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Portal - Ion
27/02/2018
( 1402 letture )
È sempre vissuto come l’annuncio di manifestazioni ultraterrene il ritorno in scena dei Portal, creatura che da ormai anni tormenta il sonno degli ascoltatori. Un silenzio che durava da cinque anni con l’uscita di Vexovoid, album che segnava una piccola “svolta” a livello di sonorità; niente di esagerato, ma si tratta sicuramente, e non per questo è da intendersi come qualcosa di negativo, del disco più “accessibile” del gruppo. Normale quindi che Ion sia tra le uscite più attese del 2018, complice anche una copertina sicuramente particolare ed intrigante.

Introdotto da una traccia ambient, Nth, il disco si apre con la prima vera perla del disco: ESP ION AGE, una traccia in cui i nostri mostrano la direzione musicale intrapresa con questo nuovo lavoro. I riff partoriti da Aphotic Mote e Horror Illogium sono sempre stranianti, folli, difficili da comprendere e viene da chiedersi come facciano anche solo a pensarli. Da subito si nota un tono più dissonante e meno oscuro, complice anche una produzione totalmente rivoluzionata; a differenza degli altri lavori, Ion mette in risalto le chitarre grazie ad una produzione più pulita e in grado di esaltare la particolarità, o meglio dire, il “cambio” di stile del gruppo. I Portal hanno infatti virato per un sound più “sbilenco”, fatto di dissonanze continue e di momenti che si avvicinano al noise; si tratta in sostanza di un modo diverso di approcciarsi alla propria musica, una reinterpretazione di canoni che loro stessi hanno creato. Le composizioni sono un continuo susseguirsi di cambi di tempo difficilmente intuibili (grandissimo lavoro come sempre di Ignis Fatuus) e da soluzioni atonali e fuori da ogni logica. Ma è proprio questa la forza degli australiani, essere in grado di trascinare l’ascoltatore oltre la soglia e restare in una dimensione difficilmente comprensibile. A confermarlo ci sono pezzi come Phreqs, con delle chitarre che danno un suono a parole come “paranoia” e “schizofrenia”, Crone, Revault of Volts e Phantom, in cui i tempi e le chitarre si muovono senza controllo per portare alla conclusiva Olde Guarde, canzone da quasi dieci minuti in cui gli australiani, dopo un delirio sonoro, sfociano in un’apparente tranquillità con una sezione dark ambient. L’attenzione per l’atmosfera quindi, è sempre e comunque maniacale, ma questa volta appare evidente come il gruppo abbia preferito sperimentare in modo diverso dal passato. E tranquilli, la voce di The Curator è sempre lì ad inquietare l’ascoltatore e non accenna a cambiare di una virgola. Ion è però un disco che è meglio ascoltare nella sua interezza se lo si vuole “comprendere” appieno, e badate bene, il sound è solo apparentemente più chiaro, ma di base, ci si trova davanti al disco più schizofrenico del gruppo. Meglio ancora definirlo un disco diverso dal solito, che forse non ci si aspetterebbe.

Nonostante il cambio di approccio, i Portal restano un gruppo unico nel suo genere, singolare nella sua completa follia e in grado di suscitare sempre sensazioni di un certo tipo. Qualcuno potrebbe non apprezzare, altri potrebbero metterci più tempo per entrare in sintonia con la nuova direzione (chissà se definitiva), fatto sta che ad oggi, le entità che danno vita e forma a questo progetto, sono quelle che meglio possono rappresentare a livello sonoro e anche visivo gli orrori e le inquietudini degli scritti di Lovecraft e dell’artista/scrittore Alfred Kubin. Inarrivabili.

«Ero come sotto un incubo dal quale non potevo svegliarmi»
Alfred Kubin, L’altra parte. Un romanzo fantastico (1909)



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
92.33 su 3 voti [ VOTA]
Marcio
Mercoledì 28 Febbraio 2018, 13.55.04
5
Ottimo disco e ottima recensione. Anche a questo giro hanno raggiunto uno dei l’iro obiettivi: allontanare gli ascoltatori della domenica dalla loro musica.
Broken Arrow
Mercoledì 28 Febbraio 2018, 11.10.18
4
Se uno cerca roba per "turbarsi il sonno" lasci stare la musica...conosco un bravo psichiatra, vi posso dare il numero
freedom
Mercoledì 28 Febbraio 2018, 10.00.40
3
La penso come @tino. Se proprio devo ascoltare questo genere preferisco gli Ulcerate, e anche lì parliamo di roba onestamente pesante da digerire di prima mattina. Troppo rumore per i miei gusti.
Doomale
Martedì 27 Febbraio 2018, 18.36.31
2
Lo seguivo da un po'...ma l'ho preso solo ieri. Mi serviva come giustamente detto da Marco qualcosa per turbarmi il sonno..e loro sono perfetti per questo. A un primo ascolto mi e' sembrato anche meglio degli altri, forse c'e un pelo piu di ambient-noise...meglio cosi. Ripasso tra un po' per un giudizio completo.
tino
Martedì 27 Febbraio 2018, 18.14.58
1
Sono il gruppo preferito di Phil Anselmo...ho provato ad ascoltare questo lavoro come i precedenti ma non mi lasciano nulla se non della gran confusione in testa.
INFORMAZIONI
2018
Profound Lore Records
Death / Black
Tracklist
1. Nth
2. ESP ION AGE
3. Husk
4. Phreqs
5. Crone
6. Revault of Volts
7. Spores
8. Phathom
9. Olde Guarde
Line Up
The Curator (Voce)
Horror Illogium (Chitarra)
Aphotic Mote (Chitarra)
Omenous Fugue (Basso)
Ignis Fatuus (Batteria)
 
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