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Byzantine - The Cicada Tree
10/03/2018
( 809 letture )
Con ritardo, riapriamo i nostri archivi magici e ci occupiamo finalmente del mostruoso The Cicada Tree, ultimissimo full-lenght dei Byzantine, approdati dopo un periodo indie alla leggendaria Metal Blade. Bene così.
L’ultimo nato in casa bizantina è senza ombra di dubbio un concentrato di metallo incandescente e istrioniche digressioni prog. Un bel mix di ciò che più ci rende felici e orgogliosi, insomma, senza sperimentazioni allarmanti, ma con tanta creatività e tanta voglia di dimostrare al mondo intero cosa sia realmente capace di fare la band.
Dopo un album incredibile come To Release is to Resolve (2015) superarsi pareva impresa decisamente impossibile. In termini prettamente musicali i due album si equivalgono, ma quest’ultimo riesce a stupirci maggiormente e a renderci assolutamente protagonisti della vicenda. Il concept è frammentato e non c’è un vero e proprio fil-rouge che leghi il tutto, quanto più una sensazione di armoniosa serenità compositiva, richiami speciali e note incandescenti.

Si parte con la terremotante New Way to Bear Witness, assalto power/thrash che si beffa dei tempi medi e accelera finché può, sciorinando riff taglienti, grandi melodie e assoli da incorniciare. Un inizio, un incipit con il botto: fuochi d’artificio anticipati ed esplosioni sonore. Non c’è spazio per i deboli né per gli indecisi, ma solo per indiscusso metallo tirato a lucido.
Una locomotiva impazzita ci stordisce e piega a suo volere durante le note ribassate e groovy di Vile Maxim, gradito ritorno al passato e alle influenze Lamb of God, mentre la band accompagna il tutto con prove strumentali di altissimo livello.
Una decina di minuti dall’inizio del viaggio sonico e siamo già palesemente soddisfatti e incantati: che sia questo il segreto della band americana? In sordina, preparano piatti gustosi e saporiti senza sbandierare ai quattro venti il loro stesso strapotere. Un pregio raro, ma totalmente riconducibile ai Nostri, che non si nascondono nemmeno quando interpretano cover kitsch e sfacciate come Moving in Stereo (dei The Cars), oppure lunghe suite dal retrogusto Townsend-iano (Verses of Violence).

La bravura del combo è su tutti i fronti, a trecentosessanta gradi. Non c’è punto debole o sbadiglio, nemmeno durante i saliscendi ritmico-melodici di Autumn Leaves, che gioca con la cupezza interiore e un andamento prog ondulato. Il leader maximo OJ Ojeda sforna la sua prestazione vocale più varia, coprendo un ampio spettro di sfumature: eclettismo in primis, ma tanta convinzione sulle note difficili di Map of the Creator e della memorabile e melodica title-track, dove si palesano maggiormente le influenze dei Queensryche, soprattutto vocalmente.
Interessante, dicevamo, la contrapposizione tra velocità e groove schiacciasassi posta in apertura, e subito smorzata dalle complesse architetture di brani come la sopracitata Map of the Creator e Dead as Autumn Leaves, controbilanciate dalla verve tout-court di Trapjaw (il brano più moderno del lotto) e The Subjugated, che richiama ancora una volta il passato remoto della band. The Cicada Tree rappresenta, ad oggi, il miglior album dei Byzantine e, considerando l’elevata qualità delle opere prodotte fino ad ora, non ci resta che gioire per cotanta grazia, calandoci senza remore nel loro sound cangiante ed elettrificato.
Non si sta fermi né si rispettano troppe dinamiche: dall’intro preparatorio di New Way to Bear Witness , agli arpeggi di Cicada Tree, passando per gli intermezzi solisti che pervadono quasi ogni composizione e la conclusiva cover in salsa thrash di Servitude (Fishbone). Un rollercoaster adrenalinico ad alti ottani, che spiazza i fan moderni e ammalia gli storici, conglobando e unendo al suo interno più anime senza mai sbagliare e, soprattutto, senza mai strafare. È tutto qui, rappresentato e riprodotto all'interno dei confini della musica heavy.

Will You Believe in a Different World?

Molti brani sono uniti fra loro, creando un importante e imponente stream sonoro ricco di influenze e bilanciato alla perfezione. Non c’è rischio di noia o abbandono, quanto più di tradizionale esaltazione casalinga, con i pugni alzati e il salotto ribaltato sottosopra: normale amministrazione e air-guitar obbligatorio durante le evoluzioni ritmico-dissonanti di Vile Maxim o le melodie solari di Verses of Violence che, a discapito del titolo, ci culla con atmosfere lussureggianti e un calore familiare quanto inaspettato. Il prog c’è e alberga in ogni composizione sotto forma di break, note, passaggi intricati ed evoluzioni di sorta (chi ha detto Incremental ?).

Per chi non conoscesse ancora la band, l’invito è più che mai quello di abbracciare questo lavoro. Farlo vostro nel più breve tempo possibile è l’unica speranza che avete di salvare i vostri usurati padiglioni auricolari. La buona musica non solo passa da qui, ma viene coltivata e omaggiata ad hoc, minuto dopo minuto, canzone dopo canzone. E ce n’è per tutti i gusti, non temete.
The Cicada Tree è semplicemente uno dei migliori esempi recenti di quanto L’heavy metal stia attraversando un periodo importante: in barba alla nostalgia che ci brama e ci trattiene, questo è uno di quei lavori destinati a lasciare il segno nel tempo e, con un po’ di pazienza, diventare un piccolo (commercialmente parlando) classico di genere. Inchino e riverenza: i Byzantine ci hanno messo al tappeto per l’ennesima volta, e forse questa è quella definitiva. Top album.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
81.57 su 7 voti [ VOTA]
Max2
Mercoledì 14 Marzo 2018, 15.28.37
1
Finalmente!! Album bellissimo, creativo, prog e heavy metal al top. Band straordinaria da sempre sottovalutata. Sono d'accordo: anche per me questo è il loro miglior album in assoluto.
INFORMAZIONI
2017
Metal Blade Records
Prog/Thrash
Tracklist
1. New Ways to Bear Witness
2. Vile Maxim
3. Map of the Creator
4. Dead as Autumn Leaves
5. Trapjaw
6. The Subjugated
7. Incremental
8. The Cicada Tree
9. Verses of Violence
10. Moving in Stereo (The Cars cover)
11. Servitude (Fishbone cover)
Line Up
Chris ''OJ'' Ojeda (Voce, Chitarra)
Brian ''Hendo'' Henderson (Chitarra)
Sean Sydnor (Basso)
Matt Bowles (Batteria)
 
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