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Oceans Of Slumber - The Banished Heart
05/03/2018
( 2099 letture )
Una cosa è certa: gli Oceans of Slumber hanno un tratto distintivo notevole. La voce calda di Debbie Gilbert, atmosfere ampie e dilatate, richiami nascosti, oggettiva brillantezza generale e buonissimi spunti. Non sempre tutto funziona a meraviglia, non sempre tutto quadra e, occasionalmente, sentiamo cigolii e strutture non propriamente convincenti. Eppure… Eppure questa band riesce a catturare la nostra attenzione, spazzando via -a tratti- lo scetticismo iniziale.
Di cosa parliamo? Di una realtà ancora giovane, autrice di tre full-lenght (due con l’attuale front-woman) di spessore, non facili da seguire, nonché pervasi da un notevole senso di sregolatezza e irrequietudine.
Non si sta mai fermi, anche quando i ritmi sono cupi e pacati, e il progressive metal d’autore si trasforma in doom atmosferico (l’incipit di The Banished Heart). Il nuovo album della band texana è un compendium instabile ma sufficientemente ricco di idee: si inizia dal singolo/video The Decay of Disregard, che gioca con il sulfureo e lo rende appetibile sotto forma di costrutto prog/death, tra open chord e sfuriate in blast-beat come nel potente bridge, giocato su accelerazioni fulminee e vocalizzi eterei. Questa caratteristica ritorna in modo circolare nel sound degli ’Slumber che, specialmente nella title-track, fosca e vellutata, giocano con i nostri sentimenti e gli sbalzi di umore, regalando una triste atmosfera dark solo brevemente spezzata dalla accelerazione sulla tre quarti, che riprende un po’ il trademark degli ultimi lavori, così come influenze già palesate sul precedente Winter (2016), dove tocchi black si mescolavano con spezie a-la Opeth e massicce dosi di robusto prog metal. Insomma, coerenza e immagine, l’insolito che diventa logico, il nuovo che si sposa con influenze anni ’90.

Una delle peculiarità che più apprezziamo è senza dubbio la voce calda di Debbie Gilbert che passa con disinvoltura da registri alla Che Aimée Dorval (Casualties of Cool) a toni epico-drammatici, sorretti dai contro-canti growl del chitarrista Sean Gary. I colpi di scena non mancano, così come le lungaggini eccessive: l’opener, la title-track e altri episodi raggiungono un minutaggio elevato senza motivo, a differenza della strabordante Fleeting Vigilance che si apre all'insegna della dolce melodia per poi dilagare in fragori inaspettati.
Fuochi notturni e spasmi corporei: le luci prima dell’alba, l’arancione e il blu sommerso nella notte mesta. Fleeting Vigilance gioca con rallentamenti al limite degli Ahab, salvo poi inserire marce alte, doppia-cassa e riff aperti degni degli ultimi lavori solisti di Ihsahn. C’ sostanza: riff quadrati e schemi che saltano via in favore di stacchi improvvisi (non sempre ben calibrati), arpeggi e cupezza interiore. Il crescendo, animato da un riff assolutamente heavy metal e corroborato dal bellissimo assolo finale di Anthony Contreras, ci fa dimenticare le svirgolate, accompagnandoci nella tetra e camaleontica At Dawn.
Quando ci sono così tante influenze da gestire e giostrare spesso si inciampa nel caotico, nel già sentito o nella violazione dei codici prestabiliti. Ma in questo caso ci passiamo sopra volentieri, apprezzando la grinta, la voglia, la sperimentazione e le belle melodie messe in piedi dal combo americano. Anche At Dawn riesce a sfiorare la dolcezza gotica dei tempi che furono, con l’epicità oceanica dei mai troppo osannati While Heaven Wept, tra gli iniziatori di un piccolo sottogenere che proprio nella musica degli Oceans of Slumber risentiamo in più di un’occasione, soprattutto quando le stratificazioni si fanno importanti e le atmosfere si tingono di viola/nero, oscurandoci la vista e, a tratti, la speranza. Il riff che anticipa il bridge risulta forzato e le dinamiche caotico-isteriche si fanno fin troppo pressanti e oppressive, ma il risultato finale è comunque più che buono, grazie ancora una volta a un crescendo vocale da brividi e a un drumming variopinto e brutale, a opera di uno scatenato motore ritmico che risponde a nome di Dobber Beverly. Il finale ultra rallentato gioca con textures inedite e un groovy rifferama davvero niente male.

I due minuti e venticinque secondi di The Watcher partoriscono synth e modulazioni che spianano la strada ai due successivi episodi: la brillante Etiolation, che si apre con un pattern vocale quasi blues e la farraginosa A Path to Broken Stars, che ci svia aprendosi con un riff metallico di prim'ordine, salvo poi perdersi in un brodo ripetitivo che vorrebbe strizzare l’occhio al lato commerciale e easy del sound della band, soprattutto nella seconda parte del brano.
Her in the Distance recupera il concetto di intermezzo, trasformando i gelidi sintetizzatori in dolci note di pianoforte. Ed è ora della gemma, del pezzo che si distingue per classe ed emozionalità: la lunga e destrutturata No Color, No Light, dove per la prima volta sentiamo una toccante controparte maschile inserirsi perfettamente nel duetto vocale. Dramma che ci pervade, lentezza a vastità. Questa bella idea, seppur non originale, dovrebbe essere esplorata più spesso dagli Oceans, che si dimostrano particolarmente bravi anche nel tessere trame meno complesse e più emozionali.

Il finale è affidato a Wayfaring Stranger, rarefatta e solitaria. Piano, echi, voce e un pianeta fatto di sabbia e brezza notturna. Sipario chiuso, luci spente. Archiviamo questi 65 minuti di musica con un parziale sorriso, sperando che la band riesca a smussare angoli in futuro, cesellando il proprio suono e plasmando la materia a dovere. Per ora va bene così: le emozioni non mancano.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
75.2 su 5 voti [ VOTA]
Element
Martedì 22 Maggio 2018, 16.49.36
9
Ho ascoltato l'album 5 o 6 volte ma mi sembra abbastanza valido. Ci sono passaggi molto belli, intensi e in grado di emozionare. In alcuni momenti ho trovato un pò forzati i blast beat, ma ci può stare... probabilmente ci sono alcune cosed smussare, ma si parla comunque di un album interessante.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 19 Marzo 2018, 18.28.33
8
Album veramente bellissimo, come lo era già stato il precedente, se non migliore. La cantante ha una voce splendida e spesso diversa sui vari brani. Il songwriting decisamente sopra le righe, con alcune perle come la title track e No Color, No Light. Probabilmente ci sono delle imperfezioni e qualche passaggio non eccelso ma nell'insieme del disco, si nota poco. Belli anche i passaggi atmosferici, molto evocativi, come su The Watcher, Her in the Distance e Wayfaring Stranger. Il mio album preferito, al momento, assieme all'ultimo degli Atra Vetosus (qualcuno lo ha ascoltato?). Au revoir.
Miky71
Sabato 10 Marzo 2018, 19.47.19
7
Band veramente talentuosa ma deve comunque acquisire una propria personalità che, al momento, manca. Sono bravi, aspettiamo il seguito.
tino
Giovedì 8 Marzo 2018, 12.41.42
6
ho rimesso in macchina il precedente in attesa di decidermi se prendere anche questo, comunque tra i tantissimi pregi del gruppo stride il voler a tutti i costi emulare (copiare) i growl di akerfeldt in modo da opetizzarli al massimo e come ho detto prima una batteria troppo invasiva, ridondante, quasi fastidiosa con continue rullate in ogni dove oltre alle già citate accelerazioni in punti dove non servono a nulla.
Vittorio
Mercoledì 7 Marzo 2018, 10.44.40
5
Anch'io faccio parte della folta schiera di chi afferma "proposta molto interessante".
tino
Mercoledì 7 Marzo 2018, 9.01.17
4
E' un gruppo con un potenziale enorme, hanno una cantante con un timbro nero spettacolare, sono tecnicamente eccelsi e riescono a costruire melodie di altissima qualità. Ho il precedente lavoro dove le influenze opeth sono abbastanza evidenti ma spero che in questo album siano più rarefatte in cambio di una maggiore personalità. Sempre il precedente aveva il suo picco nella cover di night in white satin, purtroppo rovinata, deturpata da orribili (quanto inutili e fastidiose) accellerazioni in blast beat. Molto meglio la cover di solitude dei candlemass dove viene fuori il talento enorme di cammie gilbert.
Deris
Mercoledì 7 Marzo 2018, 8.42.19
3
Proposta molto interessante....
Valerio
Martedì 6 Marzo 2018, 22.42.56
2
Questo gruppo non lo conosco. Per curiosità ho ascoltato qualche brano su YouTube e l'ho trovato molto interessante. Ho spulciato le recensioni degli album precedenti e, mi sembra, che se ne parla bene, anche se deve ancora trovare una sua dimensione. Vedremo.......
Graziano
Martedì 6 Marzo 2018, 11.26.20
1
Arrivato ora il CD, ascolterollo stasera. Winter per me è un capolavoro, spero che anche questo mi trasmetta le stesse emozioni.
INFORMAZIONI
2018
Century Media
Prog Metal
Tracklist
1. The Decay of Disregard
2. Fleeting Vigilance
3. At Dawn
4. The Banished Heart
5. The Watcher
6. Etiolation
7. A Path to Broken Stars
8. Howl of the Rougarou
9. Her in the Distance
10. No Color, No Light
11. Wayfaring Stranger
Line Up
Cammie Gilbert (Voce)
Sean Gary (Chitarra, Voce)
Anthony Contreras (Chitarra)
Keegan Kelly (Basso)
Dobber Beverly (Batteria)
 
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