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Phil Campbell and the Bastard Sons - The Age of Absurdity
07/03/2018
( 1302 letture )
Ci sono poche band che hanno lasciato una traccia davvero indelebile del proprio passaggio e, tra queste, vanno sicuramente classificate i Motorhead. Non stupisce affatto, quindi, che dopo la morte di Lemmy, ogni nuova uscita che coinvolga o coinvolgerà uno dei due ex componenti del trio, sia attesa in maniera quasi spasmodica dai fans. Per quanto riguarda Phil Campbell, il chitarrista, dopo aver messo in piedi i Phil Campbell and the Bastard Sons -una band che può essere considerata come “Campbell & C.”, dato che i 4/5 della formazione sono composti dal Nostro e dai suoi figli- aveva già scaldato i motori con due EP comunque interlocutori, in attesa di un album completo. Album che giunge adesso.

In questi casi si può agire in linea di massima in due modi: o riproporre la formula usata per anni con la band ormai in quiescenza forzata, andando così sul sicuro e vivendo sostanzialmente di rendita quanto più a lungo possibile, o non farlo. O almeno: non in prevalenza. Ritornando alle proprie radici, ma inserendo vari rimandi al passato più o meno evidenti nel tessuto di The Age of Absurdity e stemperandoli con l’uso di un vocalist non troppo aggressivo come Neil Starr, Phil Campbell ha prodotto un lavoro più che dignitoso. Un CD che dipinge un quadro più vicino alla seconda fattispecie, evitando certo di buttare a mare lo spirito di Lemmy, ma senza sacrificare affatto il proprio. Agendo quindi da musicista indipendente quale adesso è, mettendo insieme undici canzoni che sono assolutamente rappresentative sia di quanto fatto, che di quanto si voleva e si vorrà fare, l’ex sodale del Sig. Kilmister ha confezionato un lavoro quantomeno godibile. Registrato in Galles tra i Rockfield ed i Longwave Studios sotto la guida di Romesh Dodangoda e rifinito presso i famosissimi Abbey Road Studios di Londra, The Age of Absurdity funziona in quanto è basato su elementi largamente rodati -hard rock, blues, rock’n’roll, heavy e rock a comporre una miscela stradaiola e accattivante- e ben suonati. Dopo l’apertura decisamente motorhediana di Ringleader, Freak Show porta in territori più anni 70 maggiormente in linea con la formazione da musicista di Phil, mentre Skin and Bones serve a mettere più in evidenza il cantante Neil Starr, non particolarmente aggressivo nelle sue interpretazioni. Con Gypsy Kiss, però, Phil e i suoi Bastardi mettono in chiaro di saper pestare durissimo; e sembra che dei Motorhead un po’ edulcorati rivivano per un po’, uso del basso compreso e voce a parte. Welcome to Hell è più rock’n’roll, poi Dark Days ci porta verso un blues indolente e polveroso che sembra il pezzo più adatto a mettere in luce Starr. A Dropping the Needle tocca il compito di riportare in alto il conto dei BPM e sono ancora una volta i Motorhead a restare in sottofondo. Step Into the Fire riporta il gruppo “sulla strada”, con suoni sporchi e avvincenti, così come Get on Your Knees, che però è più veloce, ma anche relativamente scontata. High Rule, ancora a sfondo blues, è la più marziale del lotto ed è la sezione ritmica -vero cuore pulsante del gruppo- a mettersi in evidenza prima di arrivare in fondo con Into the Dark, canzone che chiude con una nota di malinconia hard rock/blues un album che, nel suo complesso, è fatto invece per far restare sempre con l’adrenalina bene in circolo.

Buona prova da parte di tutti i musicisti, sezione ritmica in palla ed un cantante il quale, con il suo timbro chiaro, ma capace di forzare quando serve, rende anche le canzoni dal substrato compositivo molto vicino a quello dei Motorhead comunque ed opportunamente diverse da quelle del gruppo col quale siamo e saremo comunque portati ad identificare Phil Campbell per sempre. The Age of Absurdity è lontano dall’essere un capolavoro, tuttavia è un disco con un’idea di fondo. Magari non originale, eppure precisa, che mostra la capacità di svilupparla senza guizzi, ma molto correttamente e professionalmente. E senza che il tutto suoni solo come un “inciucio di famiglia” utile solo a far cassa per le spese di casa. Hard rock, blues, heavy, rock’n’roll; i soliti, vecchi, ingredienti. Un sapore conosciutissimo, alla fine, ma spesso basta sbagliare la quantità di una spezia per rovinare tutto. Qui, invece, sarà anche roba ruspante e non adatta ai palati fini, ma sazia e lascia satolli, e tanto.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
83.75 su 4 voti [ VOTA]
tino
Mercoledì 28 Marzo 2018, 18.08.22
9
Fatto bene?
tino
Mercoledì 28 Marzo 2018, 17.57.29
8
Bastards e' una citazione motoreddiana. Ho ancora la maglietta 1989 con dietro lo slogan bastards over Europe.
Raven
Mercoledì 28 Marzo 2018, 17.43.31
7
Dai, è chiaramente ironico
MIc
Martedì 20 Marzo 2018, 21.52.20
6
per carità... ironia, però a mio modo di vedere bastardo a un amico è un conto, bastardo a un figlio è come dare della prostituta, scherzando, alla propria madre.
Elluis
Mercoledì 14 Marzo 2018, 16.40.41
5
@Mic credo che sia un modo ironico ma amorevole per chiamare i suoi figli, un pò come quando si dà del "bastardo" ad un amico mentre si scherza, o quando certi artisti (anche quelli rap e hip-hop) nei concerti chiamano "motherfuckers" il proprio pubblico, non è in senso offensivo (a volte...) @Broken Arrow il tuo mi sembra un commento parecchio esagerato, il nome di Campbell fa certamente la differenza, e questo non si nega, ma il disco è comunque un buon album, come dice @Raven non sarà un masterpiece, ma è di sicuro meritevole. I miei pezzi preferiti Ringleader, Dark Days e Into the Dark. Per me un 85 ci sta bene.
Mic
Domenica 11 Marzo 2018, 20.22.21
4
Mi piace il buon gusto di chiamare bastardi i propri figli...
Broken Arrow
Sabato 10 Marzo 2018, 8.37.37
3
Visibili solo per la presenza di Phil, per il resto una band a dir poco mediocre, visti anche dal vivo, una palla mondiale, tutte le canzoni uguali, mai un guizzo, mai un riff memorabile....fra qualche mese nessuno si ricorderà più manco che sono esistiti, una scoreggia nel vento
Joe91
Venerdì 9 Marzo 2018, 11.49.01
2
Disco Hard Rock dell'anno per ora, per me. E dal vivo i brani rendono molto meglio comunque, e loro in generale spaccano davvero tanto!
Barry
Mercoledì 7 Marzo 2018, 14.44.12
1
Veramente un buon disco, sincero e sanguigno quanto basta. Non mi fa impazzire più di tanto la voce, avrei preferito un'ugola più graffiante, ma son piccolezze
INFORMAZIONI
2018
Nuclear Blast Records
Hard Rock
Tracklist
1. Ringleader
2. Freak Show
3. Skin and Bones
4. Gypsy Kiss
5. Welcome to Hell
6. Dark Days
7. Dropping the Needle
8. Step Into the Fire
9. Get on Your Knees
10. High Rule
11. Into the Dark
Line Up
Neil Starr (Voce)
Phil Campbell (Chitarra)
Todd Campbell (Chitarra)
Tyla Campbell (Basso)
Dane Campbell (Batteria)
 
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