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Vendetta (GER) - The 5th
20/02/2018
( 354 letture )
La seconda vita dei thrasher tedeschi Vendetta prosegue a rilento, con uscite sporadiche, probabile segno di un’attività portata avanti ormai a livelli non professionali, oppure di un’ispirazione non certo florida. The 5th ha nel titolo l’indicazione di quanto la band abbia prodotto nei trentatré anni intercorsi dalla fondazione all’uscita di questo quinto album. In mezzo, tra il 1990 e il 2002, un periodo di scioglimento, dal quale i tedeschi sono venuti fuori portandosi dietro un solo elemento della formazione che, nei ruggenti anni Ottanta, aveva dato alle stampe dischi come Go And Live…Stay And Die e, soprattutto, l’iconico Brain Damage, fiore all’occhiello della produzione thrash teutonica. Da sempre outsider, anche nei loro anni migliori, i Vendetta si collocano in quella folta schiera di formazioni che sono rimaste all’ombra della triade di riferimento (Kreator/Sodom/Destruction); si potrebbe, per un gioco di classificazione e aggregazione, considerarli in una ipotetica ulteriore triade in compagnia di Paradox e Deathrow, formazioni che hanno prediletto al classico approccio teutonico al genere le sfumature provenienti da oltreoceano, affondando le radici stilistiche più nella Bay Area che nella foresta nera o nella Bavaria.

I dischi pubblicati da Klaus Ulrich e soci negli ultimi anni non hanno fatto urlare al miracolo gli addetti ai lavori e ai fan, relegando ancora una volta la band a un ruolo del tutto marginale nella scena. Tuttavia, in questo ricorso storico c’è poco spazio per le recriminazioni: se negli anni Ottanta, infatti, la formazione originale aveva dato fondo a tutte le proprie energie creative e tecniche per regalare lavori di indubbio spessore, lo stesso non si può dire di quanto è uscito a loro nome nei Duemila. La loro ultima fatica discografica si mantiene ancorata al nuovo livello qualitativo che i Vendetta sembrano aver raggiunto con questa nuova forma che, di quella storica, mantiene il solo bassista Klaus “Heiner” Ulrich a mantenere il vessillo di un’esistenza mai gloriosa, ma con uno stato prossimo al piccolo culto che tanti fan hanno associato nel tempo a questo monicker. In The 5th si individuano molteplici elementi che strizzano l’occhio alla modernità; questo non va però inteso in senso assoluto come un aspetto negativo o denigratorio del prodotto. Il problema di fondo è che le chitarre compresse come da standard contemporanei, i suoni della batteria piuttosto finti e la generale produzione pulita e un po’ asettica diventano il guscio vuoto di una proposta musicale stanca e abulica. Ancorati a dei mid-tempo rocciosi, qua e là smossi da assoli veloci o strofe dal maggior tiro, i brani che compongono il disco passano lasciando poche tracce: e dire che il pezzo d’apertura sembra promettere qualcosa che, all’atto pratico, non verrà mai mantenuto. I principali limiti dell’uscita possono essere individuati in almeno tre specifici ambiti. La prestazione vocale di Mario Vogel non riesce a essere convincente in nessun passaggio: non è abbastanza incisiva nei momenti di maggior aggressività, risultando poco abrasiva ed energica, più prossima a una tradizione heavy che al genere di cantato che si è soliti associare a certe ritmiche tipiche del thrash; è, poi, addirittura fuori registro quando viene tentata la carta della ballad acustica in chiusura del disco, scelta coraggiosa dal punto di vista concettuale, ma che mostra dei limiti evidenti sia in termini compositivi che esecutivi, con Vogel, purtroppo per lui, protagonista del tutto negativo in una prova sul cantato pulito che si dimostra essere fuori dalle sue corde. La sezione ritmica, soprattutto nella parte di batteria, non soddisfa per scelte un tantino troppo scolastiche, con ritmiche quadrate che finiscono per azzoppare i brani, già sofferenti per scelte di suoni non felici. Infine, pur dopo diversi ascolti, si fatica a ricordare un passaggio o un ritornello: questi ultimi, anzi, spesso sono proprio la parte più deludente di brani altrimenti apprezzabili.

Al termine di questa disamina, soppesando i motivi d’interesse e quelli invece di demerito della quinta uscita discografica dei Vendetta, sembra esser rimasto spazio solo per concludere che si tratti di un’uscita mediocre ed evitabile. Ciò è vero, ma è bene evidenziare un aspetto: tutto quel che è stato detto sul disco in esame è frutto, in una certa misura, del nome che campeggia sul volto scheletrico ma ben riconoscibile di Ludwig van Beethoven. Da una formazione come quella dei tedeschi, che è tornata sulle scene decidendo di mantenere in vita un nome, come detto, quasi venerato dalle schiere di appassionati più attenti anche alle seconde linee, è lecito attendersi altro, non un compitino con pochi guizzi (l’opener Fragile e Religion Is A Killer) e tanti momenti di scarsa incisività. Un passo avanti rispetto al precedente Feed The Extermination è stato compiuto, ma per raggiungere livelli anche solo paragonabili ai dischi ottantiani c’è da attingere molto più a fondo nel pozzo dell’ispirazione, magari cercando anche di cambiare le carte in tavola per ciò che concerne i membri del gruppo, non tutti ben calati nel contesto.



VOTO RECENSORE
59
VOTO LETTORI
60 su 1 voti [ VOTA]
rik bay area thrash
Sabato 31 Marzo 2018, 18.20.16
1
A parte il suono delle guitars o il valore delle song che compongono l' album, che possono piacere o meno, a seconda dei gusti personali, quello che ne inficia un po il risultato finale, è il singer. Cioè non riesce a caratterizzare le song. Cioè è proprio il tipo di estensione vocale il limite di questo vinile. Mal si addice al thrash proposto dai vendetta. Chi ha mantenuto alto il vessillo del proprio nome, sono ad esempio gli exumer o gli asssassin, ed è un po un peccato per i vendetta sprecare le occasioni di pubblicare un nuovo album, senza riuscire a replicare i vecchi fasti. (Imho)
INFORMAZIONI
2017
Massacre Records
Thrash
Tracklist
1. Fragile
2. Let’er Rip
3. Deadly Sin
4. Agency Of Liberty
5. The Search
6. The Prophecy
7. Shame On You
8. Religion Is A Killer
9. Nevermind
Line Up
Mario Vogel (Voce)
Frank Heller (Chitarra)
Michael Opfermann (Chitarra)
Klaus “Heiner” Ullrich (Basso)
Thomas “Lubber” Krämer (Batteria)
 
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