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Trust - Live Hellfest 2017
24/03/2018
( 915 letture )
Quando si pronuncia il nome dei Trust si va a toccare un pezzo di Storia e di memoria del Rock. Uno di quei gruppi che per i metallari francesi fanno parte di un mito nazionale, come per gli italiani lo sono Death SS, Strana Officina e Vanadium, per dire solo alcuni dei nomi -e sono tanti- che si potrebbero in ballo nell’occasione. Fondati nell’ormai lontano 1977 dal chitarrista Norbert “Nono” Krief e dal cantante Bernie Bonvoisin, i Trust hanno solcato gran parte degli anni 80 portando il loro hard rock fiammeggiante, unito ad una vena heavy primordiale molto vicina alla NWOBHM e punk, accentuata dai testi di aspra denuncia sociale, ai limiti dell’anarchia. Tutti conoscono la cover della loro Antisocial registrata dagli Anthrax su State of Euphoria, ma le hit realizzate nei primi anni sono potenzialmente tante. Scioltisi una prima volta già nel 1984 dopo aver pubblicato quattro album (due dei quali con Nicko McBrain alla batteria e uno con Clive Burr), i francesi hanno in realtà proseguito negli anni una carriera intermittente, ma comunque prolifica, fatta di EP e di altri tre album da studio, l’ultimo dei quali pubblicato nel 2008. Non sorprende quindi che in occasione del quarantennale della formazione del gruppo, gli organizzatori del celebre festival Hellfest invitassero i Trust per uno show celebrativo, che è stato registrato e pubblicato a stretto giro, come anteprima del nuovo album Dans Le Même Sang, in uscita a fine marzo.

Suonare davanti un pubblico di circa sessantamila persone dev’essere un’emozione unica al mondo. Se poi parliamo di un pubblico amico e totalmente schierato a favore, le cose diventano ancora più entusiasmanti. Il rumore provocato dalla folla è la costante della registrazione molto fedele e ruvida dell’esatto svolgimento del concerto, errori, feedback e tutto quello che può essere l’esibizione di una band formata da ex giovincelli che proprio dalle proprie prestazioni incendiarie ha tratto la maggior fama in patria e fuori. Certo, probabilmente Bonvoisin non ha proprio proprio la stessa estensione di un tempo, che lo portava ad essere uno dei più degni emuli di Bon Scott e Krief ha perso appena qualcosa in termini di pulizia di tocco, ma questo poco incide alla fine sul risultato finale, di fronte al trionfo di una band la cui musica resta così genuina, sparata in faccia, testimone e interprete di uno spaccato di Storia del rock che per tanti è ormai leggenda. Fortunatamente, la scelta di non alterare i suoni in studio consente di godere in pieno la potenza della band, che nelle battute iniziali tocca senza dubbio una intensità di propulsione degna di un gruppo heavy o punk se si preferisce. Il riffing sanguinoso e tipicamente hard rock di Krief e Diop scalda subito il pubblico, mentre nelle prime tracce la voce del buon Bernie è forse anche troppo alta nel mixaggio, sacrificando un po’ gli altri. Ma sono particolari tecnici di pochissimo interesse a fronte di una carica esplosiva encomiabile tanto da parte del singer quanto degli altri. L’Archange è un fiume in piena sul quale Bonvoisin si arrampica cercando di contenere la furia NWOBHM che prorompe dalle chitarre e altrettanto veemente è il giro basso/batteria che regge Marche Ou Crève, primo anthem sparato alla folla urlante. Come non esaltarsi per il riff gigantesco che apre Fais òu on Te Dit De Faire o per quello malandrino e strisciante di Au Nom De La Race che sembra quasi dei Nazareth? Quando arriva il momento di Le Temps Efface Tout col suo tipico andamento alla Thin Lizzy e un bell’assolo di Krief, è difficile non farsi coinvolgere da questi cattivi ragazzi ed arriva così una anteprima del prossimo album: Démocrassie è un inedito dall’evidente andamento rock/blues alla AC/DC condito da un assolo fluviale. Surveille Ton Look con i suoni campionati a fare da apripista ad un riff leggendario, ci riporta al 1984 e si rivela uno degli episodi migliori del disco, con un andamento fiero e carico che prepara ottimamente la strada all’ennesimo anthem, L’Elite, decisamente più veloce e aggressiva nelle ritmiche e ululante negli assoli di uno straripante Krief. Chiude il disco, come era facile intuire, l’apoteosi di Antisocial, cantata con tutto il pubblico a sugello di oltre otto minuti di cavalcata, tra punk e metal, inno al disagio urbano e alla non conformità alla spersonalizzazione imposta dal sistema economico consumista, con tanto di ospitata degli Anthrax sul palcoscenico, per chi sceglierà la versione DVD.

Live Hellfest 2017 è insomma una bella carrellata di successi per i Trust, suonati a mille davanti ad una folla in delirio che per un’ora sostiene il gruppo con un entusiasmo palpabile e venendo ricompensato da una gran bella prestazione dei cinque. C’è da credere che questo quarantennale sia stato davvero indimenticabile per la band e per il pubblico presente. Una carica di energia vecchio stampo, ma di fatto così radicata in un immaginario ben preciso da essere ormai senza tempo. Non è un caso se i Trust restano di fatto ancora oggi la rock band francese per eccellenza. Forse più bello da vedere che non da ascoltare, Live Hellfest 2017 con la sua genuina carica è un’ottima occasione per riscoprire questo gruppo, in attesa di un nuovo album che pare piuttosto meritatamente, molto atteso.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
89.6 su 5 voti [ VOTA]
mariner
Mercoledì 27 Maggio 2020, 16.07.40
7
Gruppo che meriterebbe qualche recensione in più per album come L'elite/Repression/Marche ou creve
Lele 12 DiAnnö
Venerdì 30 Marzo 2018, 12.22.42
6
Gran gruppo. I primi due album rientrano tra i miei dischi hard/heavy preferiti di sempre, poi da Marche Ou Crève cominciarono a calare. Naturalmente mi riferisco alle versioni in lingua madre, perché quelle in inglese non sono mai riuscito ad ascoltarle per più di qualche minuto. @warrior63: a proposito di live, molto bello anche Répression Dans L'hexagone.
GorgoRock
Giovedì 29 Marzo 2018, 21.36.57
5
Sempre seguiti, visti anche dal vivo. Hard rock sparato a mille, di buona fattura con un ottimo chitarrista "Nono" graffiante e veloce quanto basta. Grande il cantante (mi piace anche quando canta in francese) ottimo frontman. Come si dice sotto...."giovani adatevi ad ascoltare qualche album....e non ve ne pentirete". Le Mitard cantata in francese è una libidine.
rik bay area thrash
Lunedì 26 Marzo 2018, 11.33.44
4
Come già scritto dal buon @Rob Fleming, i trust sono uno dei più importanti gruppi hard rock made in france. Accostarli agli ac/dc è abbastanza naturale, ma questo non è demerito. L'unico appunto riguarda il cantato in lingua madre, che probabilmente ne ha limitato il seguito a livello mondiale. Però se si entra nel mood dell' espressione francese (che forse non sarà il massimo in ambito hard rock) i trust regalano buona musica con una carica dirompente. (Imho)
Rob Fleming
Lunedì 26 Marzo 2018, 10.51.45
3
I primi due album li ho adorati: testi cattivissimi, che però facevano riflettere (e per certi versi ancora attuali) e che messi in bocca ad un poco più che ventenne (cioè l'età che avevo quando li scoprii) mi facevano sentire molto alternativo: "Quelle sensation la destruction" (peccato che Préfabriqués non sia nella set list).
No Fun
Lunedì 26 Marzo 2018, 9.43.56
2
I Trust non potevano mancare nell'archivio, buona la scelta di presentarli con l'ottima recensione di un live, per farci capire quanto siano ancora amati e quanta sia la carica che ci mettono. Antisocial!
warrior63
Domenica 25 Marzo 2018, 12.48.52
1
Ma che bello risentire questo nome....I trust.. un pezzo di storia dell'hard di altri tempi..sicuramente meno tecnico ma infinitamente genuino.x me sono dei grandi..invito tutti i giovani a riscoprire i loro album..a partire dal Live Paris by night
INFORMAZIONI
2017
earMUSIC
Hard Rock
Tracklist
1. L'Archange
2. Marche Ou Crève
3. Fais òu on Te Dit De Faire
4. Au Nom De La Race
5. Le Temps Efface Tout
6. Démocrassie
7. Surveille Ton Look
8. L'Elite
9. Antisocial
Line Up
Bernie Bonvoisin (Voce)
Norbert “Nono” Krief (Chitarra)
Ismaila “Izo” Diop (Chitarra)
David Jacob (Basso)
Christian Dupuy (Batteria)
 
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