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Fear - The Record
03/03/2018
( 647 letture )
Nel 1982, mentre nel Regno Unito uscivano capisaldi dell’hardcore punk più tirato e senza fronzoli del calibro di Troops of Tomorrow, Hear Nothing See Nothin Say Nothing e City Baby Attacked by Rats (rispettivamente di The Exploited, Discharge e Charged GBH), negli States si respirava un’aria differente.
Quello stesso anno, infatti, i losangelini Fear davano alle stampe la loro prima fatica in studio, dopo una gavetta iniziata già nel 1977 (l’anno d’oro del punk), nel quale si apprestavano a ridefinire il concetto di punk. Lanciati anche grazie alla forte amicizia con John Belushi (che, ahinoi, morirà nello stesso 1982), grazie al quale erano riusciti a comparire durante il Saturday Night Live dell’anno precedente, la band capitanata dal cantante/chitarrista Lee Ving riuscirà in questo modo a portare il suo debutto nelle case dei punkers californiani sempre affamati di novità.

Con l’iniziale Let’s Have a War si mette subito in chiaro come stanno le cose: la sua voce roca ma allo stesso tempo canzonatoria di Ving ci presenta tutti i tratti salienti dei Fear, che accoppiano testi goliardici carichi di ironia e umorismo nero, ma che a volte mascherano una sottile critica sociale, ad una musica a primo impatto sgraziata e senza fronzoli, che a un più attento ascolto presenta però tratti riconducibili a generi come blues e jazz. Ciò è anche riconducibile ai trascorsi del frontman (classe 1950) che accompagnò per brevi periodi musicisti blues di grossa caratura, BB King per fare un nome. Tornando al disco, in questo melting pot di generi, che a primo impatto parrebbe assolutamente improbabile, sono proprio canzoni come Beef Boloney (o “Bologna”, come a volte riportato) e New York’s Alright if You Like Saxophones, quest’ultima impreziosita di uno sgangherato sax che rievoca a tratti quanto già sperimentato una manciata di anni addietro dagli inglesi X-Ray Spex, alcuni dei momenti migliori dell’album, per non parlare dei deliranti testi che li accompagnano. Non mancano ovviamente momenti più tirati come We Destroy the Family e Camarillo, le cui linee vocali ricordano vagamente certe cose dei connazionali Dead Kennedys, per non citare I Don’t Care About You, arricchita di un ritornello semplice ed efficace che è diventato un po’ il motto dei Fear stessi e I Love Livin’ In The City, forse i due brani più noti della band. Ma in realtà tutto l’album dei suoi 27 minuti scarsi è degno di nota, godibile e graffiante da Let’s Have A War alla superba No More Nothing, ciliegina sulla torta di un album che vanta ancora una grezza freschezza strafottente nonostante la sua età.

I Fear sono tutt’oggi ancora attivi, nonostante sia il solo Lee Ving l’elemento costante nella girandola di musicisti che si sono apprestati a mantenere in vita questo progetto (da cui passerà per un breve periodo anche Flea dei Red Hot Chili Peppers), girandola che causò gravi deficit alla stessa produzione musicale della band, la quale darà alle stampe soltanto altri tre album, che però non riusciranno a replicare la genuinità del debutto. L’album sarà peraltro ri-registrato nel 2012 con scarsi risultati. Nonostante la scarna produzione e i problemi di line-up i Fear sono comunque riusciti a ritagliarsi un posto speciale tra le band di culto, con una folta schiera di estimatori illustri, per fare qualche nome: Scott Ian, che coi suoi S.O.D. omaggerà la band di Los Angeles riproponendo dal vivo I Love Livin’ In The City, oppure ancora Jeff Hanneman, Duff McKagan e Kurt Cobain.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
79 su 3 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Venerdì 9 Marzo 2018, 12.20.05
6
Non li ho mai cagati più di tanto, non so perché, dovrò recuperare, poi dirò la mia..
Galilee
Mercoledì 7 Marzo 2018, 17.14.13
5
Eh la pappa... devo proprio segnarmelo e ascoltarmelo. Bene bene.
Carlos Satana
Mercoledì 7 Marzo 2018, 16.06.38
4
Fra i più grandi album di tutti i tempi.
duke
Sabato 3 Marzo 2018, 19.09.20
3
band storica e fondamentale.....io avrei messo un voto ancora piu' alto!
Alex Cavani
Sabato 3 Marzo 2018, 12.24.04
2
Ok ,appena ricaricata la pagina ed è sparito quello che avevo segnalato ahah
Alex Cavani
Sabato 3 Marzo 2018, 12.23.25
1
Cavolo, questo non me l'aspettavo! Gran disco e bella recensione, con tanto di citazioni illustri (vedi X-Ray Spex)! Un album che ho ascoltato tanto nei miei "anni hardcore" e che ho rispolverato pochi giorni fa a proposito. I Love Livin' In The City l'avrò ascoltato un migliaio di volte, anche grazie a quella trashata di film che è "SLC Punk - Fuori di cresta". Voto che condivido in toto e album che tutti dovrebbero conoscere. P.S. Secondo me c'è un piccolo refuso nelle rece dopo il titolo di I don't care about you.
INFORMAZIONI
1982
Slash Records
Hardcore/Punk
Tracklist
1. Let's Have a War
2. Beef Boloney
3. Camarillo
4. I Don't Care About You
5. New York's Alright If You Like Saxophones
6. Gimme Some Action
7. Foreign Policy
8. We Destroy the Family
9. I Love Livin' in the City
10. Disconnected
11. We Got to Get Out of this Place
12. Flesh Flesh
13. Getting the Brush
14. No More Nothing
Line Up
Lee Ving (Voce, Chitarra, Basso su traccia 5)
Philo Cramer (Chitarra)
Derf Scratch (Basso, Cori, Sassofono, Chitarra su traccia 5, Voce su traccia 13)
Spit Stix (Batteria)
 
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