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The Good the Bad and the Zugly - Misanthropical House
02/03/2018
( 521 letture )
La Norvegia come nuova Mecca del punk hardcore? Di sicuro, in questi ultimissimi anni la terra dei fiordi ribolle di nuove realtà promettenti, che interpretano il genere in maniera moderna e personale: Kvelertak, Korrupt e Bokassa ne sono ottimi esempi. I The Good the Bad and the Zugly fanno parte di questo calderone, su cui s’allunga l’ombra unticcia e onnipresente dei maestri Turbonegro. Attivi dal 2011, i cinque Norvegesi ritornano sul mercato discografico con il quarto album, il qui presente Misanthropical House, che non si distacca dal precedente Hadeland Hardcore rilasciato nel 2015.

I GBZ suonano un hardcore punk asciutto e affilato, ben in bilico fra vecchia e nuova scuola, talvolta arricchito da elementi leggermente dissonanti e sinistri. Uno stile che ricorda a tratti quello dei già citati Korrupt – con i quali i GBZ condividono la label, ma che a differenza di tali act punta tutto sull’impatto e l’immediatezza, seguendo la lazione ben udibile di Turbonegro e Anal Babes. I rocciosi mid-tempo I Need a Place to Drink, International Asshole e Vik Bak Meg Satan – quest’ultimo costituito praticamente da un solo riff portante – mostrano quanto sia efficace la semplicità: riffing e struttura ridotti all’osso, voce declamata, ritornelli ultra catchy senza essere melodici rendono i brani davvero trascinanti. H-Bomb, It’s a Jungle, out there, in the Forest e la più tradizionale Going Nowhere Fast alzano i bpm ma non cambiano la sostanza. Il fil rouge che unisce le canzoni è infatti molto forte e rende Misanthropical House un prodotto omogeneo, seppur sufficientemente variato. In questo insieme compatto spiccano – ma non sfigurano – il pop punk di Sickness Unto Death e gli echi rock di West Coast Exile. La produzione è ottima e contribuisce a dinamizzare il contenuto dell’album. Il suono secco della chitarra, più prossimo al crunch che alla vera distorsione, sostenuto da una batteria squadrata e incalzante e sovrastato dalla voce acida e sgraziata di Ivar Nikolaisen ha un tiro considerevole. In tutto spicca la voglia di non prendersi troppo sul serio, un’attitudine rara in uno stile – l’hardcore moderno – facile preda di intellettualismi e seriosità impostata. La postura eccessiva e spensierata dei GBZ si rispecchia anche nei testi. Da buona tradizione punk le liriche si dividono fra satira, divertimento, nichilismo e autodistruzione. Vik Bak Meg Satan traccia un impietoso ritratto di un vecchio punker in decadimento fisico, mentre la divertente I Lied About Being a Hardcore Man se la prende con i poser: esemplare il passaggio che recita I used to wear Gorilla Biscuits t-shirts, but I have to admit, I know nothing about them!. Non mancano poi le più canoniche odi all’alcool e i testi più orientati alla denuncia.

In definitiva, Misanthropical House è un album che funziona sotto ogni aspetto. I GBZ non inventano nulla ma propongono uno stile sufficientemente personale e variato. La mezz’ora scarsa dell’album fila via senza cedimenti, divertendo, coinvolgendo e talvolta entusiasmando l’ascoltatore. L’immediatezza è infatti il vero punto di forza del lavoro, ciò che dimostra per l’ennesima volta che per colpire nel segno non c’è arma migliore della semplicità, qui messa al servizio di un meccanismo ormai maturo e perfettamente oliato.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
43 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2018
Fysisk Format Records
Hardcore
Tracklist
1. H-Bomb
2. Mindlessness
3. Vik Bak Meg Satan
4. I Lied about Being a Hardcore Man
5. Ripe for the Grave
6. West Coast Exile
7. It’s a Jungle out There, in the Forest
8. International Asshole
9. WWID
10. I Need a Place to Drink
11. Sickness Unto Death
12. Going Nowhere Fast
Line Up
Ivar Nikolaisen (Voce)
Erik Melstrøm (Chitarra)
Kim Skaug (Chitarra)
Magne Vannebo (Batteria)
Lars Gulbrandsen (Basso)
 
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