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God Is An Astronaut - Far From Refuge
24/02/2018
( 428 letture )
Prima o poi tutti ci allontaniamo dal nostro rifugio, luogo dove regna un senso di pace e di comfort. L’essere umano, in quanto animale spinto dalla curiosità e -come diceva Aristotele- dallo stimolo di vita sociale tende ad aggregarsi con altri individui. Tuttavia uscire dal rifugio non è solo una questione fisica, ma anche psicologica: significa affrontare paure e timori del mondo esterno, allontanarsi a quanto di caro e sicuro si è costruito nel tempo.

I mattoni musicali dei God is an Astronaut giungono ad un difficile punto di svolta dopo il titanico All is Violent, All is Bright. Allontanarsi da casa definitivamente oppure tornare su i propri passi? Il -a tempo- terzetto irlandese ha scelto la strada più facile, ma forse anche quella più adatta nel lontano 2007. Dopo il cammino iniziale, con al netto due full length e un EP, il gruppo si ferma ad osservare il panorama circostante: la proposta musicale rimane intima, le atmosfere si fanno più rarefatte e la formula musicale proposta nel predecessore di Far from Refuge rimane praticamente intatta. In questo si può trovare forse una mancanza di coraggio, ma da un altro punto di vista possiamo prendere in considerazione che i fratelli Kinsella e Lloyd Hanney avessero bisogno di sedimentare lo stile musicale e di riflettere su quale strada prendere.

Far from Refuge è un platter che spinge di più sulla componente elettronica rispetto ai suoi compagni e, fin dai primi momenti del beat di Radau, ci accorgiamo di questa nuova sfumatura. I tanto amati arpeggi di chitarre leggermente distorte ci accarezzano con progressioni che tendono sempre a salire, senza mai scoppiare del tutto. La miscela delle chitarre, insieme al basso che costituisce un ulteriore elemento melodico, produce un effetto glaciale e che tende a spiazzare l’ascoltatore inizialmente. Poi lentamente ci si abitua a questo nuovo ambiente, andando così di fatto a capire cosa stiamo ascoltando e -nell’ottica di chi si sta allontanando progressivamente dal proprio rifugio- cosa stiamo andando ad esplorare. Dopo un’ultima intensa sezione di batteria, il brano si spegne lasciando il posto alla titletrack. Far from Refuge rimane uno dei brani più suonati dal gruppo in sede live, per via della sua meravigliosa costruzione. Dagli arpeggi in palm mute alle atmosfere malinconiche e pesanti, ci divincoliamo per una serie di synth che sembrano provenire da un’altra dimensione. L’evoluzione del longevo brano ci porta fino ad una sezione ricca di feedback dove ci aspettiamo una grande esplosione che tuttavia non arriverà: in maniera molto coerente con la scelta stilistica del disco, il gruppo riattacca a suonare con un basso distorto molto pastoso, riprendendo il motivo precedente. Dopo gli ultimi stacchi è tempo di un’altra traccia, tanto semplice quanto ben riuscita. Sunrise in Aries apre le danze con dei rintocchi eterei e con un mood decisamente più rilassato e sereno. Il motivo principale del chorus, dove lo stacco fra le chitarre in clean e quelle distorte che arrivano è non troppo netto, è uno dei giri più belli dell’intero platter. Come un raggio di sole che esce improvvisamente da una coltre di nuvole scuro, il brano è un’autentica boccata d’aria psicologica. Ancora una volta è degno il lavoro alle pelli di Lloyd Hanney, che spesso sembra passare inosservato, eppure riempie di dettagli e di fill ogni singola battuta. Con Grace Descending ci voltiamo indietro verso le maestose sonorità orientate al pianoforte di alcuni dei pezzi di All is Violent, All is Bright. La canzone, in canonica e continua ascesa, ci traghetta su lidi rilassati e distesi, nonostante un eccesso di longevità rispetto alle idee proposte. Gli intrecci di chitarra e basso vanno successivamente ad aprire New Years End, brano che continua sulla scia musicale precedente. La sorpresa iniziale si va ad assestare intorno al quinto brano, poiché si inizia a percepire una sorta di staticità nelle idee proposte. Le dilatate atmosfere della profondissima Darkfall rallentano ulteriormente l’incedere del platter, lasciando all’ascoltatore un lungo momento di riflessione su dei synth bassissimi, costellati di pesanti note di pianoforte. Il passaggio incessante del tempo ci porta alle tragiche immagini di Tempus Horizon, ottimo brano che sprizza di tanto in tanto dei momenti di rabbiosa rassegnazione, dettati da delle graffianti e gonfie chitarre. Il finale esplosivo ci traghetta verso un momento di stallo, nel quale un’inaspettata composizione di natura noise prende il sopravvento. I synth sgranati e tormentati di Lateral Noise sono il pugno allo stomaco finale di un ascolto sempre più cupo. Una lontana e glaciale chitarra squarcia il cielo come un raggio di luce, tuttavia non troppo rassicurante e caldo. In maniera del tutto coerente, il mood del disco non cambia fino all’ultimo e con Beyond the Dying Light gli irlandesi firmano il loro terzo lavoro. La conclusione sicuramente più movimentata delle tracce precedenti si lascia apprezzare tornando serenamente ai livelli qualitativi iniziali del platter. La scelta delle linee melodiche per chitarra risulta forte e coinvolgente, grazie anche ad una spinta sonora generale in più.

Inutile parlare nuovamente di produzione, sempre cristallina e potente, così come la comprovata capacità dei musicisti. Far from Refuge è senz’altro un disco fatto di luci e ombre, così come la sua meravigliosa copertina dotata di un forte contrasto tra bianco e nero. Da una parte si può sicuramente dire che è un disco non troppo coraggioso, con molte scelte compositive eccessivamente vicine ai suoi predecessori e con qualche canzone leggermente sottotono. D’altro canto rimane un’opera sicuramente più oscura e profonda rispetto a ciò che è stato fatto e che si farà. Il taglio del platter è ancora più introspettivo e l’ascolto è meno facile. In fondo non è cosa banale, confrontarsi con le proprie difficoltà e con la decisione della propria strada futura.

Sam: Ci siamo.
Frodo: Che vuoi dire?
Sam: Se faccio ancora un passo, non sarò mai stato così lontano da casa mia.
Frodo: Forza, Sam. Ricorda cosa diceva Bilbo: "È pericoloso, uscire dalla porta. Ti metti in strada, e se non dirigi bene i piedi, non si sa dove puoi finire spazzato via"
(Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello)


Senza ombra di dubbio le paure possono essere forti, tuttavia se si sa come mettere i propri piedi anche in un momento di stallo, come i God is an Astronaut hanno fatto con questo disco, la strada potrà portare solo verso qualcosa di nuovo. Far from Refuge rimane, nonostante le sue difficoltà un platter valido. Dall’omonimo successore ricomincia il cammino del gruppo, che andrà successivamente a cambiare nettamente il suo sound, verso orizzonti più spinti e moderni. Quelli che saranno i successivi full length del gruppo non sono più parte di questa storia, ma chi conosce l’epilogo dell’opera citata poche righe sopra potrà facilmente capire che vento tirerà poi per il trio irlandese.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
77 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2007
Revive Records
Post Rock
Tracklist
1. Radau
2. Far from Refuge
3. Sunrise in Aries
4. Grace Descending
5. New Years End
6. Darkfall
7. Tempus Horizon
8. Lateral Noise
9. Beyond the Dying Light
Line Up
Torsten Kinsella (Voce, Chitarra, Tastiera)
Niels Kinsella (Basso)
Lloyd Hanney (Batteria)
 
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