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No Warning - Torture Culture
09/03/2018
( 312 letture )
Il Canada, fin dai tempi più antichi, ha da sempre goduto da parte dei "cugini" statunitensi di scarsa considerazione e stima (chi si ricorda del poco lusinghiero ritratto dei canadesi presentatoci in South Park?), vuoi per l'essere rimasti fedeli alla Corona britannica, vuoi per la consistente comunità francofona o, semplicemente, per il fatto che tutto sommato il Canada è un paese con molte meno gatte da pelare degli States e che quindi, diranno i maligni, le critiche mosse risultano puramente dettate da invidia.
Curiosamente questo isolamento etnico e culturale è in qualche modo applicabile anche al mondo della musica: a parte pochi eletti (cfr: Neil Young, Bryan Adams, Rush) gli USA hanno quasi sempre snobbato le formazioni provenienti dal territorio canadese, causandogli senz'altro vita difficile. Eppure a ben vedere il Canada ha ed ha avuto molto da offrire, si ricordino ad esempio una manciata di band che di certo non hanno nulla da invidiare ai tanto blasonati colleghi europei o statunitensi. Solo per rimanere in ambito heavy, ad esempio, abbiamo Anvil, Exciter, Annihilator, Infernäl Mäjesty, Voivod e chi più ne ha più ne metta. Negli ultimi anni vi è stata inoltre, con l'ondata di pop punk di fine anni 90/inizio 2000 (che peraltro colpì anche il Bel Paese), una fioritura di formazioni più o meno abominevoli di cui quelle maggiormente note, anche per chi non mastica musica più pesante di Avril Lavigne (o per chi non ne mastica affatto), sono senz'altro Simple Plan, Propagandhi e, non ultimi, Sum 41. Proprio il di questi ultimi produttore Greig Nori nel 2004 sarà dietro alla console del terzo (e, prima dell'uscita del qui presente, ultimo) album intitolato Suffer, Survive dei No Warning.
Sebbene le premesse non sembrino le migliori, i Nostri, formatisi in quel di Toronto già nel 1998, si presentavano col primo album omonimo (di tre anni successivo) suonando un hardcore punk che rievoca fin da subito la vecchia scuola statunitense (Black Flag, Minor Threat, Negative Approach) strizzando l'occhio anche agli storici conterranei (SNFU, D.O.A., The Subhumans), continuando poi sulla stessa strada pubblicando dopo un altro anno Ill Blood, dove venivano accorpati elementi più propriamente metal.
Dopo la pubblicazione del già citato Suffer, Survive che vedeva sonorità più orecchiabili con tanto di ritornelli in stile, guarda caso, Sum 41, i No Warning decidono però di sciogliersi nel 2005, per riformarsi a sorpresa otto anni più tardi.

Preceduto da un paio di sette pollici usciti tra 2013 e 2015, Torture Culture parte già dall'iniziale Headless presentandoci una band che ha definitivamente chiuso la parentesi più radiofonica, sfoderando maggior grinta e un sapore più metallico. Da subito si fanno notare le sgroppate metal in canzoni come Unreality, che paga un forte tributo agli Overkill, Like a Rebel o Animal, sebbene abbondino lungo tutto l'album momenti più cadenzati. In the City, Beyond the Law o Hell Realm, infatti, i cinque non premono mai completamente sull'acceleratore pur mantenendo comunque groove e potenza. Con un piede ben piantato nella tradizione più punk, i cinque si muovono continuamente su coordinate vicine a certo thrash ibrido, con un cantato graffiante ma potente e chitarre corpose, che concedono anche alcuni assolo lungo le composizioni. Anche la sezione ritmica si assesta sulla stessa andatura, lasciando comunque una certa libertà al basso che rimane sempre piuttosto marcato e riesce anche a ritagliarsi un suo spazio, come all'inizio di Alleys to My Mind. Non mancano momenti più variegati, come i ritmi sincopati e quasi rappati (diremmo à la Biohazard) di Beyond the Law ed altre sperimentazioni più discutibili: la lenta Sanctuary, che riecheggia Hero of the Day dei Metallica (già di per se non proprio un pezzo indimenticabile) risulta fiacca, anche per via dell'uso della voce pulita da parte del cantante.

Nonostante alcuni lievi intoppi, l'album scorre tutto sommato piacevolmente fino all'energica title track che chiude il lotto egregiamente. La proposta dei canadesi, per quanto comunque non innovativa al 100%, risulta vincente e soddisfa portando nello stereo una quarantina di minuti di punk thrasheggiante senza troppi fronzoli, cercando anche di osare soluzioni che si discostano dal punk più duro degli esordi ma che riescono quasi sempre ad integrarsi nello stile della band. Punto dolente si rivelano a tratti le linee vocali, che tendono fin troppo ad omogeneizzare le composizioni, rendendole non dissimili le une dalle altre se non fosse per la sezione strumentale. Sebbene non scevro da pecche, il lavoro si presenta comunque godibile e ben confezionato, confermando che la sbandata pop punk del 2004 era solo una parentesi momentanea, e che i No Warning di grinta e di voglia di mettersi in gioco ne hanno ancora parecchia.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
52 su 1 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Venerdì 9 Marzo 2018, 21.48.09
1
Conosco i loro vecchi lavori, niente male ma per me non hanno molto da dire, i pezzi cominciano TUTTI veloci e finiscono con parti più lente, 2 maron incredibili, almeno nei vecchi album ,qua non so...
INFORMAZIONI
2017
Last Gang Records
Hardcore/Punk
Tracklist
1. Headless
2. In the City
3. Unreality
4. Beyond the Law
5. Total Surrender
6. Hell Realm
7. Like a Rebel
8. Alleys of My Mind
9. Sanctuary
10. Animal
11. No Influence (From the Outside World)
12. Torture Culture
Line Up
Ben Cook (Voce)
Jordan Posner (Chitarra)
Matt DeLong (Chitarra)
Ryan Gavel (Basso)
Jesse Labovitz (Batteria)
 
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