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Monolord - Rust
01/03/2018
( 977 letture )
Che la Svezia sia da sempre terreno fertile per il “metal del fato avverso”, più o meno puro (o più o meno contaminato, dipende dai punti di vista), credo sia noto a tutti. Se ci aggiungiamo, inoltre, che da ben più di un decennio è divenuta la fucina, perlomeno europea, di tutta una serie di band che a modo loro stanno riscoprendo e rivistando sonorità che affondano le proprie radici nei prolificissimi anni ‘70, non ci stupiamo del fatto che una delle migliori uscite (perlomeno in campo doom) dell’anno appena trascorso, provenga proprio dalle boscose lande svedesi.

Questo Rust, terzo lavoro sulla lunga distanza degli svedesi Monolord, presenta un paio di somiglianze -su tutte voce e ritmica- con i due ultimi riuscitissimi album di casa Pallbearer ed Elder, entrambi risalenti al 2017 ed entrambi che suonano “non-canonici”, rispetto ai classici dettami, rispettivamente, doom e stoner; tuttavia, al netto di queste pur innegabili affinità, i tre gruppi imboccano, per nostra fortuna (e quella delle nostre orecchie), sentieri musicali personalissimi e distinti tra di loro.
Rust sviluppa ulteriormente le idee del precedente Vænir: Thomas Jäger, unico chitarrista, spoglia qui le singole canzoni della componente più space/psych, e quindi più dilatata, anche a beneficio dell’ensemble globale. Il chitarrista si dimostra un tessitore di riff granitici e leggeri quanto l’immagine di un fabbro che picchia il proprio maglio su di un’incudine rovente, esprimendo eccellentemente in suoni (nitidi) le lyrics imperniate su tematiche che toccano tutti tópoi già noti a questo sottogenere musicale: immagini horror che richiamano il solito E.A. Poe (Where Death Meets the Sea), una dedica sincera a niente meno che Lucifero in persona (Dear Lucifer). In questo caso, probabilmente, a qualcuno dei lettori verranno in mente i Graveyard e la titletrack del loro (capo)lavoro Hisingen Blues (2011). Poi subentrano il (solito) disagio interiore, la violenza e il macabro (come nella titletrack) ed una critica breve ma concisa alla nostra contemporaneità in questi emblematici versi, tratti dal brano Forgotten Lands:

Inside the pale white room.
Awaiting, pending doom.
Trapped inside the cage.
Plague of a modern age.


Non viene risparmiato da questa furia soave neppure il Consiglio di Nicea I, 325 d.C., evocato sin dal titolo di At Niceae, posta a conclusione dell’album.

Proprio il sostantivo che dà il titolo al disco, “rust”, che significa in inglese (la) “ruggine” e l’altro sostantivo sopracitato “cage”, ovvero “gabbia” (per animali), riassumono al meglio le sensazioni ferruginose che si provano ascoltando questo full-length. È doveroso specificare che l’energia e le intenzioni della band emergono soltanto dopo una significativa mole di ascolti, perché l’album è permeato da una monotonia (termine qui usato in senso letterale, senza alcuna connotazione negativa) che dura per tutta l’ora complessiva dell’ascolto e rende così, purtroppo, difficile la memorizzazione dei singoli brani, intaccandone almeno in parte la resa finale.
La produzione si apre con la già menzionata Where Death Meets the Sea: riffing semplice, lineare, distorto, pastoso, cadenzato e seguito dalla voce di Thomas Jäger, eterea, onirica, come fosse un’eco in lontananza, che ricorda proprio il canto della sirena co-protagonista della traccia, afflitta, però, da una non elevata espressività e che, pertanto, non si può definire migliorata rispetto ai due lavori precedenti, bensì solamente più limpida. Si prosegue con Dear Lucifer, altro brano costruito essenzialmente su un riff heavy tetragono e compatto, sostenuto perennemente da un basso distorto e dalla voce del cantante che qui, a differenza della traccia precedente, si colora di sfumature più lugubri, somigliando ad una nenia. Dal pezzo successivo, ovvero la titletrack, sono contenuti i pezzi migliori e innovativi del lotto e puntellati da elementi presenti una tantum. L’inquietante atmosfera generale percepita fin qui, sempre mantenuta sul filo della suspense emotiva dal trio svedese, viene spazzata via, o meglio, soffiata via dolcemente per un minuto scarso da quella che è la prima novità introdotta nel sound generale di questo lavoro: una serie di accordi dell’immortale Hammond scandiscono l’incipit della titletrack, un balzo temporale di oltre 40 anni chiuso da un assolo di chitarra -memorabile- suddiviso in due parti, costituito da una serie di bending ben assestati ed efficaci. Heavy rock suonato con gusto e personalità, che farà gioire gli amanti di queste sonorità cupe e introspettive. Si prosegue con la strumentale Wormland, nella quale le note drammatiche suonate dalla chitarra di Jäger sono enfatizzate ulteriormente dall’entrata in scena di un violino, a tratti orientaleggiante, che farà felice i fans più accaniti della saga di Game of Thrones (sì, mi riferisco alla sigla d’apertura), che proprio nel 2017 ha raggiunto i massimi storici di visibilità. L’album viene concluso, infine, dalle tracce più lunghe del lotto, che possono essere viste, addirittura, persino come un unico brano di quasi mezz’ora: entrambe suddivise in due parti, sono un calderone malvagio e malsano, nel quale i primi Black Sabbath, Sleep e High on Fire dell’epocale esordio The Art of Self Defense sposano nella conclusiva At Niceae Yob, Hawkwind, Pink Floyd e il delay di sua maestà Dave Wyndorf, facendo (ri)emergere il loro lato psychedelic e stoner fin qui tenuto da parte. L’incipit di Forgotten Lands è un riff sabbathiano sino al midollo, stroncato dalla pioggia di feedback e dal basso mai così incalzante fino ad ora. Un fraseggio carico di fuzz ci accompagna per gli ultimi 7 minuti dell’opera, per poi venire sostituito inaspettatamente da una chitarra acustica che chiude definitivamente l’album trascinandosi con sé il peso dell’ultimo verso pronunciato da Thomas Jäger, semplicemente toccante:

It’s our turn to die. To die.

Nonostante il disco in sé sia ricco di spunti interessanti, non è ancora giunto il momento di poter parlare di capolavoro del genere, anche se qui ci si è andati vicini. Maggiori soluzioni vocali, ma soprattutto una voce, a detta del sottoscritto, più naturale, un riffing più variegato ed una dose maggiore di assoli data la qualità -notevole- dell’unico (ahimè) presente nell’album, avrebbero elevato la già buonissima qualità dell’opera, che si fa, comunque, portavoce dignitosamente del deserto di emozioni tipico del genere, che esprime la personalità della band e ci conduce per mano delicatamente con il proprio sound tetro lungo le fredde rive della contea di Västra Götaland, il cui capoluogo, Göteborg, è ormai assurto a città leggendaria del metal tutto.
Un plauso, inoltre, lo meritano il mixaggio e la masterizzazione in sede di post-produzione svolti dal batterista della band, Esben Willems.
L’augurio è che i Monolord sappiano confermare anche in sede live tutto ciò che i solchi promettono, a cominciare dal prossimo tour che li vedrà accompagnare sul palco stelle polari del calibro dei Black Label Society. E se Zakk Wylde ha scommesso su di loro…



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
75.25 su 4 voti [ VOTA]
Galilee
Mercoledì 7 Marzo 2018, 22.14.06
18
Ho ascoltato qualcosa. Niente male, grandi riffs e ottima voce. Approfondirò.
Pacino
Domenica 4 Marzo 2018, 15.57.17
17
Grande musica, sono in tour con i Black Label Society, se non gli azzoppano i volumi gli faranno una bella cesta. Voto 83
Galilee
Sabato 3 Marzo 2018, 21.56.36
16
Noooo, non ho ancora avuto tempo...ma lo farò.
Giaxomo
Sabato 3 Marzo 2018, 20.33.37
15
@ObscureSolstice: ti ringrazio! È sempre un piacere leggere i tuoi commenti e sapere la tua opinione 😉
ObscureSolstice
Sabato 3 Marzo 2018, 19.46.10
14
Buona la prima Giaxomo
Giaxomo
Sabato 3 Marzo 2018, 15.10.39
13
@Galilee: sarà dura, ma ci proverò 😁 L'album l'hai ascoltato, infine?
Galilee
Sabato 3 Marzo 2018, 15.03.52
12
Buona recensione Giaxomo. Se posso darti un consiglio, cerca di essre più lineare nella costruzione delle frasi, così da rendere la lettura più fluida. Yeah
Textures
Venerdì 2 Marzo 2018, 8.14.07
11
Solo un assolo in tutto il disco?
Muki97
Giovedì 1 Marzo 2018, 22.02.16
10
Dal vivo spaccano. Il disco devo ancora procurarmelo
Giaxomo
Giovedì 1 Marzo 2018, 14.41.58
9
@Galilee: mettiti all'opera e fammi sapere! Spero soddisfi il tuo esigente "palato musicale"! 😉
Galilee
Giovedì 1 Marzo 2018, 14.30.36
8
No Giacomo nooooooo....... siamo fottuti. AHAHAH Seriamente questo disco l'ho visto l'altro giorno e volevo prenderlo poi avevo già speso troppo e ho lasciato perdere. Ora leggo poi ci sarò un ascolto. Yeah
Galilee
Giovedì 1 Marzo 2018, 14.30.35
7
No Giacomo nooooooo....... siamo fottuti. AHAHAH Seriamente questo disco l'ho visto l'altro giorno e volevo prenderlo poi avevo già speso troppo e ho lasciato perdere. Ora leggo poi ci sarò un ascolto. Yeah
Galilee
Giovedì 1 Marzo 2018, 14.30.24
6
No Giacomo nooooooo....... siamo fottuti. AHAHAH Seriamente questo disco l'ho visto l'altro giorno e volevo prenderlo poi avevo già speso troppo e ho lasciato perdere. Ora leggo poi ci sarò un ascolto. Yeah
TheSkullBeneathTheSkin
Giovedì 1 Marzo 2018, 14.24.16
5
@Giax : come fai a sapere che ne ho letto solo tre/quarti? Ah ah ah, sugli incisi dico sul serio e lo dico perchè lo faccio spesso anche io, incasinando un po' le cose... lo scopo del messaggio erano solo gli auguri finali. Again, suerte
Giaxomo
Giovedì 1 Marzo 2018, 14.15.31
4
@TheSkull: grazie, farò tesoro delle tue parole. Spero tu sia riuscito a concludere la lettura delle rece 😁 Fammi sapere cosa ne pensi dell'album!
TheSkullBeneathTheSkin
Giovedì 1 Marzo 2018, 14.08.24
3
...speravo che davvero non ne avessi il tempo... ah ah ah... battute a parte, se posso permettermi un piccolo consiglio è quello di limitarti con gli "incisi" che a volte rendono la lettura (e la comprensione dei periodi) meno semplice. In bocca al lupo!
Giaxomo
Giovedì 1 Marzo 2018, 13.38.35
2
@Red Rainbow: grazie mille Gabriele! 😁😉
Red Rainbow
Giovedì 1 Marzo 2018, 13.35.18
1
Con grande piacere diamo il benvenuto a Giacomo a bordo di Metallized: che l'avventura abbia inizio!...
INFORMAZIONI
2017
RidingEasy Records
Doom
Tracklist
1. Where Death Meets the Sea
2. Dear Lucifer
3. Rust
4. Wormland
5. Forgotten Lands
6. At Niceae
Line Up
Thomas Jäger (Voce, Chitarra)
Mika Häkki (Basso, Tastiera)
Esben Willems (Batteria, Percussioni)
 
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