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Grand Funk Railroad - On Time
24/02/2018
( 956 letture )
Si possono vendere milioni di copie, pubblicando ben sei lavori (cinque in studio ed un live) nel giro di poco più di due anni (agosto 1969-novembre 1971), il tutto nonostante un'accoglienza abbastanza fredda da parte della critica ed un manager iperattivo, ma non esattamente limpido? La risposta è positiva, se si parla dei Grand Funk Railroad, straordinario trio di musicisti autore di alcuni lavori imprescindibili per comprendere il passaggio dal blues all'hard rock. No, non si tratta di un'esagerazione: assieme a gruppi altrettanto fondamentali come The Jimi Hendrix Experience, Cream, Free ed altri, Mark Farner e soci hanno certamente fatto da spartiacque fra un prima ed un dopo nella storia della musica, a cavallo di quegli anni leggendari fra i 60 ed i 70. Come detto poc'anzi, questi ragazzi del Michigan si sono fatti conoscere rilasciando sei album nel giro di pochissimi anni, anche grazie all'impulso del loro manager Terry Knight, dal quale successivamente si separarono a causa di alcune scelte non condivise e di una gestione delle royalties non esattamente trasparente.

Prima del fattaccio, tuttavia, Knight aveva davvero spinto il trio a fare del proprio meglio già dall'esordio discografico, intitolato On Time e capace di vendere già un milione di copie grazie al suo incendiario rock con venature blues, una sorta di “hard blues”, per così dire. Il disco si apre con la splendida Are You Ready, una sorta di manifesto programmatico inaugurato da un grande gioco chitarra/batteria, poi sormontato dalla bella voce del cantante-chitarrista-compositore Mark Farner; il brano vive un crescendo costante fino alla conclusione, un'orgia strumentale dove i tre mostrano tutte le loro notevoli capacità. Anybody's Answer parte in maniera più dimessa, con poche dolci note di chitarra elettrica, poi esplode in un brano carico di pathos che si alterna fra momenti più pesanti e rallentamenti atmosferici che riprendono la dolcezza dei primi secondi: una perla davvero! Ma la terza traccia, Time Machine, non è da meno e costituisce uno splendido esempio di blues rock sanguigno, con tanto di armonica, ma soprattutto di un basso esplosivo suonato da Mel Schacher. Un trittico iniziale davvero notevole, non vi pare? Eppure le sorprese non sono finite, giacché l'incalzante High on a Horse, che ricorda qualcosa degli Uriah Heep, spinge nuovamente il piede sull'acceleratore ed offre un riff di chitarra sferzante ed assassino, sul quale Farner declama versi con più energia che mai. La sezione ritmica torna grande protagonista su T.N.U.C., brano noto principalmente per lo spettacolare assolo di batteria di Don Brewer, ma di cui vanno rimarcate anche le intriganti influenze funk che fanno capolino nei primi minuti. Del resto, una band denominata Grand Funk Railroad non poteva non incorporare influenze simili nel proprio sound! Into the Sun tira un po' il freno a mano inizialmente, poi evolve in un bel brano hard rock con alcuni passaggi di chitarra in palm-muting che qualcuno potrebbe giungere ad etichettare come proto-thrash! Naturalmente si tratta di un'esagerazione, ma l'effetto è comunque dirompente. Heartbreaker ci riporta sui lidi battuti da Anybody's Answer e potrebbe validamente provenire da un musical come Jesus Christ Superstar in quanto a pathos, mentre Call Yourself a Man costituisce forse la canzone meno valida del platter e, ciò nonostante, è imperdibile nel suo incedere. Questo fa capire il livello assoluto dell'album che stiamo analizzando! Can't Be Too Long torna ancora una volta su sonorità epiche ed al confine con il soul, rispolverando tuttavia anche echi rock piuttosto pesanti, soprattutto nella seconda metà; On Time chiude le danze con Ups and Downs (di downs in realtà l'album è sostanzialmente privo!), un ulteriore, eccellente esempio di “hard blues” con una splendida prestazione collettiva da parte del trio.

Non resta molto altro da aggiungere: On Time è il primo di una serie micidiale di lavori prodotti dai Grand Funk Railroad, che nel giro di un paio di anni passeranno da emeriti sconosciuti a gruppo con milioni di copie vendute. Probabilmente, nonostante la straordinaria qualità di On Time, il trio ha prodotto successivamente anche di meglio: Grand Funk, Closer to Home, Survival sono infatti album ancor più rifiniti e potenti, senza dimenticare l'incendiario live del 1970. Qualcuno, addirittura, potrebbe rivolgere le sue personali preferenze al celebre We're an American Band, album del 1973 successivo all'aspra disputa legale con Terry Knight e che strizza maggiormente l'occhio al rock più radiofonico. Ciò nonostante, la grande storia della band parte proprio da On Time ed è semplicemente impossibile dimenticarlo o ignorarlo. Se lo ascoltate, capirete senza ombra di dubbio il perché.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
80 su 2 voti [ VOTA]
JonnyBarbun87
Martedì 15 Maggio 2018, 23.11.49
9
Ottima recensione per un album, il primo di questo sottovalutatissimo "power trio" statunitense, che ha rappresentato senza dubbio un debutto notevole, per non parlare dei successivi "Gran Funk" e "We're An American Band" che reputo i loro migliori album per distacco! Voto 92, dunque, più che giusto!
VomitSelf
Giovedì 1 Marzo 2018, 22.39.36
8
Gran disco. Il successivo ancora meglio.
Fabio Rasta
Lunedì 26 Febbraio 2018, 15.13.37
7
Ricalco paro paro i commenti 1/2/5/6, aggiungo che quest'album è molto bello, ma contiene ancora alcune ingenuità che verranno in seguito affinate. Le canzoni molto belle ma anche lì in seguito faranno ancora meglio. Il mio preferito è Closer To Home, ma ce ne sono parecchi grandiosi, tipo quello prodotto da FRANK ZAPPA, ma anche Pluribus, American Band, il + tranquillo Phoenix.... Buonissima recensione. Giusto rimarcare il fatto dello spartiacque.
5150 EVH
Domenica 25 Febbraio 2018, 20.45.57
6
Band stratosferica e seminale ..... Band così non ne esistono più ....
InvictuSteele
Sabato 24 Febbraio 2018, 18.21.56
5
Band enorme. Tra le grandi della storia. Una potenza devastante per l'epoca, batteria e basso impressionanti.
Aquarius27
Sabato 24 Febbraio 2018, 16.52.11
4
Grandiosi! Tra le band più grandi di sempre e purtroppo tra le più sottovalutate... Il mio preferito è "E Pluribus Funk", album SPETTACOLARE!! Ora voglio le recensioni di tutti gli album!
Galilee
Sabato 24 Febbraio 2018, 14.48.55
3
Band da approfondire. Ho solo l'omonimo, che mi piace parecchio.
Lizard
Sabato 24 Febbraio 2018, 14.39.17
2
Una delle più grandi band di tutti i tempi, eroi veri assieme ai Mountain e a tanti altri protagonisti di un'epoca tra le più gloriose del rock. Album meraviglioso come quasi tutti quelli usciti a loro nome.
Rob Fleming
Sabato 24 Febbraio 2018, 11.37.55
1
Ottimo ripescaggio! I Grand Funk stanno agli USA come gli Uriah Heep stanno all'Europa. Amatissimi da pubblico, autori di album vendutissimi (e bellissimi!), ma poco considerati da certa critica con la puzza sotto il naso. Io li preferirò nella seconda parte della carriera in cui raffineranno di molto la proposta, ma i primi 3 (ignorantissimi, grezzissimi, infuocatissimi) album e il live sono comunque dischi da avere. Mark Farmer fa parte della schiera dei fuoriclasse MAI menzionati: cantante spettacoloso e ottimo chitarrista. Heartbreaker canzone da adorare incondizionatamente.
INFORMAZIONI
1969
Capitol Records
Hard Rock
Tracklist
1. Are You Ready
2. Anybody's Answer
3. Time Machine
4. High on a Horse
5. T.N.U.C.
6. Into the Sun
7. Heartbreaker
8. Call Yourself a Man
9. Can't Be Too Long
10. Ups and Downs
Line Up
Mark Farner (Voce, Chitarra, Piano, Armonica)
Mel Schacher (Basso)
Don Brewer (Batteria)
 
RECENSIONI
 
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