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Mad Duck - Braggart Stories and Dark Poems
16/03/2018
( 338 letture )
Quanto è importante il testo in una canzone? In teoria molto, in quanto espressione diretta, a parole, di ciò che le note degli strumenti musicali impiegati in una canzone dovrebbero trasmettere. Tuttavia, spesso nell’heavy metal il testo è relegato in un ruolo marginale e nella voce assume molta più importanza il fatto che essa sia squillante, potente, piuttosto che ciò che trasmette attraverso il testo. Nella sua variante classica, infatti, l’heavy metal difficilmente (ovviamente per fortuna ci sono le dovute eccezioni) riesce a vantare testi di reale spessore, incappando sempre nelle stesse tematiche più o meno stereotipate, dall’epico/bellico, al fantasy, alla violenza nelle sue diverse forme e molto spesso le liriche mantengono un ruolo di secondo piano. Partendo da questi presupposti, i nostrani Mad Duck, all’esordio con questo Braggart Stories and Dark Poems, molto si distaccano dalla tipica heavy metal band, con un album nel quale anche i testi hanno il loro dovuto spessore, e questo va giudicato in quanto tale. Gran parte dei testi di Braggart Stories and Dark Poems è presa a piene mani da repertori di sicura garanzia, dal campo della poetica e più esattamente dai Dark Poems di Edgar Allan Poe, William Blake e Julius Madison Cawein, e di fatto metà delle canzoni proposte non sono altro che una loro versione musicata in salsa heavy metal.

Il cuore dei Mad Duck è formato dai fratelli, rispettivamente chitarrista e bassista, Luca e Stefano Primavesi. In formazione dal 2016, i due fratelli sono poi affiancati da numerosi collaboratori, tra i quali spicca il bravo Davide Merletto alla voce in ogni traccia, mentre per le altre canzoni si alternano due batteristi, il drum editor, un tastierista, un flautista e un altro chitarrista. Il sound è ruvido e potente, suona piacevolmente molto retrò, mentre la band inanella una serie di pezzi, composti dai due fratelli (in particolare da Stefano), convincenti con buona tecnica e buon piglio. Sul fronte Dark Poems, si distingue subito un brano come Tyger, che non è come si potrebbe pensare un omaggio alla vecchia gloria della NWOBHM Tygers of Pan Tang, ma deriva semplicemente dalla celebre The Tyger di William Blake. La trasposizione musicale è riuscitissima: un mid tempo tra il classic rock e l’heavy metal farcito di tastiere dal sapore seventies, che danno al brano un’apparenza brillante e vagamente mistica, che trova riscontro anche nel testo.

“Tyger tyger burning bright / in the forests of the night!”

È difficile non rimanere imbrigliati nella musicalità e nella piacevolezza del ritornello, anche grazie alle sue parole. Le stesse tastiere fanno capolino poi su Eldorado, che riprende invece uno scritto di Poe, mentre At the Sign of the Skull è più heavy, più cupa e l’immagine dell’oscura diligenza di nome “Tempo” descritta da Cawein si sposa con essa in modo naturale. Sempre tratta dallo stesso autore, City of Darkness porta invece delle suggestioni medievaleggianti, mentre Down Among the Dead Men, più rocciosa e aggressiva, rielabora la tradizionale canzone alcolica inglese.
L’altra faccia dell’album è invece rappresentata dalle Braggart Stories, canzoni più scanzonate e “spaccone”. Questa volta i testi sono originali, decisamente più vicini allo stereotipo heavy metal. È il caso della buona opener Renegade, dotata di un discreto tiro, consistente e rock fino al midollo, o la più dinamica, melodica e catchy The Lightning Thief. C’è poi la conclusiva Never Die, un inno al rock e all’heavy metal in un testo pieno di riferimenti ai più celebri titoli di canzoni e album che hanno fatto la storia del genere. Sicuramente nulla di originale, ma è sicuramente divertente andare alla ricerca delle varie citazioni e la canzone risulta essere il pezzo più heavy in senso stretto di tutto l’album, nonché uno dei più riusciti. Vera ciliegina sulla torta è però il penultimo pezzo, cover della famosissima soundtrack di Lo chiamavano Trinità, con i fan degli spaghetti western che qui non possono far altro che applaudire.

Che dire? Braggart Stories and Dark Poems è un buonissimo album contraddistinto da freschezza compositiva che permette di non annoiare praticamente mai, da una varietà che gli permette di andare a esplorare diverse sensazioni, da una tecnica adeguata e da tanto amore per il rock e l’heavy metal. Inutile dire che se si cerca l’originalità è meglio girarsi da un’altra parte, ma i Mad Duck ci mettono del loro con personalità nel riproporre per l’ennesima volta un sound classico, anche grazie a una produzione volutamente (anche se a volte forse fin troppo) ruvida. Valore aggiunto, come detto, sono i testi, perché nel caso dei Poems vale davvero la pena andare a recuperare lo scritto di riferimento e seguirlo mentre si ascolta la canzone. Un disco da non lasciarsi scappare, se si ama il classico, hard rock o heavy metal che sia.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
68 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
Autoprodotto
Heavy
Tracklist
1. Renegade
2. Tyger
3. Eldorado
4. City of Darkness
5. At the Sign of the Skull
6. Down Among the Dead Men
7. The Lightning Thief
8. They Call Me Trinity
9. Never Die
Line Up
Luca Primavesi (Chitarra)
Stefano Primavesi (Basso)

Musicisti Ospiti:
Davide Merletto (Voce)
Roberto Diana (Chitarra nella traccia 5)
Gabygiuliane955 (Flauti nella traccia 4)
Alios (Piano nella traccia 7)
Federico Foglia (Drum editor nelle tracce 1, 5, 7, 8 e 9)
Francesco La Rosa (Batteria nella traccia 2)
Andrea Space (Batteria nella tracce 3, 4 e 6)
 
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