unica release del progetto, l’album Prelude to Apocalypse del 1999, peraltro autoprodotto e riportato alla luce dalla Necroharmonic in un paio di ripubblicazioni, dopo lo scioglimento del gruppo (l’ultima delle quali nel 2015, che rende questo album estremamente reperibile e a prezzi contenutissimi). Quello che stupirà gli avventori al primo ascolto è che nonostante la fama decisamente minore rispetto ai progetti citati finora, il livello qualitativo è -in tutta onestà- perlomeno paragonabile. Dovessi sbilanciarmi di più, come vorrei fare, direi che è uno dei dischi death metal meglio riusciti che abbia mai sentito, e che la sua efficacia risieda nella formula stilistica perfettamente definita, piuttosto collaudata, in quel pizzico di voglia di riscatto che dei musicisti metal dovrebbero sempre avere, e in idee chiare e ben sviluppate.

Assieme a Pillard, che possiamo riconoscere come mastermind del progetto sia musicalmente che dal punto di vista lirico, troviamo anche Jim Roe, batterista degli Incantation dello stesso periodo di Craig e Ronnie Deo, bassista di quella stessa formazione. Stiamo quindi parlando della formazione figlia del primo forte sconvolgimento di line-up degli Incantation, prima del loro terzo album (e tra i più riusciti, a parere mio e di molti) Diabolical Conquest, che vide come unico membro superstite il fondatore e compositore John McEntee, l’inizio della prolifica collaborazione con il batterista Kyle Severn e del frontman dei messicani The Chasm (gruppo imperdibile, aggiungerei) Daniel Corchado. Si tratta quindi del terzo (o quarto, meglio?) album perduto degli Incantation? Non proprio. Il fatto che tre quarti della line-up di Mortal Throne of Nazarene siano su Prelude to Apocalypse fa presupporre che di somiglianze con gli Incantation ce ne siano, ed è infatti corretto, ma stiamo pur sempre parlando di un altro compositore e se darete a quest’album più di un ascolto distratto, ve ne accorgerete di certo.

Il riffing di Pillard è decisamente più lineare di quello di McEntee, piuttosto noto per essere florido di stacchi, cambi di groove, accenti forti e armonici a profusione, mentre su questo album i Disciples of Mockery hanno un taglio chitarristico quasi black metal, puntando principalmente su melodie oscure e ossessive in tremolo picking. Sopravvive la componente doom metal già trademark degli Incantation, ma acquisendo un mood diverso, a tratti più struggente che soffocante (aggettivo che riserverei invece ai downtempo di Mortal Throne of Nazarene), e quindi più vicini ad un disco doom/death in tutto e per tutto che al lento putrescente tipico della scena death metal newyorkese di inizio anni ‘90 – non per niente lo stesso Pillard avrebbe in futuro militato, seppur per breve tempo, negli Evoken, gruppo funeral doom/death statunitense.

Decisamente figlio dell’esperienza con gli Incantation è il modus operandi con cui vengono costruiti i pezzi, con quei crescendo da tempo funereo, poi più cadenzato, fino al ritmo più incalzante e alla sezione grind per finire, e di nuovo indietro, senza necessariamente costruire strutture ricorrenti come ritornelli o strofe, rendendo il disco un vero e proprio stream di momenti death metal magistralmente selezionati. Sempre in questo senso, anche il drumming è quasi inconfondibilmente quello dei primi Incantation, ma probabilmente sarebbe stato difficile aspettarsi diversamente – mentre potrebbe stupire la scelta della produzione, benché sia proprio quella ad evidenziare il distacco stilistico rispetto all’esperienza musicale genitrice dei Disciples of Mockery: meno fangoso, con bassi più definiti e staccati dallo strato chitarristico più "medioso" (quasi scandinavo, con il dovuto distacco), e idem per la voce, che pur arrivando a un gutturale più profondo che mai, risulta molto presente e sinistra scegliendo un suono più asciutto e giusto arricchito da un po’ di delay.

Non girerò a lungo intorno alla questione: se siete sinceramente appassionati di death metal americano (e non), questo dei Disciples of Mockery non è un disco da aggiungere a una collezione già corposa per fare numero o per via dei membri presenti, ma si dovrebbe prendere di diritto un posto tra quei classici che non prendono mai polvere!



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
89.33 su 3 voti [ VOTA]
Enrico
Martedì 7 Luglio 2020, 6.25.22
4
Capolavoro.
Hagen
Martedì 19 Febbraio 2019, 20.05.03
3
Lo considero il successore spirituale di Mortal Throne, con le influenze black belle in mostra e le parti doom ancora più dilatate. Un disco che non sfigurerebbe accanto ai classici degli Incantation.
Enrico
Mercoledì 21 Febbraio 2018, 17.37.34
2
Disco che nel 99 mi è sfuggito. Veramente molto bello (ascoltabile per intero anche su Youtube) Grazie.
Pacino
Domenica 18 Febbraio 2018, 14.45.31
1
è del 1999, disco discreto, un bel massacro. Voto 81
INFORMAZIONI
1999
Autoprodotto
Death
Tracklist
1. Literal Upheaval of the Earth
2. Our Father Who Art As Nothing
3. Prelude to Absolution
4. God of Love
5. Behold the Holy Virgin Whore
6. An Endless Pursuit for a Satisfying Pain
7. Sustained in Desolation
8. Dogma
9. Rotting Immaculate Like You
Line Up
Craig Pillard (Voce, Chitarra)
Mike Boyce (Chitarra)
Ronnie Deo (Basso)
Jim Roe (Batteria)
 
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