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Ghost Brigade - Guided by Fire
24/03/2018
( 566 letture )
“Idee chiare e occhi fissi sull’obiettivo”. Tra le massime che gonfiano il bagaglio (e i portafogli) delle schiere di pubblicitari, motivatori e mental coach di ogni risma e forma che imperversano nella società sempre più ostaggio dell’immagine del Terzo Millennio, quelle che consigliano un’attenta e meticolosa pianificazione del futuro come imprescindibile chiave del successo sono ormai diventate una stucchevole e fastidiosa epidemia, trasformando sconcertanti banalità in presunte pillole di saggezza degne al massimo di incartare cioccolatini o infestare le bacheche dei social network in un tripudio di cuoricini e smile tardoadolescenziali. Il rischio vero, volendo considerare “scienza” ciò che alla prova dei fatti è al massimo paccottiglia ben confezionata, è quello di creare una batteria di polli d’allevamento dediti a sfruttare al massimo i perimetri consolidati, bloccando la spinta verso quelle nuove frontiere e prospettive dai contorni non ben definiti che, dalla notte dei tempi, rappresentano la vera sfida per una specie che pure sfoggia il concetto di evoluzione tra le punte di diamante del proprio dna.

Tra i campi fortunatamente meno contaminati dal presunto prontuario del successo, la musica conserva la sua natura di roccaforte della libera espressione artistica, offrendo storie che si incaricano anche biograficamente di smentire le millantate mappe preconfezionate verso la celebrità. È questo il caso di un gruppo di ragazzi finlandesi che, poco più di dieci anni fa, ha deciso di ritrovarsi a scopo puramente ricreativo a margine dei propri impegni nelle rispettive case madri, senza alcuna velleità di trasformare le ore trascorse in sala prove in una potenziale scelta alternativa. A deporre apparentemente a sfavore di un progetto strutturato contribuivano inoltre le (eufemisticamente) poco coincidenti traiettorie delle singole militanze, in uno spettro sconfinato che andava dallo stoner dei Sunride del terzetto Julin/Suihkonen/Naukkarinen al death prog-psichedelico dei Paroxism di Ikanen, passando per il death doom dell’ospite d’eccezione Aleksi Munter (Swallow the Sun).
Nascevano dunque quasi inconsapevolmente, i Ghost Brigade e, ancor più a sorpresa, si sarebbero resi conto che l’apparente divertissement di una veloce demo autoprodotta nel 2006 stava solleticando a tal punto l’interesse delle label da trovarsene ben quattro alla porta, pronte a scommettere sulle prospettive del sestetto con annessa offerta di un contratto. Così, accasatisi presso la prestigiosa Season of Mist, i Nostri prendevano il largo per un viaggio che non ha mai conosciuto momenti di pausa, fino al ferale annuncio di una pausa a tempo indeterminato che quattro anni fa ha interrotto una carriera scandita da quattro tappe qualitativamente impeccabili, anche se purtroppo complessivamente (e immeritatamente) segnata da un relegamento nella dimensione della nicchia per non troppi devoti.

Il debutto dei Ghost Brigade sulle lunghe distanze è affidato a questo Guided by Fire, che nasce in realtà dal nocciolo delle quattro tracce della demo, ampliato da altri sei brani a comporre un platter solidissimo sul versante della scrittura e parimenti coraggioso sul fronte della sperimentazione. A un ascolto distratto o superficiale, in realtà, questo secondo aspetto potrebbe risultare di dubbia consistenza, nascosto o, per meglio dire, travolto dall’apparente uniformità di un involucro in cui la componente melodic death di scuola Insomnium e Amorphis sembra giocare un ruolo assolutamente preponderante. Addentrandosi invece nei meandri dei singoli episodi, ci si accorge che il paesaggio è molto più mosso di quanto non suggerisca la classica prima impressione. Senza peraltro arrivare a sostenere che i sacri canoni melodic death vengano davvero minati dalle fondamenta, allora, la sensazione è piuttosto che qualcosa non torni rispetto all’ortodossia in tema di atmosfere complessive, in più di un’occasione caratterizzate da quelle striature sature di malinconici abbandoni che hanno fatto la fortuna di Jonas Renkse e compagni, nella dirimpettaia Stoccolma. Nulla di plumbeo o anche solo particolarmente oscuro, in verità, ma nondimeno è come se una pioggia doom sottile ma incessante cercasse di penetrare attraverso le fenditure delle trame, finendo per trasfigurare almeno in parte il cuore tellurico dell’album alterandone potenza e giri motore.
L’arma (è il caso di dire) impropria di cui si dota la band in questo lavoro di ricerca è il cantato di Manne Ikonen, che, già più che a suo agio alle prese con lo scream d’ordinanza del genere, sfodera nelle parti in clean un sorprendente quanto raffinato timbro che possiamo tranquillamente collocare in un orizzonte grunge sul cui sfondo, nemmeno troppo in lontananza, si staglia nitida la sagoma degli Alice in Chains; certo, per apprezzare in pieno le potenzialità di un simile connubio sono altre le sedi più indicate (pensiamo a una Soulcarvers in Until Fear No Longer Defines Us o a una Long Way to the Graves sul più recente IV - One With The Storm), ma già in questi solchi si intuisce chiaramente come l’ugola di Ikonen fosse fisiologicamente destinata ad maiora, una volta varcata la soglia della contaminazione fra generi. Ad accompagnare il singer nel lavoro di rifinitura “malinconicamente elegante” delle tracce provvede la mano sapiente di Aleksi Munter alle tastiere, qui impegnato in chiave decisamente più minimale ma paradossalmente più in rilievo rispetto all’abituale cimento con Juha Raivio e soci, giocando in controcanto rispetto alla muscolarità sfoggiata dalla sezione ritmica e alla velocità a cui non si sottrae la coppia d’asce, ampiamente in grado di reggere il centro della scena quando viene chiamata in causa su rotte Dark Tranquillity.
Il risultato di questo virtuoso concorso di elementi perfettamente amalgamati tra loro è un album senza cadute di tono o di tensione, che sconta forse come unico difetto l’assenza della grande traccia, quella destinata a fare da traino nell’immediato e da gancio per i futuri fruitori. Dalle spire voluttuose e ad alto tasso di orecchiabilità dell’opener Rails at the River ai rintocchi di pianoforte che cristallizzano le atmosfere autunnali della conclusiva Deliberately, il percorso della tracklist è una visita magistralmente guidata nella cittadella melodic death, partendo dai quartieri centrali della forma più pura (Horns, Along the Barriers, Based on You), attraversando zone intermedie (Disgusted by the Light, la seconda metà di Autoemotive) per arrivare alle periferie, dove il contatto con una materia “crepuscolare” attutisce in parte carica e impeto (Hold on Thin Line, Away and There). E poi c’è lei, Minus Side, quasi in modalità sobborgo col suo tentativo di far incontrare Katatonia e grunge e per cui il viaggio fuori dalle mura vale davvero il prezzo del biglietto, soprattutto in vista dei fasti futuri.

Un prepotente sfoggio di maturità, una personalità in evidente affermazione, una mano capace di trattare con la dovuta attenzione materie ad alto rischio derivatività, Guided by Fire è l’album ideale per approfondire la conoscenza di una band che non è mai venuta meno alle impegnative premesse (e promesse) degli esordi. Se al recensore fosse concesso un desiderio o un auspicio, chissà che non possa materializzarsi, la ripartenza magari parimenti casuale di un progetto nato senza le pretese del successo; il precedente è incoraggiante, i Ghost Brigade possono sorprenderci ancora.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
Ferro
Mercoledì 28 Marzo 2018, 1.11.52
2
Ecco un gruppo di classe, di cui - a fasi lunari alterne - prediligo ora L’uno ora L’altro della tetralogia. Nelle varie recensioni e’ stato detto più o meno correttamente tutto sulla loro poliedricità e congerie di influenze contingenti. Eleganti, intensi, intelligenti...Mi mancate molto, tornate presto...Voto medio alla discografia 90.Vae victis! Ferro
Ferro
Mercoledì 28 Marzo 2018, 1.11.52
1
Ecco un gruppo di classe, di cui - a fasi lunari alterne - prediligo ora L’uno ora L’altro della tetralogia. Nelle varie recensioni e’ stato detto più o meno correttamente tutto sulla loro poliedricità e congerie di influenze contingenti. Eleganti, intensi, intelligenti...Mi mancate molto, tornate presto...Voto medio alla discografia 90.Vae victis! Ferro
INFORMAZIONI
2007
Season of Mist
Death / Doom
Tracklist
1. Rails at the River
2. Hold on Thin Line
3. Horns
4. Minus Side
5. Away and Here
6. Along the Barriers
7. Based on You
8. Disgusted by the Light
9. Autoemotive
10. Deliberately
Line Up
Manne Ikonen (Voce)
Tommi Kiviniemi (Chitarra)
Wille Naukkarinen (Chitarra)
Janne Julin (Basso)
Veli-Matti Suihkonen (Batteria)

Musicisti Ospiti
Aleksi Munter (Tastiera)
 
RECENSIONI
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ARTICOLI
04/12/2010
Live Report
AMORPHIS + ORPHANED LAND + GHOST BRIGADE
Estragon, Bologna, 26/11/2010
 
 
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