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Avatar - Avatar Country
24/02/2018
( 1288 letture )
Se c'è una band che, dal primo album in poi, non ha mai smesso di crescere, di migliorarsi e di stupire, questa risponde certamente al nome di Avatar: il quintetto svedese, nato infatti come band melodic death metal in quel di Gothenburg (o Goteborg che dir si voglia), culla del suddetto genere, ha via via affiancato alle proprie originarie influenze sfumature industrial, heavy, thrash, persino nu metal, non producendo mai un album uguale al precedente. Gli ultimi tre, in particolare, Black Waltz, Hail to the Apocalypse e soprattutto Feathers & Flesh hanno visto la definitiva maturazione artistica del gruppo, ormai riconosciuto come uno dei combo più originali e difficili da catalogare del panorama metal odierno; non a caso, il trittico ha riscosso anche un notevolissimo successo di critica e pubblico.

Era oggettivamente difficile far meglio del concept album targato 2016 e, difatti, il qui presente Avatar Country non riesce a superare l'illustre predecessore; ciò nonostante, abbiamo ormai appreso che gli Avatar non vogliono proprio saperne di produrre un lavoro uguale all'altro e, non a caso, la loro settima opera in studio non fa eccezione: abbiamo infatti a che fare con un lavoro complessivamente più “semplice” di Feathers & Flesh, dove per semplice non intendiamo banale o tecnicamente mediocre (anzi!), ma caratterizzato da canzoni nel complesso più dirette e meno stratificate. Si tratta di una scelta che, immaginiamo, potrebbe non trovare il gradimento di chi si è accostato ai musicisti svedesi proprio per la loro poliedricità, ma che d'altro canto potrebbe far guadagnare loro una nuova schiera di fan; inoltre, come già precisato, tale maggior semplicità della struttura di alcuni brani non sta certo a significare che i nostri abbiano perso la capacità di mutare genere o di scrivere bei pezzi. Avatar Country è inaugurato da Glory to our King, una pomposa rilettura dell'inno nazionale svedese che ci accompagna verso Legend of the King; come potrete notare, tutte le tracce riportano al loro interno la parola King (alcune più di una volta!) e vanno a formare una sorta di concept che, nel narrare la vicenda di questo sovrano e del suo paese, narra poi anche la storia della band. Legend of the King, come dicevamo, è un brano potente e diretto, con un lavoro eccezionale da parte dei due chitarristi, strofe vigorosamente heavy, saltuari rallentamenti atmosferici e qualche passaggio in caro, vecchio scream. Un inizio eccellente! The King Welcomes You to Avatar Country, che immaginiamo farà faville dal vivo, strizza invece l'occhio in parte al country (!), in parte all'hard rock più classico, con un certo riguardo per gli AC/DC; Eckerstrom e soci, del resto, ci hanno abituati a rimanere spiazzati, anche se in questo caso ci riserviamo qualche perplessità. King's Harvest rispolvera le influenze più oscure della band con un inizio pienamente melodic death, ma anche con un ritornello più sfumato ed atmosferico assolutamente ben congegnato; il riffing è estremamente groovy e diretto e la sezione ritmica, a sua volta, non si lascia andare a particolari orpelli, limitandosi a pestare duro con abilità. Un riff accattivante a metà fra heavy e nu metal apre invece The King Wants You, brano fra i più immediati presenti sul disco assieme a The King Welcomes You to Avatar Country, nonché potenzialmente fra i più radiofonici, a dispetto di saltuari passaggi più estremi che comunque non fanno mai perdere al pezzo una certa orecchiabilità. The King Speaks è, come da titolo, un discorso del sovrano protagonista di Avatar Country, apparentemente serioso ma in realtà ricco di ironia; va preso per l'appunto come un semplice intermezzo giocoso, giacché la band torna subito a fare sul serio con A Statue of the King, forse il brano più articolato del disco: ad una strofa martellante, presto condita da riff thrash, fa infatti da contraltare il ritornello più melodico del disco; sono questi, verosimilmente, gli Avatar di cui molti si sono innamorati! Ma, tanto per cambiare, non c'è spazio per la ripetizione in un album della band e King After King ci porta su territori heavy, con atmosfere quasi da musical; davvero non male, anche se ci sentiamo di preferire il pezzo precedente. L'album è chiuso da due pezzi strumentali, il primo caratterizzato da strumentazione veramente ridotta all'osso, il secondo più potente e complesso. Non si tratta di una chiusura memorabile ad essere onesti, nonostante l'abilità tecnica della band resti fuori discussione.

Come detto, con Avatar Country gli Avatar paiono essersi presi un attimo di respiro dopo l'incredibile complessità e la miriade di sfaccettature presenti in Feathers & Flesh; senza rinunciare alla propria proverbiale abilità di districarsi indifferentemente fra un genere e l'altro, il gruppo ha infatti optato per canzoni leggermente meno articolate e che giocano fortemente sull'impatto sonoro di chitarre e sezione ritmica, più che su arrangiamenti complessi. Si tratta, ciò nondimeno, di un album interessante ed in grado di regalare molti momenti piacevoli, anche grazie alla gran prestazione vocale di Eckerstrom, probabilmente uno dei cantanti più sottovalutati della sua generazione; in fondo, forse, dopo un trittico di album tanto brillanti, una momentanea “pausa di riflessione” era obbligatoria: il livello, del resto, è rimasto comunque sufficientemente elevato da non farci storcere la bocca più tanto.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
83.14 su 7 voti [ VOTA]
P2K!
Martedì 4 Settembre 2018, 23.51.50
6
Recentemente scoperti e apprezzati, mi sono sbrigato a recuperare gli ultimi quattro cd. Quest'ultimo risulta il più "leggerino" e macchiettistico. Anche se mi sembra che si siano dovuti affrettare a farlo uscire perchè su una tracklist di 10 brani, tre intro e uno strumemtale. Ci sono quindi solo 6 veri brani, comunque molto godibili e vari nelle sonorità. Voto giustissimo.
Pero
Lunedì 2 Aprile 2018, 18.50.37
5
Bello. Necessita di qualche ascolto per apprezzarlo . Dal vivo grandi artisti. Band da seguire
Jorg
Giovedì 29 Marzo 2018, 23.17.22
4
A me piace tantissimo. Un disco simpaticissimo
Anal Bag
Lunedì 26 Febbraio 2018, 19.17.08
3
un altro valido prodotto di questa simpaticissima band,anche se inferiore ai due predecessori
Metal Shock
Domenica 25 Febbraio 2018, 20.14.51
2
Stupenda band, non sbagliano un disco! Certo il precedente era difficilmente replicabile, ma gli Avatar sono riusciti a fare un disco diverso, più breve ma sempre avvincente. Johannes è poi uno dei migliori e più sottovalutati singer metal oggi in circolazione ma tutta la band si dimostra ben superiore a tante altre. Per me un disco da 80!!
Deris
Domenica 25 Febbraio 2018, 7.06.44
1
Lo prendo a scatola chiusa
INFORMAZIONI
2018
Century Media Records
Inclassificabile
Tracklist
1. Glory to Our King
2. Legend Of The King
3. The King Welcomes You to Avatar Country
4. King’s Harvest
5. The King Wants You
6. The King Speaks
7. A Statue Of The King
8. King After King
9. Silent Songs of the King Pt. 1: Winter Comes When the King Dreams of Snow
10. Silent Songs of the King Pt. 2: The King’s Palace
Line Up
Johannes Eckerström (Voce)
Jonas Jarlsby (Chitarra)
Tim Öhrström (Chitarra)
Henrik Sandelin (Basso)
John Alfredsson (Batteria)
 
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