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Creedence Clearwater Revival - Cosmo`s Factory
19/03/2018
( 1614 letture )
Con il quinto album, uscito nel 1970, i Creedence Clearwater Revival finalmente raccolgono quanto seminato nel biennio precedente, dando alle stampe quello che sarà il loro maggior successo discografico nonché il miglior lavoro della loro purtroppo breve carriera, e a ragion veduta. Già, perché Cosmo's Factory è a tutti gli effetti il disco che più di ogni altro racchiude tra i propri solchi il CCR sound: il rock che da sempre li contraddistingue affiancato dal R'n'B, dal soul, dal rockabilly, dal country con qualche accenno pop e che sfocia anche nel paludoso swamp rock, mai celato tributo al blues nero nato nel delta del Mississipi; lo spaccato musicale e culturale di un'epoca breve ma intensa come poche altre.

Il titolo del platter si deve al loft, sito nella zona industriale di Berkeley, proprietà di Doug "Cosmo" Clifford nel quale i californiani avevano ricavato la propria sala prove e che -data la continua presenza dei musicisti al limite dello stacanovismo- lo stesso batterista aveva ironicamente ribattezzato "fabbrica": i Nostri, antidivi fino al midollo, lo immortalano nella copertina dell'album in cui si fanno ritrarre nel loro dimesso look durante una delle poche pause che si concedevano, e del resto il duro lavoro svolto dal quartetto attraverso ore di esercitazioni quotidiane li ripagò decisamente come si evince facilmente ascoltando ognuno dei loro album. Cosmo's Factory in particolare risulta un compendio di gemme eterogenee ma egualmente splendide: lo psychedelic rock di Ramble Tamble parte come un treno a vapore per poi rallentare come a giungere in una stazione e il bridge chitarristico è semplicemente incantevole nella sua semplicità, rivelando una semi-ballad centrale che verso il finale riacquista in crescendo la velocità iniziale, ricalcando lo stesso incipit già ascoltato: il tutto per 7 minuti di durata che però volano via in un attimo. Altro pezzo da novanta la scatenata Travelin' Band, in cui le chitarre e il drumming vorticoso rendono perfettamente l'idea della frenetica vita on the road di un gruppo rock; in netto contrasto invece Run Through the Jungle che tratta dello spinoso problema della diffusione di armi negli USA tramite un mood oscuro (una giungla di effetti sonori ricreata grazie a chitarra e piano) e appunto selvaggio nel suo inarrestabile incedere, pezzo a sua volta completamente diverso dalla solare e scanzonata Lookin' Out My Back Door, sulla quale risulta impossibile non farsi coinvolgere dal ritmo. L'inno Up Around the Bend ha un riff che non ha bisogno di presentazioni, tanto è divenuto famoso: anche qui John Fogerty oltre che alla sei corde, dimostra le sue capacità con una prestazione al microfono maiuscola, dimostrando una volta di più di avere un'ugola unica e inimitabile, dalla timbrica ispirata al gospel e potente come nessuna. Voce che si addolcisce in Who'll Stop the Rain, stupenda ballata folk velata di malinconia che vive di un arpeggio acustico che ha fatto storia, mentre il finale è affidato a uno dei brani migliori del lotto, quella Long As I Can See the Light baciata da un sinuoso assolo di sassofono ad opera di John che ha del commovente tanto è ispirato e sentito, davvero uno degli apici del platter. A questi capolavori si affiancano rivisitazioni di brani già proposti da artisti del calibro di Bo Diddley -da sempre fonte d'ispirazione per John Fogerty- o Elvis Presley (My Baby Left Me), anche se la più sperimentale è sicuramente I Heard It Through the Grapevine che rispetto alla versione di Marvin Gaye consta di un minutaggio assai più robusto e di una certa ruvidezza di fondo che la trasforma poi in una vera e propria jam session: qualcuno potrà obiettare che la bellezza di quattro cover su un totale di undici brani siano forse eccessive, ma è impossibile non notare come queste in realtà si sposino alla perfezione col contesto delle restanti tracce per cui la tracklist trae giovamento da esse facendo di Cosmo's Factory il capolavoro dei Creedence Clearwater Revival.

Assolutamente imprescindibile in ogni collezione che si rispetti questo LP è già di per sé una sorta di greatest hits, il sunto della musica più essenziale, sanguigna e profonda targata Creedence Clearwater Revival e di tutto ciò che li ha ispirati nella loro formazione artistica, forgiando il nome della band in maniera indelebile nel Grande Libro della Storia del Rock; Maestri di eccellenza cristallina.



VOTO RECENSORE
97
VOTO LETTORI
98.69 su 13 voti [ VOTA]
Kiodo 74
Mercoledì 1 Aprile 2020, 14.31.28
8
Questo è stato il disco che ho scelto per accompagnare il pranzo in famiglia di oggi..... Naturalmente in vinile perché il pranzo è sacro......non c'è niente di meglio che un piatto di polenta con salsicce e costine, una bottiglia di Montepulciano d'Abruzzo doc e i CCR da sottofondo..... Ma arrivati a Who'll Stop The Rain il volume è salito bruscamente e io moglie e figli tutti insieme a cantare in coro..... Che spettacolo! Ah comunque sarà scontato ma disco grandioso. Ossequi!
Fabio Rasta
Sabato 23 Novembre 2019, 12.43.15
7
Mi piace l'espressione di Rob Fleming al commento 2: "Fogertyzzazione". Complimenti x il neologismo. Loro x sempre nell'Olimpo della Musica! "..... OH!!!!.... Metti i CREEDENCE!!!".
GRC
Giovedì 3 Gennaio 2019, 19.39.41
6
Album da 100 e lode.
The Reaper
Venerdì 10 Agosto 2018, 14.31.01
5
Siamo rimasti solo in 5 (più il Recensore) ad aver ascoltato questo Album? Due casi: o è piaciuto veramente a pochi qui in Italia oppure quelli la cui giovinezza è stata scandita dai CCR (e dagli America, Eagles e compagnia bella) sono quasi tutti passati a miglior vita. scherzo chiaramente, ascoltatelo a tutto volume - questa musica orgogliosa nella sua apparente semplicità può coprire quel vuoto nell'anima scavato dalle produzioni cacofoniche e plasticose dei nostri tempi!
No Fun
Martedì 10 Aprile 2018, 12.36.44
4
D'accordo con la recensione e con i commenti. Gran disco, anche se preferisco il melmoso Bayou Country. Però Through the Grapevine, mi dispiace, ma ogni paragone con la versione di Marvin Gaye per me è improponibile. Ascoltare la voce soul di Marvin Gaye su questo brano bellissimo, pensando alla fine triste della sua vita, mette i brividi.
Metal Shock
Martedì 20 Marzo 2018, 20.05.18
3
Non posso aggiungere niente a quanto scritto da Rob sotto, quindi mi limito ad un....CAPOLAVORO!!!!!!!!!!!!!!
Rob Fleming
Martedì 20 Marzo 2018, 17.05.37
2
Su questo disco cercherò di essere quanto più ligio alle regole del politicamente corretto e del bon ton in tema di scritti via internet. Quindi mi limiterò a dire che QUESTO DISCO E' UNO DEI PIU' BEI DISCHI DELLA STORIA DEL ROCK! E' perfetto dalla prima nota all'ultima: John Fogerty canta come un dio; le cover subiscono una fogertyzzazione tale da pensare che siano frutto del suo pennino. Up Around the Bend, Travelin' Band, Who'll Stop the Rain sono immense; Run Through the Jungle uno dei massimi capolavori sulla guerra del Vietnam. Sulla famosa isola deserta, nella speranza di trovare l'elettricità, questo disco c'è. 100 (ed è poco)
Testamatta ride
Lunedì 19 Marzo 2018, 23.12.50
1
Mah, che vogliamo dire. Semplicemente uno dei più grandi album di tutti i tempi a mio modesto parere. La definizione data da Matocc di greatest hits della musica tutta mi è piaciuta moltissimo e calza alla perfezione. Io avrei dato tranquillamente 100, ma tanto il voto è relativo in questi casi. Un piccolo appunto su I heard it through The grapevine: credo che già la versione di Marvin Gaye fosse una sorta di Cover benché la sua fantastica incisione sia indubbiamente la più famosa e abbia regalato la notorietà a questo pezzo di clamorosa bellezza. Poi vabe, i Creedence Clearwater Revival ne han fatto un'apoteosi in musica.
INFORMAZIONI
1970
Fantasy Records
Rock
Tracklist
1. Ramble Tamble
2. Before You Accuse Me
3. Travelin' Band
4. Ooby Dooby
5. Lookin' Out My Back Door
6. Run Through the Jungle
7. Up Around the Bend
8. My Baby Left Me
9. Who'll Stop the Rain
10. I Heard It Through the Grapevine
11. Long As I Can See the Light
Line Up
John Fogerty (Voce, Chitarra, Piano, Tastiera, Sax e Armonica)
Tom Fogerty (Chitarra, Cori)
Stu Cook (Basso, Cori)
Doug Clifford (Batteria)
 
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