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Ironthorn - After the End
18/03/2018
( 349 letture )
Provenienti dalla provincia di Agrigento, gli Ironthorn sono una giovane e promettente formazione dedita ad un heavy rock prettamente classico e senza troppi fronzoli. La loro è una storia recente, che li vede giungere oggi al traguardo del primo album ufficiale, autoprodotto e pubblicato nello scorso mese di novembre. Poche sono le informazioni che ci vengono fornite e che al momento sono reperibili sul sito ufficiale e sulla pagina social della band siciliana, che sembrerebbe guardare più al presente e al futuro che al proprio passato. Così non è chiaro per quale motivo ancora manchi un batterista in formazione e chi abbia suonato in quel ruolo sul disco. La line-up infatti si compone di soli quattro elementi: il cantante Luigi Pullara, dotato di un discreto timbro vocale, ma non ancora in grado di ergersi a luce guida o colonna portante del gruppo; i chitarristi Maurizio Liberto e Gabriele Misuraca, entrambi con una buona tecnica alle sei corde e tanto amore per i riff corposi e graffianti, ma allo stesso tempo melodici, tipici dell’heavy più classico e il bassista Eliseo Bonacasa, il cui operato sembrerebbe al momento nella norma.

Gran parte della curiosità, va ammesso, è dovuta all’artwork di copertina, a prima vista contrastante con la proposta musicale della formazione siciliana. Ma dietro a tale raffigurazione si cela un intero racconto a fumetti, proposto insieme all’album, utile a rendere più comprensibile l’ascolto e aumentare il nostro coinvolgimento. Una volta inserito il disco nel lettore, o nel nostro caso il jack delle cuffie nel portatile, veniamo guidati alle porte dell’album tramite la breve intro strumentale The End, dall’atmosfera piuttosto cupa. La prima vera canzone è Blind, un heavy rock grintoso e piacevole, che ci permette già di capire a grandi linee con che tipo di proposta abbiamo a che fare. Gli echi sono quelli di Iron Maiden -nel comparto riff- e Metallica -nel cantato- e da qui non si scappa, ma emerge comunque la buona prestazione di tutti i singoli, che rende questo il brano più rappresentativo e migliore dell’intero lavoro. Restando sui punteggi più alti, troviamo poi la malinconica e prevalentemente melodica ballad Arrow’s Place, che ci mostra una band capace di spaziare su più registri, non facendosi mancare un certo impatto emotivo. Un altro buonissimo brano è anche l’unico pezzo cantato in lingua madre. Torna in te, questo il titolo, è l’esatta rappresentazione di ciò che noi amanti delle sonorità più dure vorremmo trovare in tutti i brani delle cosiddette rock band italiane, le quali invece finiscono quasi sempre per rifugiarsi in facili contaminazioni pop. Canzone vera, seria e aggressiva quanto basta per meritarsi gli onori delle cronache. Purtroppo il disco non propone molti altri brani degni di nota, facendosi apprezzare giusto su un altro episodio, Eternity, dove troviamo ancora le chitarre sugli scudi. La pur parzialmente apprezzabile titletrack After the End, non convince appieno, mancando un po’ di sprint e mordente, così come The Concrete Man, mentre Breathless e Monkeys with Ties sono entrambe molto rivedibili.

A conti fatti, cosa rimane dunque? Una band dal buon potenziale e dal buon talento, soprattutto per quanto riguarda il reparto chitarristico, ma non ancora in grado di proporre un lavoro pienamente convincente. Tante le carenze, in generale a livello compositivo e nello specifico riguardo il cantato, sia per quanto concerne l’interpretazione che la “presenza”, con un Luigi Pullara da cui ci aspettiamo miglioramenti già a partire dal prossimo disco. La produzione ci appare nella norma e questo è un punto a favore. Le possibilità per farsi strada agli Ironthorn non sembrano mancare ed anche se al giorno d’oggi prendersi la scena non è certo facile, confidiamo che i quattro musicisti originari della provincia di Agrigento possano farcela, o perlomeno possano provarci.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
86.66 su 3 voti [ VOTA]
Flight 666
Lunedì 23 Aprile 2018, 17.51.24
2
Nella line-up di quest'album non è presente, probabilmente lo stanno ancora cercando e il disco è stato registrato con altri mezzi.
Ziltoid
Lunedì 23 Aprile 2018, 16.17.32
1
Ma suonano senza batterista o è talmente scrauso da non menzionare?
INFORMAZIONI
2017
Autoprodotto
Heavy Rock
Tracklist
1. The End
2. Blind
3. Breathless
4. Torna in te
5. Arrow’s Place
6. Monkeys with Ties
7. Eternity
8. The Concrete Man
9. After the End
Line Up
Luigi Pullara (Voce)
Maurizio Liberto (Chitarra)
Gabriele Misuraca (Chitarra)
Eliseo Bonacasa (Basso)
 
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